“Racconti Fotografici” Numero 268: intervista a Massimo Vendrame

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 268° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Massimo Vendrame, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?

Mi chiamo Massimo Vendrame, ho 56 anni, sono appassionato di fotografia da moltissimi anni, ma nella vita faccio altro per campare

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Mi sarebbe piaciuto fare il pompiere, un po’ per il pericolo da affrontare ed un po’ probabilmente per il fascino della divisa

La prima foto che hai scattato?

Il muso del mio cane quando è sbucato da dietro ad una siepe.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché?

  1. Adams a E. Weston inizialmente e poi sono arrivato ai nostri Scianna, Berengo Gardin ed infine ad Alex Webb …. Capaci di rappresentare la realtà a modo loro, ma sempre in maniera unica.

Cosa non è per te la fotografia?

Domanda difficile, la fotografia può essere tutto, reportage, documentazione, realtà e finzione…. quindi la fotografia non è nulla.

Qual’è la sfida di ogni scatto?

E’ riuscire a far capire a chi guarderà quell’immagine un giorno cosa volevo dire con quello scatto.

Che cos’è la curiosità?

È quel motore che ci tiene vivo ed interessato a ciò che ti circonda e che ti affascina, che ti fa passare notti insonni a conoscere persone e mondi sempre nuovi.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?

Mi piacerebbe realizzare delle bellissime immagini di paesaggio del West americano, ma al tempo stesso preferirei, sotto un punto di vista fotografico, relazionarmi con le persone.

Qual’è il tuo prossimo progetto?

Mi piacerebbe riuscire a realizzare un lavoro di “documentazione” su quelle che sono delle attività commerciali storiche che stanno sparendo nella mia zona tipo i vecchi barbieri, le ferramenta, le drogherie….


Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Beh, un giorno, in occasione di un viaggio importante, mi hanno messo in mano una macchina fotografica spiegandomi che con una giornata di sole a un determinato valore di apertura di diaframma corrispondeva un certo tempo di scatto e da lì è partita la mia passione e la mia curiosità.

Per la mia laurea non ho chiesto ai miei genitori un regalo qualsiasi, ma un ingranditore.

Negli anni, mi sono fatto prendere, senza alcun rimorso, dal mondo della fotografia digitale.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Sono timido di carattere e questo non aiuta, ho quindi deciso di entrare in un club fotografico per potere confrontarmi con le persone, poter partecipare a corsi e workshop che possano arricchire il mio bagaglio.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Ho conosciuto di persona dei maestri della fotografia che si sono rivelati essere comuni mortali; il lockdown, attraverso i vari eventi online, mi ha fatto avvicinare alla vita di tutti i giorni di fotografi che prima pensavo vivessero su un’altra galassia.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Una grande preparazione a tavolino, raramente il colpo di fortuna aiuta nella fotografia

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Questo è un mio tallone d’Achille, faccio difficoltà ad avvicinarmi alle persone per fotografarle, spessissimo nelle mie immagini la presenza umana è assente

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Mi hanno influenzato i grandi fotografi che ho studiato, i libri che leggo, le nuove conoscenze che faccio anche grazie alla rete

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?

Sembra che la gente sia diventata sempre più sospettosa e quindi è sempre più difficile trovare anche spontaneità; inoltre anche le barriere che vengono erette a protezione di siti e proprietà non facilitano sempre le cose.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Con un signore che non conoscevo ed al quale ho fatto un paio di primi piani, a fine shooting, ci siamo aperitivo e chiacchierata

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