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Come fotografare una partita di calcio

Come fotografare una partita di calcio

Come fotografare una partita di calcio

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Fotografare una partita di calcio significa molto più che seguire un pallone con un teleobiettivo e premere il pulsante di scatto.

È una delle discipline fotografiche più impegnative, perché mette insieme velocità, imprevedibilità, movimento, luce variabile, distanza dal soggetto e necessità di reagire in pochissimi istanti.

In una partita non possiamo chiedere a un giocatore di ripetere l’azione.

Non possiamo fermare il gioco perché abbiamo sbagliato la messa a fuoco.

Non possiamo aspettare che la luce migliori.

E soprattutto non possiamo sapere esattamente dove si troverà il momento interessante.

Dobbiamo prevederlo.

Ed è proprio questa la caratteristica che rende la fotografia calcistica così affascinante.

Il fotografo non si limita a registrare ciò che accade. Cerca di capire il gioco, anticipa l’azione, sceglie dove guardare, decide quale momento raccontare e deve essere pronto quando quel momento arriva.

Una buona fotografia di calcio, infatti, non è necessariamente quella che mostra il pallone.

Può essere un contrasto.

Uno sguardo.

Un’esultanza.

Un gesto di delusione.

Un allenatore che reagisce.

Un portiere che si prepara a un’azione.

Una panchina che esplode di gioia.

Un giocatore isolato nel momento della concentrazione.

La partita è il racconto.

Il fotografo deve scegliere quali istanti trasformare in immagini.


Conoscere il calcio prima di fotografarlo

Prima ancora di parlare di fotocamere, obiettivi e impostazioni, c’è una cosa che può fare una grande differenza: conoscere il gioco.

Non è necessario essere esperti di tattica.

Ma più comprendiamo quello che sta succedendo, più diventa facile prevedere dove potrebbe svilupparsi l’azione.

Se conosciamo le dinamiche di una partita, possiamo intuire quando una squadra sta costruendo un’azione offensiva, quando potrebbe arrivare un cross, quando un attaccante sta cercando la profondità o quando una situazione di calcio piazzato potrebbe generare un momento interessante.

Questo permette di spostare l’attenzione dalla semplice reazione alla previsione.

Il fotografo inesperto vede il giocatore quando ha già iniziato a correre.

Quello più esperto può essere già pronto prima che l’azione inizi.

È una differenza enorme.


La posizione è parte della fotografia

Una delle decisioni più importanti viene presa prima ancora di scattare:

dove mi metto?

La stessa partita può produrre fotografie completamente diverse a seconda della posizione del fotografo.

Da dietro una porta possiamo raccontare il portiere, i tiri, gli attaccanti che arrivano verso di noi e le esultanze.

Dalla linea laterale possiamo seguire meglio le azioni lungo il campo.

Da una posizione più arretrata possiamo raccontare il rapporto tra giocatori e ambiente.

Da una posizione più bassa possiamo ottenere immagini più dinamiche, con i giocatori che sembrano dominare la scena.

Non esiste una posizione universalmente migliore.

Esiste quella più adatta alla fotografia che vogliamo realizzare.


La posizione bassa

Per molte fotografie sportive, una posizione relativamente bassa può essere particolarmente efficace.

Quando fotografiamo dal livello del campo, il giocatore può apparire più imponente.

Il corpo si separa maggiormente dallo sfondo.

Il cielo o gli spalti possono diventare parte della composizione.

Il gesto atletico acquista maggiore forza.

Naturalmente dobbiamo sempre rispettare le aree consentite e le indicazioni dell’organizzazione.

La sicurezza viene prima della fotografia.

Ma, quando la posizione lo permette, abbassarsi può cambiare radicalmente il risultato.


Non guardare sempre il pallone

Questo è probabilmente uno dei consigli più importanti per chi comincia.

Il pallone è certamente importante.

Ma non è necessariamente il protagonista della fotografia.

Se guardiamo esclusivamente il pallone, rischiamo di perdere tutto il resto.

Un giocatore che sta per tirare.

Un difensore che lo sta contrastando.

Il portiere che si prepara.

La panchina che reagisce.

Il pubblico che si alza.

L’allenatore che urla.

La fotografia sportiva racconta l’azione e le emozioni che la circondano.

A volte il pallone può persino essere fuori dall’inquadratura.

E la fotografia può funzionare comunque.


L’attrezzatura: il teleobiettivo

Per fotografare una partita da bordo campo, il teleobiettivo è generalmente lo strumento principale.

Le focali utilizzabili dipendono dalla distanza dal campo, dalle dimensioni del terreno di gioco, dalla posizione assegnata e dal tipo di fotografia che vogliamo realizzare.

Un teleobiettivo medio può essere molto versatile.

Un tele più lungo permette di isolare maggiormente i giocatori anche quando si trovano lontani.

Uno zoom offre invece una flessibilità enorme.

Possiamo passare rapidamente da un’inquadratura più ampia a una più stretta senza cambiare obiettivo.

Questa versatilità può essere molto importante durante una partita.


Zoom o focale fissa?

È una delle scelte classiche della fotografia sportiva.

Uno zoom permette di reagire rapidamente.

Una focale fissa può offrire, a parità di categoria, una determinata apertura massima e caratteristiche ottiche molto interessanti, ma richiede maggiore disciplina nella scelta della posizione.

Non c’è una risposta universale.

Se dobbiamo seguire continuamente situazioni che cambiano distanza, uno zoom può essere estremamente pratico.

Se invece conosciamo bene la posizione dalla quale lavoreremo e sappiamo quale tipo di immagini vogliamo ottenere, una focale fissa può diventare uno strumento molto efficace.


La luminosità dell’obiettivo

La partita può svolgersi in pieno giorno, nel tardo pomeriggio oppure sotto i riflettori.

Un obiettivo luminoso può quindi diventare molto importante.

Una maggiore apertura permette di utilizzare tempi di scatto rapidi anche quando la luce diminuisce.

Può inoltre contribuire a separare il giocatore dallo sfondo.

Ma c’è un compromesso.

Obiettivi luminosi e teleobiettivi professionali possono essere grandi, pesanti e costosi.

Ancora una volta, dobbiamo chiederci che tipo di lavoro vogliamo fare.


Il tempo di scatto

Qui arriviamo a uno degli aspetti più importanti.

Il calcio è movimento.

Se vogliamo congelare un’azione, dobbiamo utilizzare un tempo sufficientemente rapido.

Ma non esiste un unico tempo corretto.

Un giocatore fermo in attesa di un calcio d’angolo si comporta diversamente da un giocatore che corre verso la porta.

Un gesto rapido del piede può richiedere tempi più brevi rispetto a una semplice corsa.

Anche la direzione del movimento influenza la percezione del mosso.

Il punto di partenza deve quindi essere un tempo abbastanza rapido da congelare l’azione che vogliamo raccontare.

Poi possiamo adattarlo alla situazione.


Quando il mosso diventa una scelta

Una fotografia sportiva non deve necessariamente essere completamente congelata.

Il movimento può diventare parte dell’immagine.

Possiamo utilizzare un tempo più lento e lasciare una certa quantità di mosso sul giocatore o sullo sfondo.

Possiamo sperimentare il panning, seguendo il soggetto durante lo scatto.

Il risultato sarà meno prevedibile.

Molte fotografie saranno inutilizzabili.

Ma alcune potranno avere una grande forza dinamica.

Il movimento, quando è controllato, può raccontare la velocità molto meglio di una fotografia perfettamente congelata.


Diaframma e profondità di campo

Nella fotografia calcistica il diaframma viene spesso utilizzato anche per controllare lo sfondo.

Un’apertura ampia permette di isolare maggiormente il giocatore.

Questo è particolarmente utile quando dietro di lui abbiamo spalti, cartelloni pubblicitari, altri giocatori o elementi visivamente caotici.

Ma una profondità di campo molto ridotta aumenta anche la difficoltà della messa a fuoco.

Se il soggetto corre verso di noi, il piano di fuoco cambia rapidamente.

Dobbiamo quindi trovare un equilibrio tra separazione dello sfondo e margine di sicurezza della messa a fuoco.


ISO: meglio una fotografia nitida

Quando la luce diminuisce, una delle possibilità è aumentare gli ISO.

Molti fotografi alle prime armi hanno paura di utilizzare sensibilità elevate.

Ma in fotografia sportiva è importante ricordare una cosa:

una fotografia leggermente rumorosa ma nitida può essere molto più efficace di una fotografia pulita ma mossa.

Se dobbiamo mantenere un tempo rapido, gli ISO sono uno strumento.

Non un nemico.

La tecnologia moderna permette spesso di utilizzare sensibilità relativamente elevate mantenendo una qualità molto buona, soprattutto se l’esposizione è corretta.


Il triangolo dell’esposizione nello sport

In questo genere, le tre variabili dell’esposizione assumono spesso priorità differenti.

Il tempo di scatto serve prima di tutto a controllare il movimento.

Il diaframma determina quanta luce entra e contribuisce alla profondità di campo.

Gli ISO diventano la variabile di compensazione quando la luce disponibile non è sufficiente.

In una partita diurna potremmo avere grande libertà.

In una partita serale sotto illuminazione artificiale, invece, potremmo essere costretti a lavorare a sensibilità elevate.

Il principio è semplice:

prima decidiamo come vogliamo rappresentare il movimento, poi costruiamo il resto dell’esposizione intorno a quella scelta.


Autofocus: la partita si muove, il fuoco deve seguirla

L’autofocus è uno degli elementi più importanti nella fotografia calcistica.

I sistemi moderni offrono modalità di inseguimento molto sofisticate, ma dobbiamo comunque imparare a utilizzarle.

Il primo concetto da comprendere è quello dell’autofocus continuo.

Invece di mettere a fuoco una sola volta e mantenere il punto fisso, la fotocamera continua ad aggiornare la distanza dal soggetto mentre questo si muove.

È esattamente ciò che ci serve quando un giocatore corre.

Ma anche l’autofocus più sofisticato non può sostituire il fotografo.

Dobbiamo scegliere correttamente area, soggetto e comportamento dell’autofocus.


Non affidarsi completamente al riconoscimento del soggetto

Le fotocamere moderne possono riconoscere persone e soggetti in movimento.

È una funzione molto utile.

Ma non dobbiamo trasformarla in una delega completa.

Il fotografo deve continuare a controllare ciò che accade nell’inquadratura.

In una partita possono esserci diversi giocatori molto vicini.

Il sistema può scegliere un soggetto diverso da quello che vogliamo.

Oppure può perdere il giocatore dietro un altro atleta.

La tecnologia aiuta.

La comprensione della situazione rimane fondamentale.


La raffica non è una soluzione

La raffica è molto utile nella fotografia sportiva.

Permette di registrare una sequenza di immagini durante un’azione.

Ma tenere premuto il pulsante per tutta la partita non significa automaticamente ottenere fotografie migliori.

Anzi, può produrre migliaia di immagini quasi identiche.

Poi dovremo selezionarle.

Una raffica intelligente è quella utilizzata per accompagnare un momento decisivo.

Un salto.

Un contrasto.

Un colpo di testa.

Un tiro.

Un’esultanza.

Non dobbiamo fotografare tutto.

Dobbiamo fotografare i momenti che contano.


Imparare a prevedere il momento

Questa è probabilmente la competenza più importante.

Quando vediamo un giocatore prepararsi al tiro, non dobbiamo aspettare che il piede colpisca il pallone per iniziare a fotografare.

Dobbiamo essere pronti prima.

Quando un attaccante entra in area, possiamo intuire che potrebbe esserci un tiro.

Quando viene assegnato un calcio d’angolo, possiamo prevedere che ci sarà un momento di forte concentrazione nell’area.

Quando arriva un gol, sappiamo che dopo l’azione arriverà l’esultanza.

La fotografia sportiva è quindi anche una forma di anticipazione narrativa.


Il calcio di punizione

I calci piazzati sono situazioni fotograficamente interessanti perché possiamo prepararci.

Abbiamo qualche secondo.

Possiamo controllare l’esposizione.

Possiamo scegliere l’inquadratura.

Possiamo cercare il portiere.

Possiamo includere la barriera.

Possiamo preparare il punto di messa a fuoco.

È una situazione nella quale la fotografia può essere meno reattiva e più ragionata.


Il calcio d’angolo

Anche il calcio d’angolo offre diverse possibilità.

Possiamo fotografare l’azione dentro l’area.

Possiamo concentrarci sul portiere.

Possiamo cercare un duello aereo.

Possiamo fotografare l’attaccante mentre salta.

Possiamo anche ignorare completamente il pallone e concentrarci sulle reazioni dei giocatori.

La cosa importante è arrivare alla situazione già preparati.


Il portiere

Il portiere merita un’attenzione particolare.

È spesso un soggetto fotograficamente molto interessante.

Salti.

Tuffi.

Parate.

Concentrazione.

Esultanze.

Delusione.

Può essere fotografato durante l’azione oppure nei momenti di attesa.

Inoltre, il portiere offre spesso una posizione relativamente prevedibile, cosa che può permettere di preparare meglio l’inquadratura.


L’attaccante

Gli attaccanti possono offrire immagini molto dinamiche.

Corse.

Contrasti.

Tiri.

Esultanze.

Duelli.

Ma spesso dobbiamo anticipare il movimento.

Se seguiamo semplicemente il giocatore con la fotocamera, rischiamo di arrivare sempre un attimo dopo.

È meglio imparare a leggere l’azione.

Guardare dove potrebbe arrivare il pallone.

Osservare i movimenti degli altri giocatori.

Capire dove potrebbe svilupparsi l’azione successiva.


Le esultanze

Paradossalmente, uno dei momenti migliori della partita può arrivare dopo il gol.

L’esultanza può raccontare molto più del tiro.

Abbracci.

Urla.

Salti.

Gesti verso il pubblico.

Compagni che corrono.

Allenatori che reagiscono.

Tifosi in festa.

È un momento nel quale l’emozione è molto forte.

Per questo, dopo aver seguito l’azione del gol, non dobbiamo abbassare immediatamente la fotocamera.

L’azione potrebbe essere finita.

La fotografia, invece, potrebbe essere appena iniziata.


Fotografare la delusione

Anche la sconfitta fa parte del racconto sportivo.

Un giocatore seduto sul campo.

Un portiere che guarda la rete.

Un atleta con le mani sul volto.

Una squadra che esce dal campo.

Sono momenti completamente diversi dall’energia del gol.

Ma possono essere fotografie molto potenti.

Il fotografo sportivo non dovrebbe raccontare soltanto il successo.

Dovrebbe raccontare la storia emotiva della partita.


Non dimenticare allenatori e panchine

Se rimaniamo concentrati esclusivamente sul campo, rischiamo di perdere una parte importante del racconto.

L’allenatore può offrire momenti molto espressivi.

Indicazioni.

Proteste.

Esultanze.

Delusione.

Concentrazione.

La panchina può diventare un piccolo teatro parallelo alla partita.

E spesso basta spostare l’obiettivo per qualche secondo per trovare una fotografia completamente diversa.


Il pubblico

Il pubblico è un altro elemento narrativo.

Non dobbiamo fotografarlo soltanto quando festeggia.

Possiamo cercare:

un volto concentrato;

un bambino che segue la partita;

un gruppo di tifosi;

una sciarpa;

una bandiera;

una reazione collettiva;

un gesto individuale.

Il pubblico può anche essere utilizzato come sfondo per il giocatore.

In questo modo diventa parte della composizione senza essere necessariamente il soggetto principale.


Raccontare anche ciò che accade fuori dal campo

Una buona serie fotografica di una partita non dovrebbe necessariamente essere composta da venti fotografie di giocatori che corrono.

Possiamo raccontare anche l’atmosfera.

Lo stadio vuoto prima dell’inizio.

Il riscaldamento.

Le scarpe.

Il pallone.

Gli spalti.

L’ingresso delle squadre.

Il momento dell’inno.

L’intervallo.

Il campo dopo il fischio finale.

Queste immagini aiutano a costruire una storia.


La luce naturale

Durante una partita di giorno la luce può cambiare rapidamente.

Se la partita inizia nel pomeriggio e termina al tramonto, potremmo passare da una situazione molto luminosa a una completamente diversa.

Il fotografo deve quindi controllare continuamente l’esposizione.

Possiamo lavorare in manuale quando la luce è stabile.

In condizioni molto variabili può essere utile una modalità che permetta di adattarsi rapidamente.

La scelta dipende dall’esperienza e dalle condizioni.

L’importante è non lasciare che l’esposizione diventi un problema proprio nel momento decisivo.


Fotografare sotto i riflettori

Le partite serali presentano problemi differenti.

L’illuminazione dello stadio può essere relativamente uniforme, ma può anche creare differenze importanti tra zone del campo.

Inoltre, la luce artificiale può avere caratteristiche cromatiche particolari.

Il bilanciamento del bianco può diventare importante.

Se lavoriamo in RAW, avremo maggiore libertà in post-produzione.

Ma è comunque utile cercare di ottenere una base coerente già durante lo scatto.


Il problema dello sfarfallio

Con alcune illuminazioni artificiali può verificarsi un fenomeno di flickering.

La frequenza della sorgente luminosa può interagire con i tempi di esposizione e con il sistema di lettura del sensore.

Il risultato può essere una variazione di luminosità o colore tra fotogrammi consecutivi.

Le fotocamere moderne possono offrire funzioni specifiche per ridurre questi problemi.

È un aspetto tecnico che vale la pena conoscere soprattutto quando fotografiamo sport indoor o stadi con illuminazione artificiale particolare.


RAW o JPEG?

Per un lavoro professionale, il RAW offre una maggiore libertà di intervento successivo.

Possiamo correggere esposizione, bilanciamento del bianco, alte luci e ombre con maggiore flessibilità.

Il JPEG, invece, può essere utile quando abbiamo bisogno di una consegna molto rapida.

In alcuni contesti professionali la velocità può essere fondamentale.

La scelta dipende quindi dal workflow.

Non esiste una risposta unica.


Schede di memoria: la parte invisibile del lavoro

Durante una partita possiamo realizzare molte fotografie.

La scheda deve essere sufficientemente capiente e affidabile.

Ma non dovremmo pensare soltanto alla capacità.

Conta anche la velocità di scrittura, soprattutto quando utilizziamo raffiche prolungate.

Una scheda troppo lenta può contribuire a riempire il buffer della fotocamera e rallentare il lavoro.

La memoria non è un accessorio secondario.

È parte del sistema.


Batterie

Lo stesso vale per le batterie.

Una partita può durare novanta minuti.

Ma il lavoro fotografico può iniziare molto prima e finire molto dopo.

Riscaldamento.

Partita.

Intervallo.

Secondo tempo.

Esultanze.

Interviste.

Fine partita.

È prudente avere autonomia sufficiente per l’intero lavoro.

E, quando possibile, una batteria di riserva può evitare situazioni spiacevoli.


Una o due fotocamere?

Nel lavoro professionale può essere utile utilizzare due corpi macchina.

Non soltanto come sicurezza.

Anche per evitare di cambiare obiettivo continuamente.

Potremmo avere un teleobiettivo montato su un corpo e una focale più corta sull’altro.

Questo permette di reagire rapidamente a situazioni differenti.

Naturalmente aumenta peso e complessità.

Per una partita amatoriale potrebbe essere completamente inutile.

Ancora una volta, dipende dal lavoro.


L’abbigliamento conta

Sembra un dettaglio.

Non lo è.

Una partita può significare diverse ore all’aperto.

Caldo.

Freddo.

Pioggia.

Vento.

Sole.

Il fotografo deve essere preparato.

Scarpe comode.

Abbigliamento adatto.

Protezione dalla pioggia.

Eventuale protezione per l’attrezzatura.

Una giornata fotografica può diventare molto lunga.

E se siamo scomodi, la nostra attenzione diminuisce.


Proteggere l’attrezzatura

Il calcio si gioca all’aperto in molte situazioni.

La pioggia può arrivare improvvisamente.

Dobbiamo quindi considerare la protezione dell’attrezzatura.

Coperture antipioggia.

Borse adeguate.

Panni in microfibra.

Protezione per le schede.

Un semplice sacchetto impermeabile può diventare sorprendentemente utile in emergenza.

Non dobbiamo però aspettare la pioggia per capire che non siamo preparati.


La composizione nel calcio

La composizione sportiva non significa semplicemente mettere il giocatore al centro.

Possiamo utilizzare lo spazio davanti al soggetto.

Se un giocatore corre verso destra, lasciare spazio in quella direzione può suggerire movimento.

Possiamo utilizzare le linee del campo.

La linea laterale.

L’area di rigore.

La porta.

Le tribune.

Gli spalti.

Gli elementi geometrici del campo possono diventare strumenti compositivi.


Lo spazio negativo

Un giocatore isolato in una grande porzione di campo può creare una fotografia molto diversa da un’immagine stretta sul volto.

Lo spazio vuoto può raccontare solitudine.

Attesa.

Distanza.

Concentrazione.

Può anche creare un’immagine più grafica.

Non dobbiamo avere paura di lasciare spazio.

Una fotografia sportiva non deve necessariamente essere piena di elementi.


Il momento decisivo

Il concetto di momento decisivo è particolarmente importante nello sport.

Non significa necessariamente il momento più spettacolare.

Può essere un istante brevissimo nel quale gesto, espressione, posizione e composizione si combinano perfettamente.

Un piede che colpisce il pallone.

Un portiere completamente disteso.

Due giocatori che si contendono un pallone.

Un’esultanza nel momento esatto in cui il compagno arriva.

Il fotografo deve essere pronto a riconoscere quel momento.


Fotografare in anticipo

Una tecnica molto utile consiste nel previsualizzare.

Immaginiamo che un attaccante stia per ricevere il pallone.

Non aspettiamo che tutto sia già accaduto.

Prepariamo l’inquadratura.

Seguiamo il giocatore.

Manteniamo il fuoco.

E siamo pronti.

Quando arriva il momento, dobbiamo soltanto reagire.

Questa capacità si sviluppa con l’esperienza.

All’inizio saremo spesso in ritardo.

Poi inizieremo ad anticipare.


Non fotografare tutto

Una partita dura novanta minuti.

Non dobbiamo produrre novanta minuti di fotografie.

Il fotografo deve anche imparare a non scattare.

Se fotografiamo continuamente, rischiamo di perdere concentrazione.

Inoltre, una quantità enorme di immagini rende molto più difficile la selezione.

Meglio cercare momenti specifici.

Azioni.

Emozioni.

Dettagli.

Situazioni narrative.

Questo rende il lavoro più consapevole.


La selezione è parte della fotografia

Dopo la partita arriva un’altra fase fondamentale.

La selezione.

Possiamo avere centinaia o migliaia di fotografie.

Dobbiamo eliminare:

fuori fuoco;

mosse;

duplicati;

espressioni poco interessanti;

azioni confuse;

immagini tecnicamente compromesse.

Poi dobbiamo scegliere le fotografie che raccontano davvero la partita.

Non necessariamente quelle più spettacolari.

Una serie efficace dovrebbe avere varietà.


Una buona serie racconta una partita

Immaginiamo di dover consegnare quindici fotografie.

Potremmo includere:

una panoramica dello stadio;

il riscaldamento;

un’azione offensiva;

un duello;

un momento del portiere;

un’esultanza;

un’immagine del pubblico;

un momento dell’allenatore;

un dettaglio;

una situazione di tensione;

un’immagine della squadra;

un momento finale.

Non è una formula obbligatoria.

È semplicemente un modo per pensare alla partita come a una storia.


Non correggere tutto in post-produzione

La post-produzione può migliorare molto una fotografia sportiva.

Ma non può risolvere completamente un errore di base.

Una fotografia completamente sfocata non diventa nitida con un cursore.

Una fotografia fortemente sovraesposta nelle alte luci non recupera automaticamente tutti i dettagli.

Una composizione sbagliata non diventa perfetta con un ritaglio.

La post-produzione deve completare il lavoro.

Non sostituirlo.


Il crop può essere utile

La fotografia sportiva offre spesso un certo margine di ritaglio.

Soprattutto quando utilizziamo sensori ad alta risoluzione e ottiche adeguate.

Ma il crop non deve diventare una scusa per fotografare sempre troppo lontano.

Più ritagliamo, meno informazione abbiamo.

E soprattutto perdiamo possibilità compositive.

Meglio, quando possibile, cercare la fotografia già in fase di scatto.


La nitidezza e l’output

Una fotografia destinata a una pubblicazione sul web richiede una preparazione diversa da quella destinata alla stampa.

Dopo il ridimensionamento può essere necessario applicare una certa nitidezza di output.

Ma bisogna evitare di esagerare.

Un’immagine sportiva già ricca di dettagli può diventare artificiale molto rapidamente.

La nitidezza deve accompagnare la fotografia.

Non deve diventare protagonista.


Fotografare a bordo campo: rispetto e disciplina

Il fotografo sportivo lavora all’interno di un ambiente nel quale accadono cose molto veloci.

Dobbiamo rispettare le aree assegnate.

Non ostacolare giocatori, arbitri, tecnici o personale.

Non invadere il terreno di gioco.

Non spostarsi continuamente in maniera imprevedibile.

Seguire le indicazioni dell’organizzazione.

La fotografia non deve mai diventare un problema per chi sta giocando.

La professionalità passa anche da queste cose.


Non diventare parte della partita

Può capitare di lasciarsi coinvolgere.

Un gol.

Una parata.

Una decisione arbitrale.

Una rimonta.

Ma il fotografo deve mantenere una certa distanza emotiva durante il lavoro.

Se ci distraiamo a guardare la partita come spettatori, rischiamo di perdere il momento fotografico.

Il nostro compito è diverso.

Noi dobbiamo raccontare ciò che gli altri stanno guardando.


Un esercizio per iniziare

Se vogliamo cominciare a fotografare il calcio, possiamo organizzare un piccolo test.

Non serve iniziare necessariamente da una partita di alto livello.

Una partita locale può essere perfetta.

Portiamo una fotocamera, un teleobiettivo e una batteria di riserva.

Prima dell’inizio osserviamo il campo.

Scegliamo una posizione.

Studiamo la luce.

Guardiamo come si muovono le squadre.

Durante il primo tempo non cerchiamo di fare tutto.

Concentriamoci sulle azioni.

Nel secondo tempo proviamo a cercare anche emozioni, panchina e pubblico.

Alla fine analizziamo le fotografie.

Non chiediamoci soltanto:

“Quali sono belle?”

Chiediamoci:

“Dove ero quando ho realizzato le fotografie migliori?”

“Che cosa stava succedendo?”

“Ero già pronto oppure ho reagito tardi?”

“Quale impostazione ha funzionato?”

“Dove ho perso il momento?”

Queste risposte valgono più di molte ore di teoria.


Un secondo esercizio: fotografare senza seguire il pallone

Per una parte della partita possiamo imporci una piccola limitazione.

Non cerchiamo il pallone.

Cerchiamo:

gesti;

sguardi;

contrasti;

emozioni;

movimenti;

relazioni tra giocatori.

Questo esercizio ci costringe a guardare la partita in maniera diversa.

E può aiutarci a sviluppare una sensibilità più narrativa.


Un terzo esercizio: una sola azione

Possiamo anche scegliere un’area del campo e seguirla per dieci minuti.

Non cambiamo posizione.

Osserviamo.

Cerchiamo di capire quali azioni passano da quella zona.

Dopo qualche minuto inizieremo a prevedere.

E quando iniziamo a prevedere, iniziamo davvero a fotografare lo sport.


La fotografia calcistica insegna ad anticipare

Questo è forse il regalo più importante che la fotografia sportiva può farci.

Impariamo a leggere il movimento.

A osservare prima.

A capire cosa potrebbe succedere.

A preparare l’inquadratura.

A mantenere la concentrazione.

A reagire rapidamente.

Queste competenze sono utili anche in molti altri generi.

Nella danza.

Nei concerti.

Negli eventi.

Nella fotografia di strada.

Perfino nella fotografia di matrimonio.

La capacità di anticipare il momento è una competenza fotografica trasversale.


Dalla tecnica alla sensibilità

All’inizio penseremo soprattutto alle impostazioni.

“Che tempo devo usare?”

“Che ISO?”

“Quale autofocus?”

“Quale diaframma?”

Sono domande importanti.

Ma con l’esperienza inizieranno a diventare automatiche.

E allora potremo concentrarci su altro.

Dove sarà il momento?

Chi sarà il protagonista?

Dove devo essere?

Che cosa voglio raccontare?

È qui che la fotografia sportiva diventa davvero interessante.

La tecnica smette di occupare tutto lo spazio mentale.

E lascia spazio alla visione.


Conclusione

Fotografare una partita di calcio significa imparare a lavorare dentro un ambiente nel quale quasi nulla rimane fermo.

Il pallone si muove.

I giocatori corrono.

La luce cambia.

Le emozioni esplodono e scompaiono in una frazione di secondo.

Il fotografo deve essere pronto.

Ma essere pronto non significa soltanto avere una fotocamera con una buona raffica e un teleobiettivo luminoso.

Significa sapere dove guardare.

Significa conoscere il gioco abbastanza da poter anticipare.

Significa scegliere una posizione.

Leggere la luce.

Controllare l’esposizione.

Utilizzare un autofocus adatto.

Scegliere il momento.

E, soprattutto, capire che una partita non è fatta soltanto di azioni.

È fatta di persone.

Di tensione.

Di concentrazione.

Di fatica.

Di gioia.

Di delusione.

Di attesa.

Di esplosioni improvvise.

Una fotografia può raccontare tutto questo anche senza mostrare il pallone.

Ed è proprio qui che il fotografo può fare la differenza.

La tecnologia ci permette di seguire un soggetto a grande distanza, di fotografare rapidamente, di lavorare con poca luce e di realizzare sequenze molto lunghe.

Ma nessuna fotocamera può decidere quale momento meriti di essere raccontato.

Quella scelta rimane nelle nostre mani.

Per questo, prima di preoccuparci di quale sia il teleobiettivo perfetto o quale sia la fotocamera più veloce, dovremmo imparare a osservare una partita.

Guardarla.

Capirla.

Anticiparla.

Solo allora la tecnica potrà diventare veramente utile.

Perché il fotografo sportivo non è semplicemente quello che riesce a congelare un’azione.

È quello che riesce a trasformare un istante di una partita in un’immagine che ci fa sentire quella partita anche quando è già finita.

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