“Racconti Fotografici” Numero 71: intervista a Mario Jr Nicorelli

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 71° edizione , oggi intervistiamo il fotografo professionista Mario Jr Nicorelli, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
– Ma come, c’è ancora qualcuno che non mi conosce? Sto scherzando ovviamente, sono più che contento di presentarmi a tutti gli amici di questa grande associazione.
Mi chiamo Mario Jr Nicorelli vivo e lavoro a Salgareda in prov. di Treviso. Come attività principale non mi occupo di fotografia ma ben si sono impiegato come programmatore di produzione in una grande azienda nel settore del mobile/arredo la 3B Spa. Nel tempo libero mi occupo ovviamente di fotografia, suono il pianoforte e adoro l’escursioni/gite in montagna. Da circa 15 anni vivo con la mia compagna Dania e ho una figlia meravigliosa di nome Eva che ha 9 anni. Per quanto riguarda la mia passione o hobby posso dire innanzitutto che non sono un professionista, ma un curioso ed eclettico fotografo autodidatta.

La prima foto che hai scattato la ricordi Mario?
– La prima o meglio, le prime foto che ho realizzato da vero fotoamatore le ho scattate circa venti anni fa con una fiammante F80 ( la mia prima fotocamera analogica semi prof. ). Ricordo che subito dopo aver acquistato la F80 e un paio di rullini per diapositive presso un centro commerciale della zona, ero talmente ansioso di provare la macchina sul campo, che mi sono recato a Caorle (meraviglioso paesino lungo mare in prov. di Venezia) per realizzare una prima sequenza di scatti al calare del sole sulla spiaggia vicina all’antica Chiesetta. Quelle diapositive ora un po’ sbiadite e lasciate in disparte in cantina, resteranno un ricordo piacevole di com’è nata questa stupenda passione.

Cosa non è per te la fotografia ?
– Bella domanda, posso rispondere che per me non è di certo un lavoro e mai lo sarà. Ho pensato tante volte all’idea di provare con una attività dove la passione fosse anche il mio lavoro, ma ragionandoci su ho capito che sarebbe la cosa peggiore da fare per uno che come me ha un carattere libero e spensierato. Se la fotografia diventasse un lavoro tutta la magia, tutto il divertimento e la spensieratezza che mi regala questa disciplina verrebbe a mancare e probabilmente con loro anche lo stimolo di fare bene. Quindi si, lo ripeto, per me la fotografia non è e non sarà mai un lavoro.

Qual è la sfida di ogni scatto?
– La sfida sta nel trovare la giusta idea da abbinare ad ogni nuovo scatto.
Se ci pensiamo bene, tutti sono bravi a fotografare o lo possono diventare anche in breve tempo, ma pochi sono quelli che hanno le buone idee per uscire da una fotografia convenzionale e già vista in mille salse differenti.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?
– Non ho mai fotografato il profondo cielo, già, le stelle e la volta celeste. Non mi sono mai ritagliato un momento in un luogo adatto dove cimentarmi i questo genere di fotografia.
Penso che se potessi scegliere cosa fotografare avendone la possibilità e giusta attrezzatura, la volta celeste sarebbe la mia prima scelta.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
– Partendo dal presupposto che sono un autodidatta e che non ho mai partecipato a un WorkShop/Corsi, credo che la vera difficoltà sia stata quella di “riuscirci” da solo provando e riprovando fino a comprendere al meglio tutti i meccanismi legati sia alla tecnica di ripresa, sia all’illuminazione della scena che alla composizione del set. La fantasia da sola non basta a realizzare una buona fotografia, ( ve lo dice uno che di fantasia ne ha da vendere) come non basta avere un buon soggetto da fotografare, se poi ti mancano tutte le basi sulle quali si regge la foto che vai a realizzare. Per essere onesto vi dico che tutt’ora le difficoltà non sono finite, anzi, ogni volta che passo ad un nuovo genere fotografico ci sono decine e decine di nuove nozioni da dover imparare e quando lo si fa da soli la soddisfazione che è immensa.

Quali esperienze sono state decisive per la tua crescita nell’ambito fotografico?
– Se ci ripenso ora a mente fredda, ci sono un paio di episodi che per un verso o per un altro mi hanno condizionato e stimolato a raggiungere obiettivi diversi in fotografia. Fra tutti il più rappresentativo è accaduto nel lontano 2011 quando ho deciso dal da solo di fondare il Centro Stile. Il Centro Stile nasce come associazione fotografica ma con una linea guida differente da tutti gli altri gruppi, circoli o foto club già in essere. Nel novembre 2014 ( quasi 3 anni dopo ) abbiamo ufficialmente aperto la nuova associazione che prese il nome per esteso di Centro Stile Salgareda per ringraziare il comune di Salgareda che ci ospitava. Nel giro di un anno contava già 40 soci regolari e una marea di eventi realizzati anche a livello nazionale.
Di tutto ciò l’esperienza decisiva che mi ha permesso di crescere come fotografo riguarda la mia uscita dall’associazione nell’aprile 2017. Questo è stato il passo più’ importante che ho fatto e soprattutto è stato il passo che mi ha permesso oggi di essere intervistato da voi per i vari lavori che ho pubblicato in rete.
Prima di lasciare il Centro Stile Salgareda non ero altro che un fotoamatore che dedicava anima, corpo e ogni minuto libero all’associazione che aveva ideato. Ma fortunatamente le piccole cricche tra me e gli altri dieci consiglieri si trasformarono ben presto in contrasti inamovibili sia sul modo di operare sia sulla gestione dell’associazione che sulla programmazione futura. Tutto ciò mi ha fatto decidere che era arrivato il momento di lasciare un gruppo che oramai non rispecchiava più l’idea iniziale per la quale era nato. Pensandoci ora quella decisione al momento sofferta è stata in realtà la mia fortuna. Proprio dopo quell’accaduto ho deciso di dedicarmi allo studio della macro fotografia, disciplina che mi aveva sempre affascinato e che tutt’ora mi sta regalando enormi soddisfazioni.

Cosa o chi ha influenzato le tue scelte nella fotografia?
Non so se riderci su, ma da un tempo su molti gruppo online mi chiamano sua Gocciolosità (in modo affettuoso ovviamente) questo soprannome per il fatto che da più di un anno fotografo spesso e volentieri le “Drops”. Questa passione per le macro Drops è nata mentre organizzavo gli appuntamenti degli autori all’interno dell’associazione di cui vi ho accennato prima. Tra i vari autori che abbiamo invitato a serate tematiche ho avuto il piacere di ospitare e conoscere anche  Alberto Ghizzi Panizza, da sempre un punto di riferimento per la macro fotografia Italiana ed internazionale. Proprio osservando il sul lavoro durante la serata mi sono detto: Domani che non ho un cavolo da fare ci provo pure io. Detto fatto, ho iniziato con alcune prove con alcuni test, tutto sempre e rigorosamente da autodidatta e un po’ alla volta ho iniziato a produrre delle immagini che non solo piacevano a me ma piacevano anche a chi le osservava, al punto di venirmi a chiedere di spiegare come ero riuscito a realizzare tutto ciò. Non posso dirvi la soddisfazione che si prova, magia alla stato puro.

Cosa ti appassiona nella fotografia macro incentrata sulle gocce d’acqua?
– Inizialmente è nato tutto come un gioco, come un modo per fare dei test e delle prove, poi a poco a poco ho iniziato a vedere in quel “macro mondo di goccioline” una realtà che prima ad occhio nudo non riuscivo a comprendere ne ad immaginare. Uscire alla mattina presto e trovarsi da solo nei campi dove tutto era ricoperto di rugiada che brillava con le prime luci del sole, mi rendeva felice come un bimbo alla sagra paesana. Fotografare in macro è già di per se articolato e molto tecnico come genere, se poi ci aggiungiamo riflessi e illuminazioni particolari tutto diventa ancora più problematico. Scoprire come riuscire a realizzare scatti cosi complessi è stato lo stimolo che mi ha fatto entusiasmare nella realizzazione delle macro drops. Attualmente mi diverto a portare a casa ogni genere di fiore che mi presta l’amico fiorista così da realizzare sempre nuovi set dove le goccioline siano il soggetto principale. E poi diciamoci la verità, se vogliamo fare Street dobbiamo cercare buoni posti e farne di strada a piedi se stai fermo non porti a casa nulla, se vogliamo fare fotografia paesaggistica dobbiamo cercare belle zone in cui posizionarci e di strada se ne fa e anche tanta, se invece decidiamo di fare macro…..  beh ci basta un metro quadro di giardino e abbiamo a nostra disposizione migliaia di soggetti da poter riprendere in tutte le angolazioni che desideriamo.

 

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