“Racconti Fotografici” Numero 53: intervista a Alessio Eleuteri

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 53° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Alessio Eleuteri , buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Alessio, ho 37 anni e sono di Roma, vivo questa passione da circa due anni e da meno di uno verso la ritrattistica, ho sempre guardato a questo mondo con interesse ma con la convinzione che fosse un qualcosa di riservato a pochi prescelti, poi una giornata storta a cambiato tutto, finito il lavoro sono andato in un noto negozio di elettronica e dopo qualche minuto avevo preso la mia decisione, dovevo provarci, tempo qualche giorno e ho parcheggiato la reflex sulla libreria per circa un anno, poi non so dire come e perchè ho iniziato a giocarci e la curiosità ha preso il sopravvento fino a farla diventare un amore, una vera passione.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Da piccolo come gran parte dei bambini sognavo in grande, ma avevo le idee piuttosto confuse percui cambiavo spesso, spaziando dal pilota di formula 1, al pilota di aerei, calciatore, medico e via dicendo…

La prima foto che hai scattato?

La prima foto in assoluto appena presa la prima reflex fu di un fiore in un vaso nel cortile fuori casa, sapevo appena come si accendeva ma non avevo alcuna idea di cosa fossero tutti quei bottoni e a cosa servissero, mentre la prima fotografia che feci con un minimo di cognizione fu uno still life realizzato in light painting di un libro e una rosa appassita, ancora oggi guardo a quella fotografia con grande affetto.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

non mi soffermo molto sul nome dell’autore, ma più sull’impatto che mi regala la fotografia che guardo, ho letto e visto molto riguardo i maestri della fotografia, e tutti a loro modo mi hanno affascinato per il loro modo di intendere e vedere la fotografia come forma d’arte, dalla visione geometrica dei paesaggi di fontana, all’intensità delle street di Vivian Maier, McCurry, etc etc ma anche fotografi non di fama o meno noti, trovati sui vari social e nella rete, con alcuni dei quali ho avuto la fortuna di stringere amicizia e con i quali mi confronto per migliorarmi.

Cosa non è per te la fotografia ?

Bella domanda, tutto è fotografia, poi può non piacere, risultare volgare, banale, da album foto ricordo, ma restiamo sempre nell’ambito del gusto personale, quando giro sui social o su internet ci sono diverse fotografie che non mi piacciono e che se mie scarterei o che non scatterei a priori, ma non credo di essere nessuno per poter giudicare cosa  non sia una fotografia.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Riuscire a trasmette un emozione una sensazione a chi la guarda, ed arrivare un giorno ad avere uno stile che riconduca a me senza necessità di leggere il nome dell’autore (si lo so punto in alto, ma sognare non costa nulla)

Che cos’e` la curiosita`?  

La curiosità è il motore della passione, la voglia di conoscere sempre qualcosa in più, e credo che nella fotografia sia fondamentale per crescere e trovare la propria strada

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?  

Sarebbero troppe da elencare e troppi soldi che mancano per girare tutto il mondo, scherzi a parte, quello che mi piacerebbe veramente fotografare è un qualcosa che non si può e che mi ha fatto desistere da un progetto personale di raccontare la mia famiglia attraverso un ritratto ma dal quale mancherebbe un tassello fondamentale.

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Al momento ho un paio di idee che sto cercando di sviluppare, di cui una a lungo termine, ma si tratta ancora di un cantiere aperto e quindi preferisco non accennare nulla.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Come penso un po’ tutti i fotografi amatori o non, ho iniziato senza avere un idea precisa di cosa mi piacesse davvero, facevo tentativi, esperimenti, cercando di capire in primis come funzionava il tutto e come sfruttarlo, passavo da una street ad un paesaggio mettendoci in mezzo dello still life e disprezzavo la ritrattistica, ma ironia della sorte a distanza di neanche due anni da quando ho preso in mano la reflex per la prima volta è quella nella quale sto trovando il mio modo di esprimermi e che sento più vicino

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Molte, dal capire quali impostazioni utilizzare per ottenere il risultato migliore a seconda dell’idea che avevo in mente al come utilizzare o ricreare la luce più adatta, finendo alla post produzione e quindi come esprimere ed enfatizzare al meglio il mood dello scatto pensato, non avendo mai frequentato un corso di fotografia ne tantomeno di post produzione ci sono stati e ci sono tanti momenti di scoraggiamento dovuti alla mancanza di risultato, in cui l’idea di mollare tutto è stata ed è presente ma alla fine la passione prevale su tutto, poi ho avuto la fortuna di conoscere tanti bravissimi fotografi su fb, e alcuni di loro in particolar modo mi hanno aiutato a crescere attraverso le loro critiche e i tanti consigli ma anche attraverso il supporto morale nei momenti più difficili invitandomi a credere in me stesso, e per questo li devo ringraziare molto.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Se per esperienze decisive si parla di riconoscimenti, solo piccole soddisfazioni ma che per me hanno avuto comunque una valenza, come una controcopertina su NPhotography, qualche pubblicazione sul sito Vogue Italia e questa intervista.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Spirito di osservazione, un po di riflessi pronti e anche la fortuna dell’essere al posto giusto nel momento giusto.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Per me è fondamentale il rispetto e la fiducia, una volta che ci sono quelli tutto il resto diventa più facile, anche creare “quell’intimità fotografica” che ti fa ottenere quel qualcosa in più.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?

Ho ancora un mondo da imparare sotto ogni aspetto, ma sicuramente la lettura e la gestione della luce unita ad una post produzione non distruttiva sono gli aspetti che da autodidatta sto faticando maggiormente a sviluppare.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Un aneddoto simpatico, adesso ci rido ma quel giorno era un po’ diverso…torno a casa la sera alle 22,30 dopo un lunga giornata di lavoro, il giorno dopo di riposo decido che mi sarei alzato presto per andare a fare qualche scatto all’alba al mare, preparo tutto la sera e metto la sveglia alle 3.30, mi sveglio, faccio colazione carico la macchina e parto, mi faccio i miei bei 60km per arrivare, arrivo al mare preparo il cavalletto, monto la reflex….Una batteria scarica e l’altra a casa sotto carica.

 

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