“Racconti Fotografici” Numero 275: intervista ad Alberto Vozzolo

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 275° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Alberto Vozzolo, buona lettura.

 

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Ciao, sono Alberto e ho 29 anni. Vengo da un piccolo paese del Sud Pontino, in provincia di Latina. Fotografo da circa tre anni, mi piace sperimentare vari generi, ma sono particolarmente affascinato dal concetto di fotografia minimalista.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Prima di appassionarmi alla fotografia ho sempre sognato di diventare un musicista e di suonare in giro per il mondo.

La prima foto che hai scattato?

È difficile dire quale sia stata la primissima foto scattata. Immagino qualcuna scattata da ragazzino con una “usa e getta” in qualche gita scolastica.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché ?

Non ho dei fotografi di riferimento in particolare. Cerco di trarre ispirazione da più fonti possibili, a prescindere dallo stile. A volte traggo ispirazione da un fotografo, altre volte è semplicemente una singola foto ad ispirarmi. Tra i fotografi che più si avvicinano allo stile che preferisco ci sono comunque Ho Fan, Micheal Kenna, Luigi Ghirri, Franco Fontana, ma mi piacciono particolarmente anche Gianni Berengo Gardin, Robert Doisneau e molti altri.

Cosa non è per te la fotografia?

Per me la fotografia, come qualsiasi forma a d’arte, non è ricerca del consenso, moda e cliché. Credo che l’arte diventi commercio quando l’artista comincia a pensare al pubblico.

Qual è la sfida di ogni scatto?

La mia sfida è riuscire a vedere qualcosa di diverso dove tutti vedono altro o non vedono nulla.

Che cos’è la curiosità?

La curiosità è ricerca: chiarire i dubbi e mettere in dubbio le certezze. Penso che la mancanza di curiosità porti inevitabilmente alla banalità.

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Non ho un soggetto specifico, in genere ciò che fotografo non richiede lunghi viaggi e luoghi unici. È più importante l’immaginazione e riuscire a decontestualizzare il soggetto.

Qual è il tuo prossimo progetto?

Ho in mente di allestire una mostra di fotografie minimaliste correlate a miei scritti e di pubblicarne un libro. È un lavoro che richiederà tempo.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Poche tappe, avendo iniziato solo pochi anni fa. Quando decisi di approfondire la fotografia, iniziai a studiare vari libri e corsi, frequentare forum, circoli fotografici, eventi e mostre. Il resto è solo l’esternazione di quello che si ha dentro, a volte è evidente e facile da esprimere, altre volte è latente finché non accade qualcosa, un dettaglio, che ti porta a vedere le cose diversamente.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Nel mio breve percorso non ho ancora incontrato difficoltà rilevanti, piuttosto stimoli a far meglio.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Sicuramente quella che finora mi ha formato maggiormente è stata partecipare attivamente ad un circolo fotografico, con la possibilità di conoscere diversi bravi fotografi, ma soprattutto persone e artisti di grande spessore umano e culturale. Credo che l’interazione, la condivisione e l’interscambio, anche tra culture ed arti diverse, valga più di qualsiasi workshop.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Osservare con pazienza e discrezione. Quando inizi a fotografare, assumi un modo completamente diverso di guardare ciò che ti circonda. Una di queste differenze sta nel saper prevedere ciò che potrebbe accadere. Chiaramente anche la tecnica ha una sua rilevanza: bisogna avere padronanza della macchina e dell’esposizione per potersi concentrare solo sulla composizione e quindi su ciò che sta per accadere.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Credo che ogni soggetto sia diverso: alcuni sono più a loro agio in contesti più confidenziali, altri ne sono imbarazzati. È importante cercare di individuarne la personalità per capire come relazionarsi, così che il contesto non ne limiti l’espressività. Dipende poi dal risultato che si vuole ottenere; la scelta può essere influenzata dallo stato d’animo, o dal grado di spontaneità che si vuole ritrarre. A volte è necessario anche non instaurare alcun rapporto e risultare invisibili.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Tutto. Nel mio modo di vedere, lo stile è una rappresentazione della propria personalità. Quando non è così, risulta costruito, finto, spesso goffo e già visto. Il mio stile è il risultato delle mie esperienze, positive e negative, dei miei studi e delle mie ricerche e soprattutto delle mie emozioni e delle influenze che le persone e i contesti hanno avuto su di me, nel bene e forse anche di più, nel male.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?

Mi accorgo che più “maturo” come fotografo, meno sono le foto che scatto. Mi risulta sempre più difficile ottenere una buona foto, perché ad ogni nuovo scatto le mie aspettative aumentano. Così spesso raggiungo dei posti, cammino per ore e torno a casa accorgendomi di aver fotografato poco o nulla. Non è una cosa che mi preoccupa o giudico negativamente. In un periodo storico dove pubblichiamo tutto e ovunque, è importante saper essere critici con se stessi per non cadere nella mediocrità. Ritengo faccia parte di un percorso di crescita.

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