“Racconti Fotografici” Numero 99: intervista ad Antonio Gregori

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 99° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Antonio Gregori, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Antonio Gregori vivo in un paesino Cineto Romano in provincia di Roma. Ho iniziato a scattare negli anni ’80

La prima foto che hai scattato?

Ricordo che mio padre possedeva una Bencini comet II avevo forse 9 /10 anni quando, ogni tanto ,magari nelle feste ,mio padre mi metteva in mano quello strano giocattolo e mi diceva di guardare dentro quella fessurina e pigiare il bottone.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Non ho particolari punti di riferimento, ma ho un bel elenco di nomi ,tuttavia oggi sono affascinato dalle città sotto la pioggia di E.Gordeev come pure le particolari immagini di D.Castonguay

Cosa non è per te la fotografia?

Difficile non ricadere nella retorica ma la fotografia deve trasmettere o suggerire un qualcosa sia pure una semplice curiosità. Oggi siamo un po troppo portati ad avere foto perfette, super nitide ,panorami iper realisti ritratti specchio… il web ne è stracolmo…

 

ma alla fine nella nostra memoria quante di queste fotografie ci rimangono in mente?

Ecco tutto quello che si dimentica non è fotografia ma è solo una bella immagine.

Qual e` la sfida di ogni scatto?
Ogni volta che fotografo penso sempre a non cadere nella banalità, quasi mai mi lascio trasportare dall’istinto e la cosa non è facile anche se poi con la post oggi si riesce comunque a dare un tocco di personale originalità.

 

Che cos’e` la curiosita`?

E’ il motore che sviluppa l’energia del fare, dell’apprendere, del cercare nuove strade. La curiosità è conoscenza, senza la quale si rischia di rimanere isolati .

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Ho appena terminato un progetto sull’acqua,i colori ,le forme ,le trasparenze, spero di poterne fare una mostra la prossima estate.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

In questi anni ho avute molte esperienze lavorative, dal ritratto al fotografo di matrimoni, fotografia sportiva e paesaggistica.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Difficoltà tantissime, ma come si diceva prima la curiosità ti spinge a capire,comprendere ed andare avanti quindi a smussare anche molte lacune. Comunque capire il funzionamento delle macchine fotografiche di oggi per me è ancora un vero rompicapo,quando e non voglio essere riduttivo, per fare una buona foto è sufficiente poco, pochi elementi e sappiamo tutti quali. Tempo/diaframma scatto /luce e cosi via.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
La preparazione mentale,l’intuito la lungimiranza sono fondamentali direi.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Quando fotografo persone ho bisogno di sentirmi l’adrenalina addosso, la voglia, l’entusiasmo, e trasmettere uno stato d’animo positivo credo aiuti a non realizzare scatti banali statitici usuali. Mi capita invece spesso, quando fotografo scorci ,paesaggi, di rimanere in assoluta contemplazione,assaporare il momento prima dello scatto è per me fondamentale.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Questa è una domanda apparentemente facile, ma difficile rispondere. Oggi siamo un po tutti condizionati da quello che abbiamo intorno, da una società che cambia in maniera esponenziale, i rapporti interpersonali, i gusti , il vestire tutto è in continuo movimento e la nostra fotografia assorbe tutte queste influenze. E per questo che resto stupito quando spesso pubblico foto sui social e molti commentano in maniera negativa, direi quasi scandalizzata per il semplice fatto di vedere foto per così direi diverse. Io rispondo quasi sempre perché? tutto si proietta nel cambiamento nel futuro,moda,giornali,scienza,tecnologia e quant’altro e la fotografia ancora si dovrebbe concepire e vedere con gli occhi del passato? anche l’immagine ,la fotografia subisce questo cambiamento ed è giusto, normale, logico che fotografi di tutto il pianeta possano avere
l’ esigenza personale di calpestare e trovare altre vie di comunicazione.

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