“Racconti Fotografici” Numero 147: intervista a Severino Tesio

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 147° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Severino Terio, buona lettura.

 

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Severino (Rino) Tesio, sono nato ad Alba (CN) il 20/04/1957

 

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Da piccolo ero un sognatore (come lo sono tuttora), i miei sogni cambiavano giornalmente. Dal calciatore al meccanico, al pilota di aerei. Non sognavo di diventare fotografo ma sono stato attratto molto presto dalla fotografia.

 

La prima foto che hai scattato?

La prima foto l’ho scattata con la vecchia Ferrania di famiglia, uno scorcio del mio paese innevato.

 

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

I grandi fotografi Magnum ovviamente ma anche fotografi come Salvatore Cinotta, e altri ritrattisti meno famosi.

 

Cosa non è per te la fotografia ?

La maggior parte dei selfie e delle migliaia di scatti banali che vedo ogni giorno

 

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Raccontare qualcosa, emozionarmi ed emozionare

 

Che cos’e` la curiosita`?

La curiosità è la differenza tra il guardare e il vedere

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Per anni ho fotografato per lo più paesaggi, poi mi sono appassionato molto alla ritrattistica e alla street, mi piacerebbe girare il mondo e fotografare luoghi e persone. (paesaggio, street e ritratti ambientati)

 

Qual e` il tuo prossimo progetto? 

Un viaggio fotografico in Scozia

 

 

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Sono stato per 35 anni fotoamatore, dopo essermi ritirato dalla precedente attività lavorativa ho aperto il mio piccolo studio fotografico.

 

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

La difficoltà maggiore è stata la transizione dal mondo analogico a quello digitale. Non ero molto amico dei computer e del loro linguaggio.

 

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

La frequentazione e l’amicizia con eccellenti fotoamatori di un circolo fotografico della mia zona e l’iscrizione ad un corso on line che si chiama IO FOTOGRAFO.

 

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto? 

La disposizione mentale a immaginare la scena prima che questa succeda o nel caso di un ritratto a fare lo scatto in testa prima che in camera.

 

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Entrare in empatia con i soggetti è fondamentale, mi piace dire che in un ritratto bisogna catturare anche l’anima.

 

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Devo ammettere che purtroppo, non mi sento uno stile cucito addosso. La mia curiosità mi porta a cimentarmi con passione in diversi generi fotografici che spaziano dal paesaggio, alla ritrattistica, allo still life fino alla street photography

 

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

Più che nel fotografare i problemi che riscontro sono nel fare apprezzare LA BUONA FOTOGRAFIA, e mi riferisco al mondo dei selfie che menzionavo sopra.

Il messaggio che cerco di trasmettere nel mio lavoro di fotografo “di paese” è che la fotografia, oltre che fermare un attimo, donare bellezza e gioia (un bel ritratto di un bimbo appeso in salotto) può essere anche un documento, una testimonianza del tempo in cui viviamo degli usi e costumi del momento ecc.

Inoltre la cosa grave è che moltissime persone conservano tutti i file su supporti digitali vari o addirittura nelle schede di memoria degli smartphone, rischiando di perdere tutto.

La fotografia diventa tale quando viene stampata, prima è nient’altro che un algoritmo.

 

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Un bellissimo scorcio panoramico con un gregge di pecore sullo sfondo. Qualche scatto con il teleobbiettivo, poi voglio avvicinarmi (era un altipiano sul mare in Toscana) e percorro circa 500 mt.

Quando sono ad una cinquantina di metri dal gregge, tre di quelle “pecore” mi corrono incontro con le fauci spalancate e la bava alla bocca: ERANO TRE PASTORI MAREMMANI!

Speravo che ci fosse il proprietario, ma a guardia del gregge c’erano solo loro.

Sono rimasto immobile, forse per un quarto d’ora, finche’ uno dei cani che credo fosse il capobranco si è lasciato accarezzare con un dito e in quel momento il sangue ha ricominciato a scorrermi nelle vene.

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