Come fotografare una gara di atletica
Fotografare una gara di atletica significa entrare in un mondo nel quale il movimento assume forme completamente diverse a seconda della disciplina.
Un velocista esplode dai blocchi e in pochi secondi attraversa la pista.
Un saltatore in alto rimane sospeso per un istante sopra l’asticella.
Un lunghista corre, accelera e si trasforma in volo.
Un lanciatore concentra in pochi movimenti tutta la propria forza.
Un mezzofondista costruisce la gara metro dopo metro, mentre la fatica diventa parte stessa del racconto.
Una staffetta aggiunge il passaggio del testimone, la tensione, la velocità e la collaborazione tra atleti.
E poi ci sono i momenti che avvengono lontano dalla pista: la concentrazione prima della gara, il riscaldamento, l’attesa, il gesto dell’allenatore, la tensione sulla linea di partenza, la gioia dopo un risultato, la delusione, l’abbraccio con un compagno.
Per questo fotografare l’atletica non significa semplicemente congelare un atleta mentre corre.
Significa imparare a riconoscere il gesto, prevedere il momento e raccontare la persona che esiste dietro quella prestazione.
È una disciplina fotografica estremamente tecnica, ma allo stesso tempo molto narrativa.
E proprio questa combinazione la rende particolarmente interessante.
Prima di fotografare, bisogna conoscere la disciplina
Uno degli errori più frequenti quando si comincia a fotografare lo sport è pensare che basti conoscere la propria fotocamera.
L’attrezzatura è importante.
Ma nella fotografia sportiva la conoscenza di ciò che sta accadendo davanti all’obiettivo può essere altrettanto importante.
L’atletica, da questo punto di vista, è particolarmente interessante perché comprende discipline completamente differenti.
Fotografare i 100 metri non è la stessa cosa che fotografare i 1500.
Fotografare un salto in alto non è la stessa cosa che fotografare un lancio del giavellotto.
Ogni disciplina ha una propria dinamica.
Ha momenti prevedibili.
Ha gesti tecnici caratteristici.
Ha punti nei quali l’azione raggiunge il massimo della sua intensità.
Il primo passo, quindi, è imparare a riconoscerli.
La fotografia nasce dall’anticipazione
Nella fotografia sportiva possiamo reagire a ciò che vediamo.
Oppure possiamo anticiparlo.
La differenza è enorme.
Se fotografiamo uno sprinter e aspettiamo di vedere il momento più spettacolare prima di premere il pulsante, probabilmente saremo già in ritardo.
Dobbiamo sapere che l’atleta sta per partire.
Dobbiamo essere pronti al movimento.
Dobbiamo avere già composto l’inquadratura.
Dobbiamo avere già impostato autofocus, tempo e diaframma.
Quando accade qualcosa, non dobbiamo iniziare a pensare.
Dobbiamo semplicemente scattare.
È una delle competenze che si sviluppano maggiormente fotografando sport.
All’inizio arriviamo dopo.
Poi iniziamo a intuire.
Infine impariamo ad anticipare.
I 100 metri: velocità e concentrazione
La velocità è una delle caratteristiche più evidenti della fotografia dello sprint.
Ma proprio per questo è facile cadere nella trappola di fotografare soltanto il movimento.
Una buona fotografia dei 100 metri può nascere in moltissimi momenti diversi.
La preparazione sui blocchi.
Il volto concentrato.
Le mani a terra.
La posizione prima dello start.
La partenza.
La fase di accelerazione.
Il passaggio sul traguardo.
Il gesto immediatamente successivo.
L’esultanza.
La stanchezza.
Non dobbiamo quindi limitarci a seguire gli atleti durante la corsa.
La gara comincia molto prima del colpo di pistola e finisce molto dopo il traguardo.
La partenza è un momento fotografico straordinario
La partenza di una gara breve è uno dei momenti nei quali il fotografo può lavorare sulla previsione.
Prima dello start, tutto è quasi immobile.
Poi, improvvisamente, tutto esplode.
Gli atleti spingono sui blocchi.
Il corpo cambia inclinazione.
Le gambe iniziano a lavorare.
Le braccia si muovono.
Il primo passo determina una fotografia completamente diversa da quella realizzata pochi istanti dopo.
È un momento nel quale può essere utile utilizzare una raffica breve e controllata.
Ma la cosa più importante è essere pronti prima dello start.
Fotografare lo sprint lateralmente
Una posizione laterale permette di raccontare bene la dinamica della corsa.
Il corpo dell’atleta può essere isolato sullo sfondo.
La pista crea linee compositive.
Gli altri concorrenti possono diventare elementi secondari.
Possiamo cercare il momento nel quale il gesto atletico raggiunge una posizione particolarmente armoniosa.
In questo tipo di fotografia, il tempo di scatto deve essere sufficientemente rapido da congelare il movimento, a meno che non vogliamo deliberatamente introdurre del mosso.
Fotografare frontalmente
Una posizione frontale produce una sensazione completamente diversa.
L’atleta corre verso il fotografo.
Il volto diventa protagonista.
La tensione muscolare è più evidente.
La profondità della pista può diventare parte della composizione.
È però una situazione nella quale l’autofocus deve essere particolarmente reattivo.
La distanza dal soggetto cambia rapidamente.
Dobbiamo quindi utilizzare una modalità di autofocus continuo e lasciare che la fotocamera segua il soggetto, mantenendo comunque il controllo sull’inquadratura.
I mezzofondisti raccontano una storia diversa
Quando passiamo ai mezzofondi, la fotografia cambia.
Non abbiamo più soltanto un’esplosione di pochi secondi.
Abbiamo una gara che si sviluppa nel tempo.
Gli atleti si studiano.
Cambiano posizione.
Accelerano.
Rallentano.
Si avvicinano al finale.
La fatica diventa visibile.
Questo apre possibilità fotografiche completamente differenti.
Possiamo cercare il gesto.
Ma possiamo anche cercare l’emozione.
Un volto affaticato.
Una mano sul fianco.
Uno sguardo concentrato.
Un atleta che prova a superare un avversario.
Un gruppo che si allunga negli ultimi giri.
Il momento finale
Nelle gare di mezzofondo e fondo, il momento decisivo può arrivare negli ultimi metri.
È il momento nel quale la tecnica e la resistenza incontrano la volontà.
Il corpo è stanco.
La velocità aumenta.
La posizione degli atleti cambia rapidamente.
Il fotografo deve essere già pronto.
Non bisogna aspettare l’ultimo istante per iniziare a seguire il vincitore.
Bisogna anticipare il finale.
E soprattutto bisogna ricordare che subito dopo il traguardo possono arrivare immagini altrettanto interessanti.
Il salto in alto
Il salto in alto è una disciplina particolarmente affascinante da fotografare perché contiene un momento nel quale il corpo dell’atleta sembra quasi sospeso.
Ma non tutti i momenti del salto hanno lo stesso valore fotografico.
La rincorsa può raccontare la preparazione.
Lo stacco racconta l’esplosione della forza.
Il passaggio sopra l’asticella può creare una silhouette straordinaria.
La caduta sul materasso può raccontare la conclusione del gesto.
Il fotografo deve quindi scegliere quale fase del movimento vuole raccontare.
L’asticella come elemento compositivo
Nel salto in alto l’asticella può diventare una vera e propria linea grafica.
Possiamo utilizzare la sua geometria per costruire la composizione.
Il corpo dell’atleta può creare una diagonale.
L’asticella può attraversare l’immagine.
Lo sfondo può essere utilizzato per isolare la figura.
In questo caso la fotografia sportiva diventa quasi una fotografia astratta.
Non stiamo soltanto documentando un salto.
Stiamo costruendo una forma.
Il salto con l’asta
Il salto con l’asta aggiunge un elemento completamente diverso.
L’asta diventa parte integrante della composizione.
Il corpo dell’atleta cambia posizione rapidamente.
La fase di rincorsa è molto veloce.
Poi arriva lo stacco.
L’asta si flette.
L’atleta sale.
Ruota.
Supera l’asticella.
E infine ricade.
È una sequenza nella quale conoscere la disciplina è particolarmente utile.
Se sappiamo cosa sta per succedere, possiamo prepararci con largo anticipo.
Il salto in lungo
Nel salto in lungo ci sono almeno tre momenti particolarmente interessanti.
La rincorsa.
Lo stacco.
L’atterraggio.
La rincorsa può essere raccontata con una fotografia dinamica.
Lo stacco è il momento nel quale l’atleta lascia il terreno.
Il volo permette di creare immagini molto grafiche.
L’atterraggio introduce invece sabbia, movimento e spesso una grande quantità di energia visiva.
Anche qui possiamo decidere se congelare tutto oppure lasciare una certa quantità di mosso.
Il gesto prima del salto
Non sottovalutiamo mai ciò che avviene prima.
Un atleta che aspetta il proprio turno può essere completamente immobile.
Ma il volto può raccontare una concentrazione enorme.
Le mani possono essere strette.
Gli occhi possono seguire la pedana.
Il corpo può assumere una posizione particolare.
Sono fotografie che spesso funzionano proprio perché mostrano ciò che normalmente lo spettatore non osserva.
I lanci
Peso, disco, martello e giavellotto presentano dinamiche differenti, ma condividono una caratteristica: la preparazione del gesto è parte integrante della fotografia.
Un lanciatore non passa semplicemente da fermo a movimento.
Costruisce la rotazione.
Prepara il corpo.
Trasferisce il peso.
Accumula energia.
Poi la libera.
Il fotografo che conosce questa sequenza può cercare il momento esatto nel quale il gesto raggiunge la sua massima espressività.
Il giavellotto
Il giavellotto può creare immagini particolarmente dinamiche.
La rincorsa.
La preparazione.
La posizione del corpo.
Il braccio che si estende.
Il rilascio.
Il volo dell’attrezzo.
Possiamo decidere se mostrare il giavellotto nell’immagine oppure concentrarci esclusivamente sull’atleta.
Anche qui non esiste una soluzione unica.
La scelta dipende dalla storia che vogliamo raccontare.
Il lancio del disco
Nel disco la rotazione del corpo diventa protagonista.
È un gesto complesso e molto fotogenico.
Le gambe, le braccia e il disco possono creare linee differenti.
Un tempo di scatto rapido permette di congelare il gesto.
Un tempo leggermente più lento può invece enfatizzare la rotazione.
È un ottimo terreno per sperimentare.
Il martello
Il lancio del martello richiede particolare attenzione anche dal punto di vista della sicurezza.
Il fotografo deve rispettare scrupolosamente le aree consentite e le indicazioni dell’organizzazione.
Dal punto di vista fotografico, il movimento circolare può essere molto interessante.
Il corpo dell’atleta e la traiettoria dell’attrezzo possono creare una composizione estremamente dinamica.
Ma qui la posizione del fotografo deve sempre venire dopo la sicurezza.
L’attrezzatura
Anche nell’atletica, il teleobiettivo è spesso lo strumento principale.
Ma non dobbiamo pensare necessariamente a una sola focale.
La scelta dipende dall’impianto, dalla posizione consentita, dalla disciplina e dal tipo di immagini che vogliamo realizzare.
Un teleobiettivo medio può essere molto versatile.
Un tele più lungo permette di isolare maggiormente il soggetto.
Uno zoom offre flessibilità.
Una focale fissa può offrire grande luminosità e una resa molto particolare.
Non esiste un corredo ideale per ogni situazione.
Uno zoom può essere prezioso
In una gara di atletica le distanze cambiano continuamente.
Un atleta può essere lontano durante la preparazione e molto più vicino nel momento decisivo.
Uno zoom permette di adattare rapidamente l’inquadratura.
È particolarmente utile quando non possiamo spostarci liberamente.
Possiamo passare da un’inquadratura più ampia a una stretta senza cambiare posizione.
Questo può fare la differenza quando abbiamo soltanto una frazione di secondo per reagire.
Ma non fotografiamo tutto con il tele
Un teleobiettivo molto lungo può essere perfetto per isolare un atleta.
Ma può diventare limitante quando vogliamo raccontare l’ambiente.
Per questo può essere utile avere anche una focale più corta.
Con un grandangolare o un medio obiettivo possiamo raccontare:
la pista;
lo stadio;
il pubblico;
gli spalti;
gli atleti insieme;
l’atmosfera della manifestazione.
Una buona serie fotografica ha bisogno anche di queste immagini.
Il tempo di scatto
Come sempre nello sport, il tempo di scatto è una delle impostazioni più importanti.
Per congelare un atleta in corsa sarà generalmente necessario un tempo rapido.
Ma non dobbiamo trasformare questa indicazione in una regola assoluta.
Un atleta che corre può essere fotografato anche con un tempo più lento.
Possiamo creare un panning.
Possiamo mostrare il movimento.
Possiamo trasformare le braccia e le gambe in una scia.
Possiamo rendere visibile la velocità.
La domanda non è:
“Qual è il tempo giusto?”
La domanda è:
“Come voglio rappresentare il movimento?”
Il panning nell’atletica
Il panning consiste nel seguire il soggetto con la fotocamera durante l’esposizione.
Se eseguito correttamente, il soggetto può rimanere relativamente definito mentre lo sfondo diventa mosso.
È una tecnica molto interessante nella corsa.
Richiede però pratica.
Dobbiamo seguire il soggetto con un movimento fluido.
Mantenere la fotocamera sulla stessa traiettoria.
Evitare di interrompere bruscamente il movimento al momento dello scatto.
Le prime prove saranno probabilmente deludenti.
È normale.
Il panning si impara sperimentando.
Diaframma e isolamento del soggetto
In atletica spesso vogliamo separare l’atleta dallo sfondo.
Un’apertura ampia può aiutarci.
Gli spalti possono diventare sfocati.
Gli altri concorrenti possono perdere importanza.
L’attenzione si concentra sul protagonista.
Ma una profondità di campo molto ridotta richiede precisione.
Se fotografiamo un atleta in movimento, dobbiamo mantenere il piano di fuoco sul soggetto.
Per questo può essere necessario trovare un compromesso tra isolamento e margine di sicurezza.
ISO e luce
Le gare possono svolgersi in condizioni di luce molto diverse.
Sole forte.
Cielo coperto.
Tramonto.
Illuminazione artificiale.
Una giornata apparentemente semplice può cambiare rapidamente.
In condizioni di luce scarsa, aumentare gli ISO può essere indispensabile per mantenere un tempo di scatto sufficientemente rapido.
Meglio una fotografia leggermente rumorosa ma nitida rispetto a una fotografia pulita ma mossa.
Autofocus continuo
L’autofocus continuo è generalmente molto utile quando fotografiamo atleti in movimento.
Il sistema deve aggiornare continuamente la distanza dal soggetto.
Ma la modalità di area AF deve essere scelta in funzione della situazione.
Un’area troppo ampia può lasciare alla fotocamera troppe possibilità di scelta.
Un’area troppo piccola può rendere difficile mantenere il soggetto.
La configurazione ideale dipende dalla fotocamera, dalla disciplina e dal tipo di fotografia.
Il consiglio più importante è semplice:
conoscere la propria modalità autofocus prima della gara.
Non imparare l’autofocus durante la competizione
La gara non è il momento ideale per scoprire come funziona una determinata funzione.
Prima dell’evento dovremmo conoscere:
come attivare l’autofocus continuo;
come cambiare l’area AF;
come utilizzare il joystick o il controllo equivalente;
come passare rapidamente da una modalità all’altra;
come gestire il riconoscimento del soggetto;
come modificare tempo, diaframma e ISO.
Durante la gara dobbiamo pensare alla fotografia.
Non al menu.
La raffica
La raffica può essere molto utile soprattutto nei momenti più veloci.
Partenza.
Salto.
Atterraggio.
Lancio.
Arrivo al traguardo.
Ma non dobbiamo tenere premuto il pulsante per tutta la durata dell’azione.
Una raffica troppo lunga genera moltissime immagini simili.
Meglio anticipare il momento e realizzare una sequenza breve.
Questo facilita anche enormemente la selezione successiva.
Il momento decisivo nell’atletica
Henri Cartier-Bresson parlava di momento decisivo in un contesto completamente diverso, ma il concetto può essere particolarmente interessante anche nello sport.
Il momento decisivo non è semplicemente quello nel quale l’atleta compie un gesto.
È quello nel quale gesto, espressione, posizione e composizione si incontrano.
Un atleta può saltare molte volte.
Ma magari soltanto una fotografia mostra il corpo nella posizione più armoniosa rispetto all’asticella.
Un corridore può attraversare l’inquadratura per diversi secondi.
Ma un singolo fotogramma può catturare perfettamente il gesto.
Il compito del fotografo è riconoscere quell’istante.
Guardare oltre l’atleta
Una manifestazione di atletica è molto più grande della singola gara.
Ci sono allenatori.
Tecnici.
Giudici.
Volontari.
Pubblico.
Famiglie.
Fotografi.
Atleti che aspettano.
Atleti che festeggiano.
Atleti che si concentrano.
Tutto questo può diventare parte del racconto.
Una fotografia di un atleta seduto da solo mentre aspetta il proprio turno può essere più narrativa di una fotografia tecnicamente perfetta della gara.
Il riscaldamento
Il riscaldamento è una fase spesso trascurata.
In realtà offre moltissime possibilità.
Stretching.
Allungamenti.
Scatti.
Salti.
Concentrazione.
Conversazioni con l’allenatore.
Rituali personali.
È anche una fase nella quale possiamo fotografare con maggiore calma.
Non dobbiamo inseguire necessariamente l’azione.
Possiamo osservare.
Comporre.
Cercare dettagli.
I rituali degli atleti
Molti sportivi hanno piccoli rituali prima della gara.
Toccare la pista.
Sistemare le scarpe.
Controllare i blocchi.
Respirare profondamente.
Chiudere gli occhi.
Guardare il campo.
Fare un gesto con le mani.
Questi momenti possono essere straordinariamente fotografici.
Raccontano la persona.
Non soltanto l’atleta.
Le emozioni dopo la gara
Una volta tagliato il traguardo, non dobbiamo smettere di fotografare.
Spesso il momento più interessante arriva proprio dopo.
Esultanza.
Abbraccio.
Sorriso.
Lacrime.
Stanchezza.
Incredulità.
L’atleta che guarda il tabellone.
Il dialogo con l’allenatore.
Questi momenti possono raccontare il significato della prestazione molto meglio della gara stessa.
Il tabellone elettronico
Il risultato può diventare parte della fotografia.
Un atleta che guarda il proprio tempo.
Un risultato inatteso.
Un record.
Una posizione.
Un numero.
Possiamo costruire una composizione nella quale il volto dell’atleta e il risultato siano entrambi leggibili.
È un modo molto efficace per collegare la persona alla prestazione.
Record e primati
Quando un atleta stabilisce un record, il momento diventa particolarmente importante.
Ma non dobbiamo fotografare soltanto il risultato.
Possiamo raccontare il prima e il dopo.
La concentrazione.
La gara.
Il tabellone.
L’esultanza.
L’abbraccio.
L’allenatore.
Il pubblico.
Una serie completa può trasformare un risultato sportivo in una storia.
Il pubblico
Anche il pubblico può diventare protagonista.
Soprattutto durante le competizioni importanti.
Possiamo fotografare:
mani che applaudono;
volti concentrati;
tifosi che seguono la gara;
famiglie;
bambini;
reazioni al risultato.
E possiamo utilizzare il pubblico anche come sfondo.
Un atleta isolato davanti a una tribuna piena può raccontare immediatamente il contesto.
Il rapporto tra atleta e allenatore
Nell’atletica il rapporto tra atleta e allenatore può essere molto importante.
Dopo una gara possiamo trovare momenti di confronto.
Un gesto.
Una parola.
Un abbraccio.
Un’analisi.
Una correzione tecnica.
Sono fotografie che raccontano ciò che succede dietro la prestazione.
E possono diventare preziose soprattutto quando realizziamo una serie destinata a raccontare un’intera giornata di gara.
Composizione: non mettere sempre l’atleta al centro
La fotografia sportiva tende facilmente a diventare una successione di soggetti centrati.
Ma possiamo fare molto di più.
Possiamo utilizzare le linee della pista.
Le corsie.
Le curve.
Le pedane.
Le strutture dello stadio.
Le ombre.
Le tribune.
Gli elementi architettonici.
Possiamo lasciare spazio davanti alla direzione del movimento.
Possiamo utilizzare lo spazio negativo.
Possiamo cercare simmetrie.
L’atletica offre una quantità enorme di geometrie.
Le corsie come linee guida
Le corsie della pista sono un elemento compositivo straordinario.
Possono guidare lo sguardo verso l’atleta.
Possono creare diagonali.
Possono enfatizzare la profondità.
Possono diventare una parte importante della fotografia anche quando il soggetto è piccolo.
Quando fotografiamo da una posizione bassa, le linee della pista possono diventare particolarmente evidenti.
Il movimento e lo spazio davanti al soggetto
Se un atleta corre verso destra, possiamo lasciare più spazio davanti a lui.
Quello spazio suggerisce la direzione.
Se invece vogliamo creare una fotografia più compressa e intensa, possiamo stringere l’inquadratura.
Non esiste una composizione obbligatoria.
Ma dobbiamo essere consapevoli che lo spazio racconta il movimento.
Il punto di vista basso
Come nel calcio, anche nell’atletica un punto di vista basso può rendere l’atleta più imponente.
Le gambe possono assumere maggiore importanza.
Il corpo può stagliarsi contro il cielo.
La pista può diventare una superficie grafica.
Ma dobbiamo sempre verificare dove possiamo posizionarci e rispettare le indicazioni dell’organizzazione.
Fotografare dall’alto
Se abbiamo accesso a una posizione elevata, possiamo ottenere immagini completamente diverse.
Gli atleti possono diventare elementi grafici.
La pista può trasformarsi in una geometria.
Le corsie possono creare pattern.
Le traiettorie possono diventare linee.
È un modo interessante per allontanarsi dalla fotografia sportiva tradizionale.
Cercare fotografie diverse
Quando realizziamo una gara, possiamo porci un obiettivo.
Non voglio soltanto fotografare l’atleta.
Voglio realizzare:
una fotografia larga;
un ritratto;
un gesto tecnico;
un dettaglio;
un’immagine emozionale;
una fotografia ambientata;
un momento dopo la gara.
Questo ci costringe a cambiare approccio.
E impedisce che la nostra serie diventi una semplice raccolta di immagini simili.
Il problema delle fotografie tutte uguali
Se fotografiamo una gara utilizzando sempre la stessa posizione, la stessa focale e lo stesso tipo di inquadratura, possiamo ottenere molte immagini tecnicamente corrette ma poco interessanti come insieme.
La varietà è importante.
Possiamo alternare:
inquadrature strette;
inquadrature ambientate;
azioni;
ritratti;
dettagli;
momenti di attesa;
emozioni.
Una serie fotografica deve avere un ritmo.
Fotografare una manifestazione, non soltanto una gara
Quando lavoriamo su un evento di atletica, possiamo pensare al reportage.
La manifestazione diventa il soggetto.
La singola gara è soltanto uno degli elementi.
Possiamo raccontare l’arrivo degli atleti.
Il campo.
Gli spalti.
Il riscaldamento.
Le gare.
Gli allenatori.
I giudici.
Le premiazioni.
Il pubblico.
Il tramonto sullo stadio.
La fine della giornata.
In questo modo il nostro lavoro assume una dimensione narrativa molto più ampia.
La premiazione
La premiazione può sembrare un momento semplice.
In realtà offre molte possibilità.
Il podio.
Le medaglie.
Il sorriso.
Il gesto dell’atleta.
L’allenatore.
Il pubblico.
Il momento nel quale viene consegnata la medaglia.
Possiamo cercare sia fotografie documentarie sia immagini più emozionali.
E ancora una volta, non dobbiamo smettere di fotografare immediatamente dopo la consegna.
Attrezzatura e posizione: trovare il proprio equilibrio
Non dobbiamo necessariamente avere il teleobiettivo più lungo disponibile.
Se non possiamo spostarci, una focale lunga può essere utile.
Se invece possiamo muoverci liberamente, uno zoom più versatile potrebbe permetterci di lavorare in modo più creativo.
L’attrezzatura deve essere scelta in funzione della situazione.
E soprattutto dobbiamo ricordare che conoscere bene un’attrezzatura è spesso più utile che possederne molta.
Una seconda fotocamera?
Per un lavoro professionale può essere utile avere due corpi macchina.
Uno con il teleobiettivo.
Uno con una focale più corta.
Questo permette di reagire rapidamente e di evitare continui cambi di obiettivo.
Ma per un appassionato che fotografa una gara locale può essere un peso completamente inutile.
La scelta deve sempre partire dalle esigenze reali.
Batterie e schede
Durante una manifestazione possiamo realizzare moltissime fotografie.
Una batteria di riserva è sempre una buona idea.
Lo stesso vale per le schede di memoria.
Meglio non arrivare alla gara con una sola scheda quasi piena.
E soprattutto è buona pratica organizzare il proprio materiale in modo da sapere sempre cosa abbiamo già utilizzato e cosa è ancora disponibile.
La gestione dell’attrezzatura fa parte del workflow.
Il meteo
L’atletica è uno sport spesso fotografato all’aperto.
Questo significa che dobbiamo imparare a lavorare con condizioni diverse.
Sole forte.
Nuvole.
Pioggia.
Vento.
Tramonto.
La luce cambia la fotografia.
Una giornata nuvolosa può produrre una luce morbida e uniforme.
Il sole basso può creare controluce spettacolari.
Il sole forte può creare ombre molto dure.
Non dobbiamo aspettare sempre la luce perfetta.
Dobbiamo imparare a fotografare quella che abbiamo.
Il controluce
Il controluce può essere particolarmente interessante nell’atletica.
Un atleta che corre davanti al sole può diventare una silhouette.
Un salto può trasformarsi in una figura grafica.
Un lanciatore può essere circondato da un bordo luminoso.
Non dobbiamo necessariamente cercare sempre un’esposizione perfettamente uniforme.
Possiamo utilizzare la luce per creare atmosfera.
Il tramonto
Se la gara si svolge nelle ore del tardo pomeriggio, possiamo sfruttare il cambiamento della luce.
Il cielo può diventare parte della fotografia.
Gli atleti possono essere fotografati contro un colore caldo.
La pista può assumere tonalità differenti.
Il passaggio dalla luce naturale all’illuminazione artificiale può creare una varietà fotografica molto interessante.
Fotografare con il brutto tempo
La pioggia può sembrare un problema.
Ma può anche diventare un elemento narrativo.
Gocce d’acqua.
Pista bagnata.
Riflessi.
Atleti sotto la pioggia.
Volti concentrati.
Vestiti fradici.
Una gara fotografata in condizioni difficili può avere una forza particolare.
Naturalmente dobbiamo proteggere sia noi stessi sia l’attrezzatura.
Il momento che nessuno si aspetta
Uno dei vantaggi di conoscere bene una disciplina è riuscire a riconoscere anche i momenti inattesi.
Un atleta che si ferma.
Un abbraccio.
Un gesto verso il pubblico.
Un sorriso improvviso.
Un’esultanza.
Un errore.
Un momento di concentrazione.
La fotografia sportiva non consiste soltanto nel fotografare ciò che è previsto.
Consiste anche nell’essere pronti quando accade qualcosa che non avevamo previsto.
Se fotografiamo una gara per un atleta
Quando fotografiamo per un atleta, la prospettiva cambia leggermente.
Potrebbe essere importante realizzare immagini che raccontino la sua esperienza.
Non soltanto fotografie della gara.
Possiamo fotografare:
l’arrivo;
il riscaldamento;
la concentrazione;
la gara;
il risultato;
l’emozione;
il rapporto con l’allenatore;
i compagni;
la premiazione.
Questo permette di costruire una narrazione personale.
Una fotografia tecnica e una fotografia emotiva
È utile distinguere due tipi di immagini.
La fotografia tecnica mostra bene il gesto.
La fotografia emotiva racconta ciò che quel gesto significa.
Entrambe sono importanti.
Una fotografia perfettamente nitida di un salto può documentare la tecnica.
Un abbraccio dopo una gara può raccontare il significato di quella gara.
Se realizziamo un reportage, abbiamo bisogno di entrambe.
La selezione dopo la gara
Dopo l’evento arriva una fase spesso sottovalutata: la selezione.
Possiamo avere centinaia di immagini.
La tentazione è conservarle tutte.
Ma una buona selezione richiede coraggio.
Eliminiamo:
immagini fuori fuoco;
fotografie mosse accidentalmente;
sequenze ripetitive;
espressioni poco interessanti;
fotografie tecnicamente compromesse.
Poi confrontiamo le immagini simili.
Quale racconta meglio quel momento?
Quale ha il gesto più interessante?
Quale ha la composizione migliore?
Quale trasmette maggiormente l’emozione?
La selezione è parte integrante del lavoro fotografico.
Non scegliere soltanto la fotografia più nitida
Una fotografia tecnicamente perfetta non è necessariamente la fotografia migliore.
Possiamo avere una fotografia leggermente meno perfetta dal punto di vista tecnico, ma con un’espressione straordinaria.
Oppure una fotografia con un piccolo mosso che trasmette molto bene la velocità.
La tecnica deve essere valutata in relazione alla fotografia.
Non viceversa.
La post-produzione
Nella post-produzione possiamo intervenire su esposizione, colore, contrasto, alte luci e ombre.
Possiamo uniformare una serie.
Possiamo correggere il bilanciamento del bianco.
Possiamo migliorare la resa complessiva.
Ma è importante mantenere coerenza.
Se stiamo realizzando un reportage di una gara, fotografie con colori completamente diversi possono rendere la serie meno omogenea.
La post-produzione deve aiutare la narrazione.
Il crop nella fotografia sportiva
Il ritaglio può essere utile.
Soprattutto quando il soggetto è lontano.
Ma dobbiamo utilizzarlo con consapevolezza.
Un crop eccessivo può ridurre la qualità del file.
Può introdurre rumore più evidente.
Può ridurre il dettaglio.
Può modificare la composizione.
Meglio cercare, quando possibile, di realizzare già sul campo l’inquadratura desiderata.
Una serie fotografica completa
Immaginiamo di dover raccontare una gara di atletica attraverso venti fotografie.
Potremmo costruire una sequenza composta da:
una fotografia dell’impianto;
l’arrivo degli atleti;
il riscaldamento;
un ritratto;
la partenza;
alcune azioni;
un dettaglio tecnico;
una fotografia ambientata;
il momento decisivo;
il traguardo;
l’emozione dopo la gara;
il risultato;
l’allenatore;
il pubblico;
la premiazione;
un’immagine finale.
Non è una formula rigida.
È un modo per ricordare che una gara è una storia con un inizio, uno sviluppo e una conclusione.
Un esercizio pratico
Per imparare a fotografare l’atletica non è necessario aspettare un grande meeting.
Possiamo iniziare da una competizione locale.
Scegliamo una sola disciplina.
Per esempio, i 100 metri.
Prima osserviamo.
Non fotografiamo immediatamente.
Guardiamo dove si posizionano gli atleti.
Studiamo la luce.
Osserviamo la partenza.
Cerchiamo di capire dove avverrà il momento più interessante.
Poi fotografiamo.
Successivamente cambiamo posizione.
E ripetiamo l’esercizio.
Alla fine confrontiamo le fotografie.
Quale posizione ha funzionato meglio?
Quale focale?
Quale tempo?
Quale momento?
Questa analisi vale moltissimo.
Un secondo esercizio: fotografare una sola disciplina in modi diversi
Possiamo fare un ulteriore passo.
Scegliamo, per esempio, il salto in alto.
Realizziamo una fotografia larga.
Poi una stretta.
Poi una durante la rincorsa.
Poi durante lo stacco.
Poi sopra l’asticella.
Poi dopo l’atterraggio.
Infine una fotografia dell’atleta fuori dalla competizione.
In questo modo impariamo che lo stesso soggetto può essere raccontato da molti punti di vista.
Un terzo esercizio: raccontare l’atleta, non la gara
Questo esercizio è ancora più interessante.
Immaginiamo di non dover raccontare il risultato sportivo.
Dobbiamo raccontare l’atleta.
Cerchiamo quindi fotografie prima, durante e dopo la gara.
Questo ci costringe a osservare molto di più.
E spesso porta a immagini più personali.
La fotografia sportiva insegna la pazienza
Può sembrare un controsenso.
La fotografia sportiva è velocissima.
Ma per ottenere una buona fotografia dobbiamo anche saper aspettare.
Aspettare il momento.
Aspettare che l’atleta arrivi nella posizione giusta.
Aspettare che lo sfondo sia pulito.
Aspettare la luce.
Aspettare l’espressione.
Il fotografo sportivo deve quindi possedere due qualità apparentemente opposte:
reattività e pazienza.
La tecnica deve diventare automatica
Quando siamo alle prime esperienze, pensiamo continuamente alle impostazioni.
“Quale tempo?”
“Quale ISO?”
“Quale autofocus?”
“Quale diaframma?”
È normale.
Ma durante una gara dobbiamo arrivare a un punto nel quale queste decisioni diventano quasi automatiche.
Questo avviene attraverso la pratica.
Più fotografiamo, più impariamo.
Più analizziamo gli errori, più miglioriamo.
E più la tecnica diventa automatica, più possiamo concentrarci sul momento.
Fotografare l’atletica significa imparare a vedere
Questa è forse la lezione più importante.
La fotografia sportiva non è soltanto velocità.
È osservazione.
Dobbiamo vedere il gesto prima che accada.
Dobbiamo riconoscere l’emozione.
Dobbiamo capire la luce.
Dobbiamo leggere lo spazio.
Dobbiamo individuare gli elementi che possono disturbare.
Dobbiamo scegliere quando scattare.
La fotocamera registra.
Noi scegliamo cosa merita di essere registrato.
Conclusione
Fotografare una gara di atletica significa confrontarsi con una delle forme più pure di movimento.
Non c’è una sola velocità.
Non c’è un solo gesto.
Non c’è una sola emozione.
Ogni disciplina presenta un linguaggio differente.
La velocità esplosiva dei 100 metri.
La resistenza dei mezzofondisti.
La sospensione del salto in alto.
La rincorsa del lungo.
La complessità del salto con l’asta.
La potenza dei lanci.
E dietro tutto questo ci sono persone.
Atleti che si allenano per mesi e anni per arrivare a pochi secondi, pochi metri o pochi centimetri.
È questo che il fotografo dovrebbe cercare di raccontare.
Non soltanto il risultato.
Non soltanto il gesto tecnico.
Ma il percorso che porta a quel momento.
La concentrazione prima della gara.
La tensione sulla linea di partenza.
Il corpo che accelera.
Il salto.
Il lancio.
Il traguardo.
Il tabellone.
Il sorriso.
La delusione.
L’abbraccio.
L’allenatore.
Il pubblico.
Tutto può diventare fotografia.
La tecnica ci permette di congelare il movimento.
L’attrezzatura ci permette di raggiungere il soggetto.
L’autofocus ci aiuta a seguirlo.
La raffica ci permette di registrare una sequenza.
Ma nessuno di questi strumenti può decidere quale sia la fotografia che vale davvero la pena raccontare.
Quella scelta rimane al fotografo.
Per questo, quando andremo a fotografare una gara di atletica, sarebbe un errore pensare soltanto alla macchina fotografica.
Guardiamo prima l’atleta.
Guardiamo la pista.
Guardiamo la luce.
Guardiamo il gesto.
Guardiamo ciò che succede prima e dopo.
E soprattutto impariamo ad aspettare.
Perché in atletica, proprio come in molti altri sport, il momento decisivo dura spesso soltanto una frazione di secondo.
Ma se siamo nel posto giusto, con l’attrezzatura pronta e soprattutto con lo sguardo già preparato, quella frazione di secondo può diventare un’immagine capace di raccontare un’intera gara.



