“Racconti Fotografici” Numero 178: intervista a Franco Spedale in arte Frankie

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 178° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Franco Spedale, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Salve a tutti , mi chiamo Franco Spedale ma tutti mi chiamano Frankie , da quando facevo il Dj. Sono nato a Noto in Sicilia e non mi reputo un fotografo (non lo sono … i fotografi sono altri) ma un appassionato di fotografia. Amo viaggiare e quindi ritrarre la vita per strada, immortalando momenti e persone. Sono un’autodidatta e come attrezzatura possiedo l’indispensabile, per poter esprimere con immagini in maniera quantomeno veritiera, ciò che di interessante la mia vista cattura. Quando viaggio lo faccio in maniera “indiana” .. leggero … portando con me solo cio che serve, vivendomi in pieno i luoghi e la gente che visito e che incontro.

 

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Da piccolo ? … sono tutt’ora piccolo e carico di sogni come all’ora . Sognavo di girare il mondo in treno, questo mezzo di trasporto mi ha sempre affascinato, mi piace guardare dai finestrini in corsa il mutare del paesaggio in poco tempo, soprattutto quando prima di un tunnel vedi il mare e la costa e subito dopo averlo attraversato prati e monti .. è una bella sensazione.

 

La prima foto che hai scattato?

La mia prima foto l’ho scattata in campagna ad un albero assieme a mio padre, che nonostante fosse geloso della sua piccola compatta mi  fece provare ugualmente. Dopo aver sviluppato il rullino constatammo che metà albero era venuto bene e metà coperto da un dito . Avrò avuto 10 anni .

 

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché ?

Per chi come me concepisce la fotografia come viaggio, non posso che stimare lavori come quelli di Steve McCurry, Woody Campbell, Ian Krishudds, tre fotografi diversi l’uno dall’altro . Quando ammiro le loro foto mi lascio trasportare dall’immaginazione e mi immedesimo in quell’attimo , scrutando magari gli occhi di un soggetto e cercando di capire cio che stia pensando in quel momento, oppure catapultandomi dentro un taxi immortalato mentre attraversa la strada di una metropoli , riuscendo a percepire i suoni , il caos , le voci e gli odori di una grande città . Per questo li reputo grandi professionisti … sanno trasmettere e raccontare ognuno a modo suo. Io non mi ispiro a nessuno in generale, neppure a loro, proprio perché come loro mi piace raccontare il mio pensiero visivo in maniera personale.

 

Cosa non è per te la fotografia ?

Premetto che amo “fotografare”,  che sia un oggetto o una persona poco cambia, ma credo che se non provo dentro me una certa emozione o non riesco ad immaginare nulla, non accendo neppure la relflex . Ripeto per me la fotografia è un viaggio, non per questo adoro la “ street photography “  e penso che no basti immortalare un soggetto e tutto finisce li ,  non stiamo parlando di natura morta.. no … la fotografia deve ” narrare ” con immagini e con parole. Quando si fa street bisogna capire cosa si sta fotografando, chiedersi prima un perchè e dopo aver scattato scoprirlo quel perchè , dialogando con le persone, scrutando con loro il luogo in cui ci si trova, immaginandolo coi loro occhi , ridendo o piangendo con loro. Tantissime volte mi è capitato, di vivere cosi umanamente certe situazioni, che alla fine ho persino dimenticato di scattare una foto , ma sono tornato a casa felice e con un tesoro immenso dentro al cuore. Sono convinto che per chi viaggia, la fotografia non è altro che un ricordo da custodire caro, piuttosto che un semplice souvenir

 

Qual e` la sfida di ogni scatto?

La sfida la intendo come traguardo finale , nel senso che quando poi rivedo l’immagine, mi deve poter ridare le stesse sensazioni che hanno provato i miei occhi prima di scattare … altrimenti avrò fallito. Questo non vuol dire che se una mia foto non piace a qualcuno ci rimango male , il risultato ultimo deve in primis piacere a me stesso, poi se ovviamente riesco a suscitare emozioni ad altri ne sono contento. Non scordiamo che nella fotografia come nella musica e nell’arte in generale la visione è strettamente soggettiva.

 

Che cos’è la curiosità?

La curiosità la definisco come un istinto utile per soddisfare un nostro desiderio quando guardiamo un oggetto o una persona o un panorama . Ci piace scrutarlo , studiarlo … conoscerlo a 360 gradi e immaginare un mondo attorno a lui .

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Ripeto “amo” fotografare quindi mi piace ritrarre tutto cio che sucita in me delle emozioni. Non mi sono mai prefissato nulla… la vita è cosi bella e varia, che ogni volta che esco con la mia reflex ho solo l’imbarazzo della scelta di cio che mi piacerebbe fotografare.

 

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Non mi piace pianificare a livello fotografico , il bello per me è cio che offre la giornata , esco di casa, mi emoziono e scatto. Spero però al piu presto di poter allestire una mia mostra personale ed evolvere il ricavato in beneficenza .

 

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Ripeto, non mi sento un fotografo , però di fasi ne ho passate parecchie per arrivare ad essere soddisfatto di me stesso come oggi. Una delle tappe piu belle è stata quando ho avuto modo per la prima volta di confrontarmi con chi la fotografia la intende in maniera diversa da me, prendendo spunto magari da idee nuove rispetto al mio modo di vedere le cose . Ovviamente in maniera reale e non virtuale sui social. Il rapporto umano sta alla base di tutto.

 

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso? 

All’inizio, avevo un concetto diverso della fotografia … volevo “fare” il fotografo , cercavo di impegnarmi a conoscere e capire tecniche varie … le piu disparate per potermi avvicinare ai livelli di alcuni professionisti che seguivo. Non ci riuscivo ovviamente o perlomeno non mi reputavo soddisfatto anche perchè cadevo nel tranello del “copia e incolla”. Ho capito così che la fotografia è anche libertà di espressione e  allora non mi sono più disperato e cerco di imparare l’indispensabile da chi è più professionale di me, per poi usare quell’indispensabile a mio piacimento e magari in maniera personalizzata. Ecco, la mancanza iniziale di originalità è stata uno degli ostacoli che ogni tanto facevano caopolino durante la prima fase del mio percorso fotografico che spero sia lungo e intenso.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Credo che l’attimo giusto in cui si debba scattare una foto deve comunque equivalere allo stesso momento in cui proviamo un’emozione, ovviamente se vogliamo trasmettere un qualcosa , altrimenti ogni momento vale l’altro .

 

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Il rapporto umano sta alla base di tutto , comprendere le emozioni di chi ci sta davanti  e miscelarlo a ciò che immaginiamo di perseguire, ci da l’opportunità di poter ottenere un buon risultato . Ovviamente interagire è una cosa primaria , le persone non sono oggetti o statue , vanno rispettate e ringraziate sempre. Alla fine ciò che conta davvero è l’emozione.

 

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Non penso di avere uno stile inteso come segno distintivo , amo molto variare così come varia sempre tutto ciò che ogni giorno ruota intorno a me. Ma forse una cosa che mi caratterizza un po è appunto questo mio essere camaleontico , questo modo di adattarmi a svariate situazioni e riuscire comunque a catturare emozioni belle o brutte che siano, sempre con la stessa intesnsità.

 

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

Forse far conciliare questa passione col resto della mia vita , il lavoro… la mia famiglia … non sempre tutto coincide ci vorrebbero due vite .

 

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Praticando generi fotografici come la street photography ci si imabtte spesso in situazioni molte volte piacevoli e altre meno . In una delle mie foto riportate in questo articolo ho ritratto un  ragazzo che si chiama Radu ed è Rumeno, lo conosco da un po di anni ormai. Per la festa dell’Infiorata di Noto è sempre presente e quello raffigurato nello scatto è il suo modo di vivere . Un incidente purtroppo lo ha privato di un braccio. Dopo aver scattato la foto mi sono avvicinato e mi ha ovviamente riconosciuto … gli chiesi come andasse e le sue parole sono state … ” gente si ferma solo per chiedere se braccio è vero così .. poi via ” … ! In pratica non gli davano un centesimo solo perchè pensavano che fingesse. Sono cose che fanno male .. giudicare solamente dalle apparenze è una cosa davvero stupida. Le persone sono sempre piu prevenute e diffidenti ed è una triste realtà. La fotografia aiuta anche ad avvicinare questi argomenti e a poterli approfondire meglio.

 

Per concludere vorrei solamente esprimere un mio ultimo pensiero rivolto a chi trascorre molto tempo sui social. Chi condivide le proprie immagini sui internet, deve avere la consapevolezza che tanta gente non apprezzerà i vostri lavori al contrario di altri che vi elogieranno. Condividete con immensa umiltà, solo per la voglia di trasmettere sensazioni e non per essere apprezzati. I social network non sono un punto di arrivo, ma solo un modo semplice e veloce per trasmettere di tutto, comprese le emozioni. Fuori vi aspetta un mondo reale pronto a confrontarsi con voi in maniera diretta e veritiera e soprattutto ansioso di essere immortalato. P.s. le foto più belle “stampatele sempre“   . Buona luce a tutti Frankie.

 

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