“Racconti Fotografici” Numero 193: intervista a Marco Barban

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 193° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Marco Barban, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Ciao a tutti sono Marco Barban, 29 anni e vivo nella provincia di Padova. Nella vita mi occupo del service di un’azienda padovana. Mi sono avvicinato “seriamente” alla fotografia circa 3 anni fa. Ad oggi è il mio metodo per staccare la spina; per evadere da un mondo che spesso non è all’altezza delle aspettative.


Da piccolo cosa sognavi di fare?

Da piccolo dicevo sempre che da grande sarei diventato un ninja! Questa è una domanda alla quale non saprei rispondere nemmeno oggi; proprio così, non so cosa voglio fare nella vita ma so perfettamente cosa NON voglio fare!


La prima foto che hai scattato?

Probabilmente con le “classiche” macchinette usa e getta da bambino. Ricordo che “rubavo” la reflex degli amici ad ogni occasione, finchè non decisi di comprare la mia prima macchina fotografica e da lì iniziai il mio percorso in questo mondo.


Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché ?

Ce ne sono veramente tanti! Dai maestri del passato a quelli più contemporanei. Uno su tutti è Enrico Fossati, amo le sue ambientazioni stile “fantasy”. Ogni suo scatto mi fa viaggiare con la mente.


Cosa non è per te la fotografia ?

Per me la fotografia non è la rappresentazione della realtà… Molti fotografi sono saldamente attaccati al concetto di realtà, ecco! Questa è una cosa che non mi appartiene. Personalmente vivo la fotografia come pura espressione della propria visione del mondo. Il mio concetto di fotografia è più vicino alla pittura, quindi ad una visione artistica del soggetto, che non alla “fotografia  tradizionale”.


Qual e` la sfida di ogni scatto?

Mostrare ciò che vedo io; come accennato sopra se veramente qualcuno volesse rappresentare la realtà avremmo una serie di immagini pressochè identiche del mondo. Io cerco sempre di dare un punto di vista differente, una sorta di “mia interpretazione”.


Che cos’è la curiosità?

Credo sia la “benzina” di un artista, quello che ti fa andare avanti, quello che non permette alla fiamma della passione di smettere di ardere.

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Da quando ne scoprii l’esistenza sogno di poter realizzare una foto nel Salar de Uyuni. Per me è ciò che più si avvicina alla rappresentazione del paradiso in terra.  E prima o poi sono certo che andrò a realizzare questo piccolo sogno.


Qual e` il tuo prossimo progetto?

Voglio addentrarmi nel “mondo” della ritrattistica e del reportage. Come nella vita non so bene cosa voglio fare, nella fotografia non ho ancora “deciso” quale ramo seguire, quindi sto cercando di esplorarli un po’ tutti…


Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Vedo amici che pur non avendo la minima nozione di fotografia, sanno “comporre” correttamente un’immagine semplicemente grazie al loro istinto. Come molti, non sono nato con particolari doti artistiche, disegno come un bambino di 6 anni e la mia calligrafia è rimasta invariata dalle elementari, quindi inevitabilmente alla base del mio percorso c’è lo studio.


Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Spesso la mia mente corre più veloce di quanto le mie gambe sappiano fare. Ho molti progetti in mente, ma per diverse problematiche mi rendo conto che al momento molti di essi sono pressochè impossibili da realizzare. Ma sono anche conscio che è solo questione di tempo ed “allenamento”.


Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Un’esperienza decisiva è stata la mia foto preferita, ovvero il temporale in piazza San Marco a Venezia. E’ uno scatto al quale sono particolarmente legato e dal quale ho appreso tanto. Durante una notturna a Venezia vidi dei lampi in lontananza dietro la Basilica di San Marco; decisi di restare lì sperando che il temporale avanzasse. Quella sera fui baciato dalla fortuna e portai a casa quello che ad oggi è il mio scatto preferito, una piazza San Marco unica, come non l’avevo mai vista prima! Passai ore sopra quella foto e con mia somma sorpresa quando la pubblicai, mi fecero notare le gru edili in lontananza; scoppiai a ridere! avevo passato tutto quel tempo ad esaminarla e mi era sempre sfuggito quel particolare, allora decisi di tenerla così, per ricordarmi che per quanto ci si impegni si può sempre fare di meglio!


Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

La capacità di prevedere gl’eventi ed ovviamente esserci! Quante volte ci siamo trovati davanti un tramonto stupendo del tutto impreparati? Quante volte durante un viaggio eravamo nel posto giusto al momento sbagliato? Nel mio caso spesso; da allora cerco sempre di pianificare al meglio le mie uscite fotografiche e di “farmi trovare sempre pronto”!


Cosa ha influenzato il tuo stile?

Credo di non aver ancora sviluppato un mio stile; però indubbiamente un punto di svolta nel mio approccio alla fotografia è stato il corso con Fabrizio Fortuna, ha letteralmente stravolto il mio approccio allo scatto ed alla postproduzione.


Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

Il tempo! Come cantava Ligabue: “ Quelli come me, si svegliano alle tre e dicono che i giorni sono corti” vorrei potermici dedicare maggiormente.


Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Nelle mie uscite notturne a Venezia sono solito arrivare lì con l’ultimo treno della sera verso le 22.40 e resto a vagabondare fino alle 7.00 del mattino seguente. Mentre gironzolo ascolto sempre della musica con le cuffiette che mi isolano da tutto ciò che mi accade attorno; qualche volta, preso dalle canzoni, improvviso dei balletti dal dubbio gusto estetico convinto di essere da solo, ma capita spesso che dietro di me ci siano dei turisti dei quali ignoro la presenza finchè non mi salutano ridendo sotto i baffi. Un saluto a tutti e ringrazio l’associazione Domiad Photo Network per quest’intervista.

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