“Racconti Fotografici” Numero 75: intervista a Alessandro Chiolo

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 75° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Alessandro Chiolo, buona lettura.

 

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

  • Mi chiamo Alessandro Chiolo, ho 43 anni e sono un insegnante di storia e filosofia. Nutro la passione per la fotografia da quando ero un ragazzino, da quando mio padre mi mise in mano una Canon ftql analogica spiegandomi tutto di Iso, tempi e aperture di diaframma. Ricordo che il suo consiglio fu quello di scattare ed appuntarmi per ogni foto che facevo i dati e i parametri che avevo usato. Negli anni acquistai poi altre camere, ma con l’avvento del digitale mi lasciai prendere dallo scetticismo, allontanandomi dal mondo della fotografia. Col tempo, una passione che non si era mai assopita si fece risentire prepotentemente e mi portò ad acquistare la mia prima reflex. Chiaramente mi sono ricreduto su un’idea che avevo del digitale ma che evidentemente nasceva dall’ignoranza di non conoscerlo. Oggi scatto con diverse macchine, utilizzo programmi di sviluppo e cerco di ritagliarmi quasi quotidianamente, quando possibile, almeno un paio d’ore per dedicarmi alla fotografia. Mi piace sperimentare ma soprattutto studiare ed approfondire i temi fotografici che più mi interessano, ossia street photography e paesaggistica.

 

Da piccolo cosa sognavi di fare? 

  • Da piccolo sognavo di fare tante cose, ma sono i sogni che faccio adesso quelli che più mi stimolano; mi piacerebbe dedicarmi in toto alla fotografia, viaggiare per raccontare storie attraverso sguardi, luci ed ombre

 

La prima foto che hai scattato? 

  • Le prime foto scattate, con la già citata Canon ftql furono una serie di ritratti familiari che per altro, pensandoci adesso, furono fatti con una pellicola 100 ASA in condizioni di luce artificiale non facili da gestire.

 

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ? 

  • Essendo un amante della street, mi fanno impazzire gli scatti di Vivian Maier, la sua capacità di cogliere lo sguardo, l’istante ma soprattutto il black and White utilizzato. Prima di appassionarmi a Vivian Maier, anche a causa del lavoro che faccio come insegnante di storia, sono stato sempre affascinato dagli scatti di Robert Capa, in principal modo quelli scattati durante la guerra civile spagnola e quelli fatti durante la sbarco in Normandia; lì si dovrebbe parlare di reportage più che di street, ma il confine di demarcazione tra i due generi, a mio avviso, spesso può essere davvero sottile. Non posso poi non citare Henry Cartier Bresson, ma soprattutto Ferdinando Scianna, siciliano come me, di cui apprezzo lo stile, la classe ed ovviamente l’utilizzo del Bianco e Nero

 

Cosa non è per te la fotografia ?

  • La fotografia non può essere qualcosa di asettico, distaccato e freddo. Essa è linguaggio dell’anima; ritengo che in ogni scatto c’è sempre un quid che appartiene a chi ha fatto la foto.

 

Qual e` la sfida di ogni scatto?

  • La sfida di ogni scatto a mio avviso è l’emozione; uno scatto d’istinto o ragionato è comunque uno scatto in cui ci identifichiamo ed in cui trasferiamo parte di noi stessi, arricchendoci di ciò che ritraiamo. Dinnanzi un paesaggio ci immedesimiamo nella natura, ne cogliamo la sua grandezza, la sua potenza, la sua bellezza; dinnanzi uno scatto street ci immedesimiamo in chi ritraiamo, entriamo nell’azione con la nostra camera ed anche e soprattutto per questo occorre, specialmente in certi casi, una estrema delicatezza, in quanto entriamo, più o meno consapevolmente in un mondo non nostro, che non ci appartiene, ma che in quel momento, chi viene ritratto, condivide con noi.

 

Che cos’e` la curiosita`? 

  • Curiosià è non accontentarsi mai dei traguardi raggiunti o non lasciarsi prendere da una sorta di narcisismo nei confronti dei propri scatti; curiosità è approfondire, indagare, sperimentare sempre e comunque nuovi modi di scattare, di approcciarsi al soggetto o al tema da trattare, curiosità è il motore di chi vuole fotografare senza mai annoiarsi

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ? 

  • Mi piacerebbe fotografare quello che secondo me è il regno naturale della street, ossia New York e dall’altro lato a livello paesaggistico gli interminati spazi visibili da una delle vette dell’Himalaya

 

  • Qual e` il tuo prossimo progetto? 
  • Realizzare una mostra fotografica personale nella mia città e della mia città: Palermo. Una mostra che ritragga da un lato le bellezze di una città oggi capitale della Cultura, e dall’altro che metta in rilievo lo spirito d’accoglienza che caratterizza la città stessa e i suoi abitanti.

 

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre? 

  • Facendo street ed amando ritrarre anche visi, sguardi ed atteggiamenti, mi piace instaurare un rapporto di cordialità con chi ho intenzione di ritrarre; uno degli ulteriori aspetti della fotografia di strada è proprio quello che ti permette di conoscere storie e realtà che magari non pensavi neanche esistessero. Mi avvicino solitamente al soggetto che ho intenzione di ritrarre chiedendogli in molti casi se posso fotografarlo e cercando di carpire al volo se il mio invito è ben gradito oppure no. Spesso, quasi inaspettatamente non solo ho trovato il consenso dei soggetti interessati ma ho instaurato con loro un vero e proprio rapporto dialogico e cordiale anche perché tutto questo, evidentemente giova alla naturalezza dello scatto stesso.

 

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

– Una delle esperienze più belle e toccanti l’ho avuta con una delle tante persone che ho fotografato. La signora in questione, molto anziana e con una indubbia vita di sofferenze sulle spalle, ha trovato in me un attento ascoltatore ed alla fine, al di là dei tanti scatti fatti, mi è rimasto il suo racconto, le sue esperienze, la sua vita raccontata ad uno sconosciuto che forse, a differenza di tanti altri, aveva avuto voglia di ascoltarla. Uno degli scatti che feci alla signora in questione fu visto su internet da una persona che rimase colpita dal suo sguardo, dai suoi occhi, pieni di tristezza e tenerezza e dal mio racconto di quello scatto e che mi chiese se, di quella foto poteva fare un dipinto. Qualche settimana dopo, quando ricevetti per mail la bozza del lavoro che si stava a poco a poco realizzando, cercai nuovamente quella signora, sapendo bene o male dove potevo trovarla e le raccontai del dipinto che stavano facendo su di lei… ebbene, si commosse e ascoltandomi in modo commosso ed incredulo mi disse: “a me e perché…?” Ed io le risposi semplicemente “perchè lei è bellissima”;

 

    

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