“Racconti Fotografici” Numero 230: intervista a Barbara Trincone

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 230° edizione , oggi intervistiamo la fotografa Barbara Trincone, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Ciao a tutti, mi chiamo Barbara Trincone e sono una fotografa professionista, specializzata in ritratti di gravidanza e di neonati.

Spinta da un vecchio amore, mi occupo anche di fotografia legata alla sfera della musica.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Come nei migliori cliché, da bambina sognavo di fare la cantante. Dai 16 ai 30 anni circa ho anche fatto parte di un paio di band rock (più avanti ho capito che non era quella la strada giusta per me) e ho aderito ad un progetto di musica sperimentale nel quale suonavamo esclusivamente musica scritta da noi… insomma, c’è sempre stata un’esigenza espressiva.

La prima foto che hai scattato?

Scattai la mia prima foto nel 1995. Il soggetto era una mia amica, che posava di fronte al tipico panorama napoletano: il mare. Cercai di catturare i colori del tramonto controluce, senza avere la benché minima idea di come funzionasse una macchina fotografica. In mente mia sapevo perfettamente cosa volevo. Ovviamente, dato che ero ancora una novizia, mi riuscì malissimo.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché ?

Ce ne sono tantissimi e di vario genere; dai grandi nomi del passato come Pen, Newton ed Avedon, al Signor Giovanni Gastel, che ammiro per la sua incredibile eleganza nei ritratti, Danny Clinch che riesce a ritrarre i grandi nomi della musica mondiale con una semplicità disarmante, Ferdinando Scianna per come riesce a raccontare la vita, e veramente molti altri, ognuno per una diversa peculiarità.

Cosa non è per te la fotografia ?

Scattare senza avere in mente un immagine precisa, un progetto, un racconto. Ma soprattutto, non avere qualcosa da dire.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

La più grande sfida per me è rimanere me stessa continuando comunque a sperimentare. Il mio obbiettivo è quello di rendere il mio lavoro riconoscibile, scegliere un aggettivo che mi rappresenti e far si che la foto lo esprima. Questo richiede grande sforzo ed in primis un pensiero fotografico, cioè usare la fotografia come mezzo per rappresentare un concetto o una filosofia di vita.

 

Che cos’è la curiosità?

La curiosità per me è sempre stata un motivo per  cercare nuove strade e nuovi orizzonti. Non mi è mai piaciuto fermarmi alla prima soluzione disponibile. Ho applicato questa caratteristica anche al mio lavoro, ed ancora tutt’oggi continuo a sperimentare per trovare il modo più adatto a me per lasciare la mia impronta su ogni mia fotografia. Studiare i progetti degli artisti che ammiro di più, provare io stessa attraverso vari tentativi come ottenere l’angolazione giusta… sono molti i metodi per ottenere il risultato. Tuttavia ritengo che un requisito fondamentale della curiosità sia non temere l’opinione diversa dalla propria, poiché senza attingere da più fonti è impossibile avere una visione completa del quadro.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Mi pacerebbe continuare sulla strada su cui sono adesso. Il mio rapporto controverso con la maternità, infatti, mi fa profondamente amare ciò che faccio. Incontrare costantemente donne in attesa mi da ogni giorno un nuovo stimolo ed opportunità di confronto, ed ogni sessione scopro qualcosa di nuovo, di sorprendente e straordinario nella sua normalità…

La gravidanza è qualcosa di misterioso, atavico, che non so spiegare bene a parole. Per questo, lo fotografo.

Qual e` il tuo prossimo progetto?

La mia ambizione è fotografare tutte coloro che entreranno nel mio studio in un ritratto di nudo. Questo mio desiderio non è solo dovuto allo stigma che si è creato attorno a questo tipo di fotografia, ma soprattutto perché ritengo affascinante ritrarre la forza e al tempo stesso la vulnerabilità che nasce nel soggetto quando è privo di qualsiasi scudo. Nel gesto di spogliarsi, le donne che fotografo si liberano di ogni barriera e, in quei momenti, è possibile vedere le emozioni nude e crude come sono. E’ un tipo di fotografia che molti considerano volgare, ma che in realtà è capace di mettere in mostra la parte più naturale delle persone. Vorrei raccogliere tutte queste immagini nell’arco degli anni. È un progetto a lungo termine, potrebbe durare una vita intera. Staremo a vedere.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Ho cominciato con leggerezza, studiando un pò da autodidatta. Subito dopo, ho capito che era qualcosa che mi piaceva veramente moltissimo e mi sono iscritta ad un corso di fotografia pubblicitaria per padroneggiare le tecnica. Lì mi hanno insegnato molto di più; mi hanno insegnato a pensare con la mia testa ed andare oltre le mode. In principio mi sono appassionata e dedicata alla fotografia still Life, collaborando anche con agenzie pubblicitarie per la realizzazioni di siti internet e e-commerce, poi mi sono appassionata al ritratto, e questo mi ha portato al ritratto di donne in gravidanza

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Tante e nessuna. Il più grande impedimento spesso siamo noi stessi ed il pensiero di non farcela. Poi essere una donna di estrazione sociale modesta nel sud Italia, l’aver scelto un lavoro che fino a 20 anni fa era un mondo dominato prevalentemente da uomini… diciamo che non è stata proprio una “passeggiata”.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Senza dubbio le persone che ho incontrato durante il mio percorso di istruzione  hanno determinato molte delle mie esperienze decisive. Mi hanno dato la possibilità di confrontarmi ed inserirmi in alcuni circuiti che mi hanno permesso di prendere le giuste decisioni per crescere ed affermarmi professionalmente.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Alcune delle caratteristiche fondamentali sono la pazienza, l’empatia, avere le idee chiare ma sopratutto avere padronanza della tecnica, che permette di essere veloci nel cogliere l’attimo.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Essendo di natura socievole, il più delle volte non ho problemi ad instaurare un buon rapporto con i miei clienti. Per questo semplicemente lascio che tutto scorra in maniera naturale. Ovviamente con alcune persone c’è più affinità rispetto ad altre, con alcune ci divento proprio amica, ma ad ogni modo cerco sempre di creare un rapporto amichevole, rimanendo comunque professionale.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

La ricerca della verità.

Ritrarre persone che non sono abituate a posare significa saperle mettere a proprio agio. Voglio che si lascino andare, che dimentichino che sono lì a fotografarle. Voglio vederle per quello che sono veramente, nella loro intimità, fragilità e vulnerabilità ma allo stesso tempo voglio che si sentano al sicuro in uno spazio protetto. E’ questo il motivo per il quale scelgo un illuminazione che lasci libero il soggetto di avere “libertà di movimento”; do sempre delle indicazioni nelle pose per non lasciare spazio all’imbarazzo di non saper cosa fare, scatto sempre con lo stesso obiettivo così da mantenere concentrazione e fluidità nel lavoro se proprio ho bisogno di cambio ottica, lo monto su un altro corpo macchina per essere più veloce.

Dunque, lo stile che ho scelto è quello del reportage. E questo mio gusto per il reportage mi porta spesso a scattare ritratti in riva al mare, spesso scegliendo una post-produzione in bianco e nero.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?

Lo scetticismo.

Molti sono veramente riluttanti nel farsi ritrarre, come se la fotografia fosse qualcosa di stupido, di inutile. Questo mi capita fortunatamente di rado con i “futuri papà” o con uno dei genitori non d’accordo sul servizio newborn. Mi piacerebbe fargli capire che mi stanno pagando affinché io possa creare dei ricordi eterni e se non sono collaborativi e vivono male questo momento gli unici a perderci saranno loro, in quanto nel riguardarsi ricorderanno solo che brutta esperienza e quanto scocciante sia stato quel momento. Quindi ripeto sempre la stessa cosa: rilassatevi e divertitevi.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Eheheheh, mi arrivano messaggi di tutti i tipi; alcuni veramente esilaranti, altri veramente PREOCCUPANTI.  Mi è capitato una volta una signora che mi ha chiesto delle informazioni sulla fertilità (per il vostro bene, rimarrò sul vago), un’informazione che ogni fotografo di maternità dovrebbe sempre saper dare, è risaputo.

Che cosa straordinaria è l’umanità.

 

Grazie per l’intervista, è stato un piacere avere la possibilità di raccontarmi.

 

 

 

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