“Racconti Fotografici” Numero 249: intervista a Saimon Savini

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 249° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Saimon Savini, buona lettura.

 

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Saimon Savini, ho quarant’anni e vivo in Toscana. Faccio il fotografo di professione dal 2013, ma ho sempre coltivato la passione per la fotografia sin da quando ero piccolo.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Da piccolo il mio sogno più grande era quello di lavorare col mondo naturalistico, che mi ha sempre affascinato. Ho coniugato questo sogno con la passione per la fotografia, che mi permette di immortalare il mondo animale e naturale in tutto il suo fascino.

La prima foto che hai scattato?

La primissima foto che io abbia mai scattato è stata fatta quando avevo sei anni con una macchina polaroid istantanea. Scattai una foto alle galline di mio nonno: inconsapevolmente quella foto è stato l’inizio di un lungo percorso.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché ?

Il fotografo a cui mi ispiro è Joel Sartore, creatore del progetto per National Geographic Photo Ark, perché trovo il suo progetto di creare un archivio fotografico di tutte le specie animali, soprattutto quelle in grave rischio di estinzione, un’idea intelligente, brillante e soprattutto utile.

Cosa non è per te la fotografia ?

Per me non sono fotografia tutte le foto che sono pesantemente editate o modificate in maniera invasiva da ciò che era lo scatto originale. Lì si passa,secondo me, n un altro settore che è la grafica.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Per me la sfida di ogni scatto è cercare di immortalare per sempre un determinato momento del tempo, che sia il più possibile rappresentativo del momento stesso.

Che cos’è la curiosità?

La curiosità è il desiderio dello sconosciuto.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Ci sono tante cose che mi piacerebbe fotografare, ma quella che ho più premura di immortalare è la barriera corallina. Oltre alla bellezza di questa parte del mondo naturale che da sempre mi affascina, ho la percezione di essere di fronte ad una corsa contro il tempo. Vorrei avere l’occasione di fotografarla prima che sparisca del tutto.

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Il prossimo progetto che mi piacerebbe realizzare è quello di andare a fotografare le Paradisee in Nuova Guinea. Nel mondo dei volatili trovo che le Paradisee siano la razza più interessante e particolare, e vorrei provare a fotografarle tutte, se ne avrò l’occasione.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Ho iniziato scattando foto per passione nel tempo libero, sperimentando soprattutto la fotografia macro nel cortile dietro casa. Quando uno dei miei fratelli ha iniziato la carriera sportiva da motociclista ho iniziato a seguire il suo percorso, appassionandomi anche alla fotografia sportiva. Più lui saliva di livello, più io affinavo le mie capacità fotografiche e miglioravo la miaattrezzatura. Da lì il passaggio a fotografo professionista è avvenuto in maniera naturale: ho iniziato a lavorare per un’agenzia fotografica che si occupava di eventi sportivi, all’interno della quale ho acquisito la maggior parte della mia formazione tecnica. Dopodiché ho iniziato a prendere progetti per conto mio, implementando la mia carriera da fotografo.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

La più grossa difficoltà, soprattutto nella fotografia sportiva e naturalistica, è stato il costo elevato dell’attrezzatura tecnica che serve per competere a pari livello con gli altri fotografi.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

L’esperienza più importante che ho avuto è stata quella di entrare a lavorare in questo team di fotografi che si occupavano di eventi equestri di salto ostacoli tra i più importanti e prestigiosi del mondo. Grazie a questo lavoro ho potuto crearmi un buon curriculum e acquisire tanta esperienza, avendo avuto la possibilità di confrontarmi e imparare dai professionisti ai più alti livelli.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Per poter cogliere l’attimo giusto serve tanta passione e tantissima pazienza,  ma soprattutto una profonda conoscenza del settore o del soggetto che si fotografa.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Mi è difficile rispondere a questa domanda, dato che sto ancora cercando di perfezionare il mio stile.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

Nel fotografare non ci sono grossi problemi secondo me, nel fare la professione del fotografo sì. A mio parere il principale problema che oggi c’è nel mondo della fotografia è il fatto che vi sia una produzione massiccia di immagini, perché grazie alla tecnologia che è ormai alla portata di tutti chiunque si sente in grado di fare il fotografo. Diventa quindi difficile far capire ai potenziali clienti la differenza che corre tra un’immagine e una fotografia e far emergere il valore della propria professionalità.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Durante un concorso equestre, un’amazzone perse il controllo del suo cavallo, perché strappò le redini. Questo è normalmente uno di quei momenti che non si fotografano, ma io ero curioso di capire se aveva strappato o perso le redini, quindi scattai un paio di foto esclusivamente con quell’intenzione. La fortuna volle che alle spalle del soggetto fotografato ci fosse un cartellone con un logo di un grosso sponsor del concorso, nel quale era ritratta la silhouette di un cavallo a galoppo nell’identica posizione nella quale si trovava il cavallo imbizzarrito. Questa foto finì poi sui social ed ebbe un successo inimmaginato, con mia immensa sorpresa perché avevo scattato semplicemente per capire quello che stava succedendo.

Questi i link alle mie pagine:

Instagram https://www.instagram.com/photo_saimon/?hl=it

Facebook https://www.facebook.com/PhotoSaimon/

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