“Racconti Fotografici” Numero 301: intervista a Claudio Polesel

Bentornati a “Racconti Fotografici” . Eccoci alla 301° edizione: oggi intervistiamo il fotografo Claudio Polesel, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?

Ciao, mi chiamo Claudio Polesel, ho 45 anni e sono di Aosta.

Le mie passioni sono la fotografia e la montagna, e quando riesco ad abbinarle, nascono la maggior parte delle mie foto.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Difficile dire qualcosa di preciso, ma sicuramente sognavo di esplorare i monti in grandi escursioni ed avventure, primo fra tutti l’Himalaya, proprio come un alpinista.

La prima foto che hai scattato?

Se escludiamo le classiche foto da piccolo con la propria famiglia, sicuramente sarà stata scattata da ragazzino, durante una delle mie escursioni in montagna, con la macchina fotografica di mio zio, appassionato di diapositive, con il quale mi aggiravo tra i monti. Il bello era poi rivedere proiettate sul grande telo le varie gite effettuate. In questo periodo è nata in me la passione per le foto, soprattutto di paesaggio e di sport annesso alla montagna.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché?

Non ho mai avuto nessuno in particolare che mi ispirasse, nonostante apprezzi molto leggere e vedere foto e libri dei più grandi fotografi del mondo. Mi piace variare, apprezzo tutti i tipi di Fotografi, dal naturalista al ritrattista, dal reporter allo sportivo. Da tutti puoi imparare qualcosa.

Cosa non è per te la fotografia?

Non è sicuramente una ricerca di like da avere sui social, non è una gara tra invidiosi del lavoro dell’altro, non è un motivo di discussioni inutili che molte volte mi capita di leggere.

Cos’è per te la fotografia?

La fotografia per me è emozione, passione, divertimento (non deve mai mancare), ricerca e sperimentazione… Ed infine tanti bei ricordi, mi piace andare indietro negli anni e ricordare grazie alle foto.

 

Qual è la sfida di ogni scatto?

La foto mi deve restituire le emozioni che posso aver provato sul luogo dello scatto, e, se possibile, trasmetterle a chi in futuro la guarderà. La sfida è anche riuscire a provare ad uscire dalla propria zona di comfort, dove sai come muoverti e cosa fare, quindi sperimentare nuovi tipi di scatto, anche se verranno poi dei risultati deludenti, ma se non provi, non puoi imparare.

Che cos’è la curiosità?

Una delle spinte che ti portano a cercare nuovi scatti, nuove avventure, ed inoltre la voglia di imparare e studiare nuove nozioni che ti serviranno in futuro.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?

Vorrei migliorare nella fotografia notturna, di preciso paesaggi con la Via Lattea, sapendo che c’è molta post produzione da imparare bene, per portare a casa un bel risultato. Mi servirebbe sicuramente anche un aiutino a livello di attrezzatura 😉 .

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Come accennavo all’inizio dell’intervista, ho cominciato a fotografare durante le mie escursioni in montagna da ragazzino. Diventato più adulto, ed incuriosito dalla tecnica fotografica, e dal poter avere il controllo sullo scatto modificando i parametri per ottenere i risultati che volevo io, ho comprato la mia prima macchina digitale, una compatta della Kodak, che aveva la possibilità di essere utilizzata in ‘’manuale’’. Ed è qui che ho cominciato a studiare, informarmi ed aggiornarmi anche grazie ad internet ed alla comparsa maggiore di siti dedicati alla fotografia. Il passare alla reflex è stato sicuramente il passo successivo, ti si apre un mondo, di cui prima avevi solo sentito parlare saltuariamente, obiettivi e relativi usi, accessori e tutto quello che circonda la fotografia. Ora dopo diversi anni di pratica mi ritengo soddisfatto di quello che faccio, sperando sempre di migliorarmi.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Iniziali difficoltà di tecnica come penso tutti noi alle prime armi, superate con prove ed errori. E se proprio dobbiamo dirla tutta, il fatto che è un mercato caro, alle volte troppo, e quindi sei costretto ad ‘’arrangiarti’’ con quello che hai, anche se vorresti provare con il grandangolare di un certo tipo… o con il fisso per far migliori ritratti ecc ecc. Ancora ad oggi, tutto quello che ho è di seconda mano, ho cercato sempre di recuperare quello che mi serviva senza buttare via i soldi.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

La soddisfazione di essere in alcuni casi premiato in alcuni concorsi fotografici, o almeno menzionato per aver fatto un ottimo scatto (da giurie tecniche, e non dai like di internet, ci tengo a ribadirlo), mi ha portato a continuare, ad insistere su questa strada, oltre ad investire del denaro per migliorare l’attrezzatura quand’era possibile farlo. Non dico che senza opinioni esterne positive avrei mollato, non credo proprio, perché la passione ti porta comunque a continuare, per te stesso, e anche se puoi avere periodi in cui non tocchi più la reflex, arriva il momento che la vai a riabbracciare per condividere nuove emozioni.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

In alcuni casi tanta preparazione e studio dello scatto, soprattutto per foto in alta montagna e notturne, in altri invece avere dietro con sé l’attrezzatura e seguendo la propria passione e l’istinto cogliere uno scatto improvvisato.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Per ora, quando si è trattato di fare foto alle persone, sono sempre stati amici e conoscenti con i quali non è mai stato adottato un approccio da ‘’ritratto’’, ma semplicemente solo foto ricordo della giornata passata insieme, quindi un rapporto gioioso.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

La vita all’aria aperta, cogliere la bellezza della natura che mi circonda, esperienza diretta sul campo.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?

Il problema principale è il tempo, un problema che abbiamo tutti. Solo se sei un fotografo professionista dedichi le tue giornate alla fotografia, ma si fa quel che si può appena è possibile. E in secondo luogo il costo di questa passione, come detto in più occasioni.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Uno dei miei cavalli di battaglia, lo scatto ‘’Trekking Riflessivo’’, è stato portato a casa quasi per caso, durante un’escursione ad un bivacco dove per tutto il tempo abbiamo camminato in mezzo alle nuvole, con una visuale di 10 – 15 metri al massimo, una di quelle giornate dove rientri a casa con neanche uno scatto soddisfacente. Invece nel ridiscendere dal bivacco il tempo ha iniziato a riaprirsi e nel passare vicino ad un laghetto ho ritratto mio zio che camminava sul bordo, riflesso nell’acqua e con dietro la catena montuosa che si apriva con tutto il suo splendore. Questa foto nel 2018 è stata selezionata tra le finaliste del concorso fotografico ‘’Vite in viaggio’’ ed esposta alla mostra organizzata al Museo AMO di Verona.

 

Mio link personale del sito 500px: https://500px.com/p/cpole75?view=photos

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