“Racconti Fotografici” Numero 224: intervista a Giuseppe Sorbo

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 224° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Giuseppe Sorbo, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Un saluto a tutti gli amici. Mi chiamo Giuseppe Sorbo, sono nato a Napoli 65 anni fa. Ho il diploma di geometra e come tale ho lavorato nel settore dell’impiantistica per la sicurezza occupandomi prevelentemente della progettazione e realizzaione di strutture blindate e controllo accessi di banche, gioiellerie ed enti militari. Per oltre 20 anni sono stato Responsabile del Sistema Qualità Aziendale ISO presso le aziende in cui ho operato. Sono un ufficiale in congedo col grado di Tenente del Servizio Automobilistico dell’Esercito (attuale Tramat). Sposato con due figli maschi ed uno splendido nipotino mio omonimo. Attualmente faccio il nonno e sono in pensione.

La prima foto che hai scattato?

Non ricordo la prima foto che ho scattato, ero un ragazzino di poco più 10 anni ed in occasione di una visita con la famiglia alla Mostra D’Oltremare di Napoli, presso uno stand mi feci regalare da mio padre la mia prima fotocamera, una reflex di fabbricazione russa “Lubitel II”, biottica con pozzetto superiore, in offerta fiera al modico prezzo di £.10.000; logicamente era priva di esposimetro e con tanto di “errore di parallasse”; ma funzionava bene, ne fui soddisfatto e comicia a studiare ed a capire i meccanismi dell’otturatore e diaframmi scattando le prime foto.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Quando iniziai a fotografare mi ispirai ad Andreas Feininger che per me è stato il primo maestro di fotografia, per le sue semplici teorie e ed il suo modo di vedere il mondo che ci circonda con “occhio fotografico”; anche H. Cartier Bresson mi piace molto ed ho visitato una sua esposizione qualche anno fa, nella mia città. Poi ci sono i “comuni mortali”: fotografi prefessionisti locali da cui c’è tanto da apprendere e che ho avuto modo di conoscere ed apprezzare, come l’amico Oreste Pipolo noto come il fotografo dei matrimoni, ormai non più tra noi, ma un vero genio di creatività fotografica. Ultimamente sto seguendo anche il fotografo Scataglini Marco.

Cosa non è per te la fotografia ?

La fotografia non è per me la classica foto ricordo; prima ero costretto a farle perchè ero il fotografo di famiglia; ora le lascio fare agli altri…sono tutti così bravi con gli smartphone, e magari mi limito a rientrare nell’inquadratura di un gruppo dietro una torta o davanti ad un panorama.

Qual e` la sfida di ogni scatto?
Quando scatto una foto, se mi rendo conto che sto realizzando qualcosa di veramente interessante, provo una forte emozione che cerco di gestire nel migliore dei modi per ottenere un risultato ottimale anche se le condizioni ambientali sono poco favorevoli; sperando poi di riuscire a trasmettere anche ad altri tale emozione.

Che cos’e` la curiosita`?
In fotografia la curiosità è scoprire attentamente il mondo che ci circonda, quel mondo che solitamente non osserviamo, ma guardiamo distrattamente: i particolari di un soggetto a volte possono risultare interessanti, e non solo dal punto di vista fotografico, più di tutto il soggetto stesso osservato ed inquadrato nel suo insieme.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
Mi piacerebbe fotografare tutto ciò che non ho potuto fografare in passato; a volte capita di trovarti al posto giusto nel momento giusto e purtroppo non hai la possibilità di fare quello che poteva essere lo scatto sensazionale.

Qual e` il tuo prossimo progetto?
Realizzare un bel libro fotografico per il mio nipoino Giuseppe Sorbo junior.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Dopo le prime esperienze con la biottica reflex, appena cominciai a lavorare acquistai un Olymus OM1 e con i meccasimi di questa fotocamera manuale cominciai a muovermi più agevolmente; mi perfezionai con una Nikon FE2 per poi approdare al digitale…a piccoli passi, gradualmente. Il vero traguardo credo di avrlo ragginto con la Nikon D300 corredata di ottiche professionali di grande qualità; dalle mie parti si dice “sono gli attrezzi che fanno il mastro”. Per praticità la mia attuale fase di fotografo mi vede operare con sistema Fujifilm serie X.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
Poche; qualche volta mi hanno perso dei rollini portati in laboratorio per lo sviluppo e stampa. Uno di questi era un servizio fotografico di un battesimo per conto di un amico. Per il resto ho sempre cercato di risolvere i problemi da solo come autodidatta.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?
Ho avuto varie esperienze decisive: la scelta giusta dell’attrezzatura adeguata alle proprie esigenze ed al proprio stile fotografico, i contatti sui social seri dove le critiche fatte da esperrti, anche se soggettive e a volte non condivise, sono comunque costruttive se analizzate attentamente; attività sul campo con lo scopo di migliorare nelle proprie realizzazioni analizzando anche le tante foto sbagliate e valutando gli errori commessi: un fotografo bravo non è quello che non sbaglia mai, è quello che impara dai propri errori e poi   vale sempre la regola dei “3 su 36” dei tempi della pellicola: non tutte le ciambelle riescono col buco.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
“Occhio fotografico” e fotocamera pronta all’uso senza farsi confondere delle tantissime funzioni, menù e programmi che esse dispongono: preferisco usare le i comandi essenziali esterni ai menù e gestibili in modo manuale: ghiere per diaframmi, tempi, ISO, sovra e sottoesposizione.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?
Evito di farle sentire “spiate” dallo sguardo dell’ottica, cercando di distrale in modi diversi e cogliendo con lo scatto le loro espressioni più spontanee e naturali.

Cosa ha influenzato il tuo stile?
La passione per per la storia, i viaggi, per l’archeologia e l’architettura che mi ha portato a visitare luoghi famosi o insoliti cercando di riprenderli con inquadrature divesre da quelle comuni ed evidenziandone i loro particolari più significativi.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?
Con le nuove fotocamere pochi problemi, i veri problemi sono dovuti a situazioni ambientali estreme. Io uso poco il flash ed ho ottenuto lo stesso risultati soddisfacenti.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
Una volta al MANN ebbi un discussione con una signora che non voleva farmi fare delle foto solo perchè avevo un attrezzatura professionale; io stavo scattando foto senza l’utilizzo del flash e senza cavalletto, come da regolamento. Un’altra volta, nel sito archeologico di San Lorenzo a Napoli, un guardiano mi pedinava continuamente, mentre altri visitatori fotografavano tranquillamente…forse voleva una mancia? Invece, all’uscita del Chiostro Maiolicato di Santa Chiara fui fermato all’uscita perchè avevano visto dalle telecamere di sorveglianza del sito che avevo scattato molte foto.

 

 

 

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