“Racconti Fotografici” Numero 164: intervista a Leonardo Del Gaudio

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 164° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Leonardo Del Gaudio, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?
Mi chiamo Leonardo Del Gaudio, per gli amici Duccio, sono pugliese di Lucera (FG), ormai ho raggiunto la fatidica soglia dei settanta anni, attualmente sono in pensione da ormai dieci anni, sono stato un dirigente dell’Agenzia delle Entrate, sin da piccolo appassionato di fotografia, oltre che di musica e di computer.

Da piccolo cosa sognavi di fare?
Quando qualcuno mi chiedeva cosa vuoi fare da grande, rispondevo “il miliardario”

La prima foto che hai scattato?
Non ricordo con esattezza, ma sicuramente un panorama con molte nuvole

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché?
I grandi fotografi di panorami, nessuno in particolare

Cosa non è per te la fotografia?
La riproduzione fedele della realtà, perché la fotografia deve interpretare la realtà, non semplicemente riprodurla, altrimenti sarà sempre meglio l’originale che la copia.

Qual è la sfida di ogni scatto?
Appassionare e stupire l’osservatore. La foto non deve lasciare indifferente chi la osserva, deve suscitare sensazioni piacevoli, anche se non lancia un messaggio particolare.

Che cos’è la curiosità?
La continua ricerca dell’originalità

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?
Le immense distese americane, le montagne rocciose, ma anche i volti femminili

Qual è il tuo prossimo progetto?
Sono in pensione, non ho progetti particolari, sono sempre alla ricerca di paesaggi originali e di tanto in tanto faccio da docente in qualche corso di fotografia gratuito per principianti.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Dalla foto della domenica, passando per lo sviluppo e la stampa del bianconero analogico, alle diapositive a colori e infine al digitale con le reflex di ultima generazione e alla post-produzione

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
Nessuna in particolare, ma ho dovuto interrompere di fotografare con assiduità, dovendomi dedicare al mio lavoro, che mi è sempre piaciuto molto, tanto da assorbirmi moltissimo. Non appena in pensione ho ripreso a pieno ritmo.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?
Ho letto molto materiale fotografico, iniziando con le riviste specializzate e continuando con libri di grandi fotografi. Ultimamente ho potuto viaggiare molto anche all’estero, dove mi sono sbizzarrito nella ricerca di scatti particolari.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
Tanta pazienza, un pizzico di fortuna e moltissima fantasia

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?
In realtà non sono molto socievole con chi non conosco, ma cerco di essere il meno invadente possibile, assecondando la libertà di esprimersi dei soggetti da ritrarre.

Cosa ha influenzato il tuo stile?
Mi hanno sempre attratto i fotografi che davano molta importanza alla composizione dell’immagine e all’accoppiamento dei colori.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?
Ultimamente l’unico problema che riscontro è l’età che avanza e che prima o poi mi bloccherà del tutto, impedendomi di inoltrarmi nei boschi, nelle pinete, sulle alture ed oltre, alla ricerca di nuovi ed originali paesaggi, come ancora riesco a fare.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
Più che un aneddoto in particolare, mi capita spesso, quando sono in gita con un gruppo in paesi esteri, di farmi attrarre da scenari suggestivi e di isolarmi a tal punto che improvvisamente mi ritrovo solo, senza più il gruppo, che nel frattempo è andato via, spesso in posti sconosciuti in cui è difficile orientarsi per rientrare.

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