“Racconti Fotografici” Numero 47: intervista a Roberto Grano

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 47° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Roberto Grano, buona lettura.

 

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Amo la Fotografia ‘semplicemente’ da sempre, Sì la Fotografia, quel mondo per me tra  arte e poesia, quel mondo in cui ci si rimette a contatto con le proprie emozioni, con il proprio corpo e con la propria anima ed ecco che magicamente ci  che ci circonda fa parte di noi e da noi interpretata con colori, luce e creatività prendendo il posto di quella frettolosa quotidianità che tende ad allontanarci dal sentire, dal vedere e dal renderci portavoce del bello che ci circonda. La Fotografia pu  regalarci momenti unici e magici se solo volessimo rieducarci…

Questo è l’Amore che provo verso la fotografia e che mi ha portato a sceglierla come professione e questa visione è quella che traduco nei miei servizi professionali che siano questi il “racconto di un Matrimonio” o l’emozione di un evento. Questo è l’Amore attraverso il quale ho scritto senza ‘riserva’ i miei primi 2 libri, “Immagini Racconti ed Emozioni” ed “In Soli 187 Minuti” – Libro e Video Pratico di indirizzamento alla fotografia digitale. Questo è l’Amore con il quale insegno Fotografia nelle scuole e realizzo i miei servizi. Questo sono io 😉

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Il Fotografo…sin dai primi anni delle superiori lavoravo in una ‘bottega’ della fotografia analogica, nelle vacanze estive, poi la vita mi ha riservato strade diverse, ma se noi chiediamo, crediamo e facciamo, prima o poi l’universo ci offre la possibilità di poter realizzare il ns. sogno…sta a noi leggerne i segnali e con umiltà ma sempre con consapevolezza e rispetto saperli cogliere e con entusiasmo e lavoro seguirne gli eventi.

La prima foto che hai scattato?

Il mio primissimo scatto fu un fiore, realizzato a 12 anni con una fotocamera giocattolo 6×6 completamente di plastica e biottica, che mi regal  mio padre. Ma lo scatto che mi fece letteralmente innamorare della fotografia e fece scattare in me la molla della ‘curiosità’ fu il ritratto di mia nipote che ripresi quando avevo 16 anni, era vestita da Pierrot, realizzai questo scatto allestendo un piccolo stage nel mia camera con un fondale e delle mollette che lo reggevano, utilizzando la mia prima reflex una Konica Tc Autoreflex.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè?

In realtà Amo la Fotografia di molti Maestri dal BN al Colore e questo per motivi diversi, in taluni casi per la scelta che ne fanno dell’ironia per documentare eventi e/o tendenze sociali, vedi Elliott Erwitt, altre volte sono attratto dal minimalismo creativo e dalle geometrie colorate degli scatti di Franco Fontana.

Sicuramente sono ispirato, solo ed unicamente, da ci  che provo e sento dentro di me, credo che questo sia ci  che rende la fotografia ‘unica’, perché l’anima di ogni scatto è solo parte di noi e non potrà simulare il sentire di chiunque altro…e questo sentire potrà nel tempo portarci a divenire fotografi diversi per stile e messaggio comunicativo perché noi stessi potremmo divenire persone diverse.

Cosa non è per te la fotografia ?  

La Fotografia per me non è l’enfasi e la proclamazione del proprio Ego, non è la ricerca del like maniacale, se poi il ns. scatto, nato per il ns. sentire gratifica oltre noi stessi anche il pubblico per il messaggio comunicativo ed emozionale che riusciamo a trasmettere allora avremo raggiunto l’obiettivo di aver regalato un’emozione e questo non potrà che essere un grande risultato del quale esserne fieri con umiltà.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Riuscire attraverso il ns. scatto a trasmettere l’emozione e lo spirito che è dentro di noi, questo sempre ed unicamente per noi stessi, in quanto unici…a seguire toccherà all’osservatore darne un’interpretazione attraverso la sua stessa unicità ed esperienza… unicità ed esperienza che accoglieremo con aperto confronto e consapevolezza.

Che cos’e` la curiosita`?

La molla che ci lancia verso l’azione. Chi o cosa ti piacerebbe fotografare? l’India, nella sua quotidianità più autentica…

Qual e` il tuo prossimo progetto?

In realtà ne ho molti e tutti che mi fanno sentire una fiamma dentro 😉

Il primo in stato avanzato, la realizzazione di una fiaba moderna interpretata attraverso la danza nella città di Torino e con 2 ballerini d’eccezione.

Il secondo e non meno importante si riallaccia alla domanda precedente, ovviamente tutto questo oltre alla mia attività professionale che quotidianamente svolgo con lo stesso Amore… keep in touch…

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Nella giovane/giovanissima età lavorai in una Bottega Fotografica di Torino come assistente Fotografo per matrimoni e fotografia industriale, questo lo feci per 3 anni nei mesi estivi finito scuola.

In età più adulta ho perfezionato attraverso l’esperienza diretta sul campo ed attraverso gli studi le tecniche fotografiche più varie, dalla scatto alla stampa gli argomenti sono ‘infiniti ed in continua evoluzione’, questi studi sono stati da me intrapresi sia come autodidatta che attraverso la partecipazione ai corsi di professionisti accreditati sia a livello nazionale che internazionale.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Le difficoltà, per chi decide di intraprendere la strada del Fotografo sono quotidiane ed innumerevoli, ma la molla ed il fuoco che abbiamo dentro con l’Amore verso la fotografia sono gli ingredienti che poniamo all’attenzione dei ns. clienti e questo ci ripaga di tutto.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Nella Danza aver lavorato con professionisti di altissimo livello Nazionale ed

Internazionale ha sostenuto la mia esperienza e crescita. Nella fotografia Matrimonialista, l’esperienza provata durante un campus per professionisti con Master Internazionali in cui sono emerse alcune considerazioni fatte sui miei scatti che hanno fatto vibrare le giuste corde della mia emozione artistica dandomi consapevolezza e nuovi spunti sui quali crescere e lavorare. Ed infine ma non per ordine di importanza essere riuscito, anche attraverso la fotografia, a documentare per il MAB UNESCO la Collina Torinese, riconoscimento MAB Unesco (MAB Man and Biosphere) ottenuto nel 2016 per l’Italia dalla Collina Torinese e dagli oltre 80 comuni limitrofi coinvolti.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

La giusta ‘presenza’ e sensibilità interpretativa.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

La comunicazione è ci  che richiede in assoluto l’attenzione maggiore prima di qualsiasi sessione di shooting, che sia questo un matrimonio, una comunione o cresima, una sessione in studio con modella o altro. La macchina fotografica è ‘solo’ lo strumento per realizzare il risultato finale che parte dalla conoscenza del soggetto ed è spesso la barriera dietro la quale ci nascondiamo e che ci impedisce di comunicare apertamente, ed è proprio per questo che diviene l’oggetto che durante la mia fase di conoscenza trascuro maggiormente. Prima di un evento incontro il o i soggetti per conoscerne l’energia ed il proprio carattere ed entrare in comunicazione con loro, ritengo che diversamente gli scatti non potranno cogliere l’essenza dell’ ‘essere’ dei soggetti ripresi ed anche in scatti in cui l’ ‘apparire’ la fa da padrona bisognerà fare in modo che non ci siano tensioni corporee e questo credo che lo si ottenga solo attraverso la giusta comunicazione ed empatia.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

I momenti stessi della mia vita personale condizionano il mio stile che comunque tende ad essere minimalista e dai forti contrasti…sopratutto per il BN.

Vorrei terminare quest’intervista ringraziando l’Associazione Domiad per lo sforzo che fa quotidianamente per la diffusione della cultura fotografica ed un saluto a tutti gli amici Fotografi od aspiranti tali con una citazione di Eugene Smith, alla quale sono molto legato, “La Fotografia è una cosa ‘semplice’ a patto per  che si abbia qualcosa da raccontare”…

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