“Racconti Fotografici” Numero 159: intervista a Raffaele Livornese

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 159° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Raffaele Livornese, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Ciao a tutti, mi chiamo Raffaele Livornese, ho 49 anni e sono nato in Germania. Tornai i Italia insieme ai miei  genitori e vivo a Formia da ormai 37 anni. Sono sposato con la mia splendida moglie da 20 anni, anche se stiamo insieme da 30. Entrambi fotografiamo, anche se la passione si e’ riaccesa dopo aver iniziato a fotografare il mondo sommerso circa 9 anni fa.

 

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Da piccolo volevo fare l’astronauta o il pilota di aerei militari, un po’ come tutti i bambini in quell’epoca.

 

La prima foto che hai scattato?

Francamente non ricordo la mia prima foto, ricordo che ho fatto le prime foto a 10 o 11 anni con la reflex di mio fratello.

 

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Essendo prettamente fotografo subacqueo, i nomi sicuramente non sono noti ai più, comunque sono quasi tutti italiani, contemporanei ed anche miei amici, che hanno alle spalle una storia molto più lunga della mia.

 

Cosa non è per te la fotografia ?

Non è un lavoro, non è la ricerca di consensi o una sfida.

 

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Come detto prima, non è una sfida, tutt’altro. E’ relax, divertimento e conoscere.

 

Che cos’e` la curiosita`?

La curiosità è sicuramente la qualità migliore che si può avere, come in ogni attività, credo che non si smetta mai di imparare, ed essere curiosi delle foto di altri fotografi sicuramente ti porta a migliorare le proprie capacità.

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Le balenottere e le orche, che si possono incontrare in acque libere senza gabbie, che invece sarebbero necessarie per gli squali bianchi, e pertanto sono poco naturali.

 

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Forte della mia esperienza fatta un anno fa, vorrei tornare in Madagascar per approfondire la fotografia degli squali balena, enormi pesci ma totalmente innocui, che sono veramente belli.

 

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Beh, innanzitutto per fare la fotografia subacquea, bisogna essere subacquei. Quindi per prima cosa bisogna fare un corso per prendere un brevetto di primo livello. Poi con l’esperienza e tante immersioni si acquisisce una certa acquaticità ed il cosiddetto assetto neutro.Solo allora si  può cominciare a prendere in mano l’attrezzatura fotosub, che è molto più complicata da gestire che una normale fotocamera sulla terra ferma. Inoltre per fotografare certi soggetti, bisogna quasi sempre fare dei viaggi in determinati luoghi, in quanto il nostro mediterraneo non ne è fornito.

 

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

La maggiore difficoltà è stata sicuramente la gestione dell’assetto in acqua (solo chi fa il subacqueo può capire di che parlo), e la gestione dei flash subacquei per le foto ambiente.

 

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Sicuramente incontrare delle persone che mi hanno dato dei veri consigli, che non è facile oggigiorno incontrarne.

 

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Nella fotografia subacquea, come in genere nella foto naturalistica, bisogna avere sempre le antenne drizzate ed avere la capacità di prevedere un determinato movimento o evento. A volte si fanno le immersioni e si portano a casa zero risultati di una certa rilevanza, se non fai determinati incontri, le foto sono semplicemente dei ricordi senza alcun interesse particolare.

 

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Nel mio caso è piuttosto difficile instaurare un rapporto con il soggetto, soprattutto quando sono animali di piccola taglia. Alcuni invece percepiscono la tua presenza come non pericolosa e possono anche interagire.

 

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Il mio stile nella fotosub è stato influenzato soprattutto dal fatto di voler riportare ciò che vedo nella maniera più realistica possibile. Anche se spesso utilizzo degli accessori particolari per effetti visivi poco naturali, ma solo per evidenziare il soggetto dal resto del contesto.

 

 

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