“Racconti Fotografici” Numero 219: intervista a Giuseppe Bartuccio

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 219° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Giuseppe Bartuccio, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Ciao a tutti, sono Giuseppe Bartuccio, fotoamatore fin dalla giovane età. Amo la natura e gli animali, nel poco tempo libero a mia disposizione provo ad evadere dalla frenesia quotidiana andando alla ricerca di qualche scorcio che mi emozioni per immortalarlo.

 

La prima foto che hai scattato?

A 16 anni ho comprato la mia prima reflex, Yashica fx3 super 2000 ed ho iniziato a fare I primi scatti. Fotografavo tutto ciò che attraesse la mia attenzione.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Non mi ispiro ad un fotografo in particolare, ammiro Steve McCurry, e seguo alcuni fotografi contemporanei.

Cosa non è per te la fotografia ?

Non è un modo per guadagnarmi da vivere. Ho provato a farla diventare una fonte di reddito, ma preferisco di gran lunga la libertà di potermi esprimere senza vincoli, potendo scegliere quando, come e cosa fotografare.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

La sfida più grande è quella di trasmettere l’emozione che stai provando nel momento in cui scatti. Trasmettere qualcosa che vada oltre al semplice impatto visivo è la sfida più grande e non sempre realizzabile.

Che cos’e` la curiosita`?

La curiosità è il motore che ti spinge a studiare, ad approfondire e a cercare di migliorare di volta in volta. Un fotografo è anche un esploratore, sempre alla ricerca di nuove fonti di ispirazione.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Ho una lista infinita di luoghi da visitare e fotografare, ogni mese aggiungo almeno un luogo. La natura che ci circonda è meravigliosa, dobbiamo allenarci a vedere il mondo con il giusto sguardo. Anche dietro l’angolo di casa nostra possono nascondersi delle bellezze inaspettate.

Qual e` il tuo prossimo progetto?

A breve termine spero di poter realizzare un viaggio in Islanda a caccia dell’aurora boreale.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

L’amore per la fotografia può essere anche un percorso travagliato, con alti e bassi, come tutte le storie d’amore, ho avuto dei momenti nei quali ho trascurato la pratica fotografica anche per lunghi periodi, ma ho la certezza che questa passione mi accompagnerà per tutta la vita.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Le difficoltà sono quotidiane, da quelle tecniche a quelle metereologiche, l’importante è avere spirito di adattamento e non demoralizzarsi di fronte agli ostacoli. In buona sostanza è la metafora della vita.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Per cogliere l’attimo giusto è necessario essere preparati, sapere cosa aspettarsi, avere le giuste competenze tecniche e trovarsi nel posto giusto al momento giusto, preparazione e pianificazione.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Non ho ancora un mio stile ben definito, sono ancora alla ricerca della mia strada.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

La banalizzazione della Fotografia intesa come forma d’arte. La comunicazione di massa attraverso immagini spesso sminuisce quelle che devono essere le reali competenze, conoscenze tecniche e capacità per poter ottenere uno scatto degno di nota.

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