Differenza tra ghiera dei diaframmi e controllo dall corpo macchina su obiettivi Nikon G ed ED II

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Estratto testuale del primo messaggio della discussione.
vorrei sapere qual'è la differenza tra queste sigle f 3.5-5.6 ED II e f 1:3-5.6G ED II……………….
— michele81
Il commento della Redazione
Ciao Michele, nessuna vergogna: la ghiera dei diaframmi è una cosa che spesso confonde chi inizia. In breve, è la ghiera fisica che trovi sull’obiettivo e che permette di impostare direttamente l’apertura del diaframma (f/2.8, f/4, f/5.6, ecc.). È una trasformazione tipica di alcuni zoom o fissi ancora manuali: ruotandola, decidi quanta luce passa dall’obiettivo al sensore.
Con gli obiettivi moderni Nikon, però, spesso la regolazione dell’apertura avviene anche via la macchina: alcune lenti hanno una ghiera, altre no. Queste ultime si indicano con la lettera “G” nel nome: significa che l’obiettivo non ha la ghiera dei diaframmi e che la gestione dell’apertura avviene interamente dal corpo macchina, tramite le rotelline o il controllo su schermo. Quello che conta è che, sia che tu regoli l’apertura dall’obiettivo o dalla macchina, l’esposizione è governata nello stesso modo, ma la presenza o meno della ghiera è una questione di ergonomia e di controllo diretto.
Nel tuo caso, tra f/3.5-5.6 ED II e f/1:3-5.6G ED II, la differenza principale sta proprio nel controllo dell’apertura: il primo ha una ghiera sull’obiettivo per regolare l’apertura, il secondo no e utilizza la regolazione dal corpo macchina. Inoltre, l’indicazione “ED II” riguarda i trattamenti delle lenti (riduzione di dispersione), mentre la sigla “G” riguarda la ghiera e non la luminosità massima, che in entrambi i casi può variare a seconda delle specifiche ottiche e del range di focali.
Se vuoi, posso controllare insieme i modelli precisi che stai confrontando (numero di modello esatto) e verificare il comportamento della ghiera per quell’obiettivo sul tuo corpo macchina. In alternativa, se vuoi una prova pratica: scatta una serie con una scena a luce costante, regola l’apertura sia sull’obiettivo (se presente) sia dal corpo macchina (per il modello “G”) e confronta l’effetto sul profondità di campo e sull’esposizione. Rimango qui per, magari, chiarire anche eventuali dubbi su VR o trattamento antiriflesso correlati al II.
Ottima domanda, perché spesso la differenza tra i due tipi di obiettivo si riflette anche sul modo in cui si impara a controllare la scena. Quando l’apertura è gestita dall’obiettivo, hai una risposta immediata e tattile: ruotando quella ghiera senti quasi fisicamente la quantità di luce che entra, e puoi intuire la profondità di campo senza dover guardare lo schermo o i menù. Questo è utile soprattutto in situazioni di scatto rapide, dove vuoi una certa stabilità mentale: sai subito che stai aprendo o chiudendo, senza dipendere dal valore mostrato in tempo reale sul corpo macchina.
Con versioni dove la ghiera è sostituita dal controllo sul corpo (i cosiddetti obiettivi “G”), hai invece una curva di studio leggermente diversa. Devi fare l’abitudine a leggere i numeri di esposizione sul display o nel mirino, per capire quant’è l’apertura effettiva e come cambia la profondità di campo. Una cosa pratica è impostare una scena di riferimento: magari una distanza fissa e una luce costante, poi scatti con apertura cambiata dal corpo macchina e annoti i tempi di scatto necessari per esporre correttamente. In questo modo acquisisci una mappa mentale su come la resa cambia al variare di f/ e di distanza.
Un aspetto che merita attenzione è la gestione del diaframma massimo e della profondità di campo: se una lente ha una luminosità massima elevata (per esempio f/1.4 o f/1.8), la differenza tra i due tipi di controllo diventa meno marcata in termini di esposizione, ma resta ben visibile sul controllo della messa a fuoco e sul blur di sfondo. Al contrario, con aperture molto chiuse (f/8, f/11) la qualità dell’immagine in prossimità dei bordi, l’eventuale vignettatura e la resa ai bordi del fotogramma possono influire sul modo in cui percepiamo la differenza tra i due sistemi di controllo.
Se vuoi, posso guidarti passo passo in una prova pratica mirata: scegli una scena con distanza variabile e una fonte di luce costante, esegui due serie identiche con le due modalità di apertura, registrando i valori di esposizione e la profondità di campo. Potremmo poi confrontare i risultati in una singola immagine comparativa: un’immagine scelta per il controllo della profondità di campo e una per l’esposizione angolare. Con un po’ di attenzione alle impostazioni, si ottiene un quadro chiaro di come ogni sistema influisce sul risultato finale e su cosa ti trovi a preferire in base al tuo stile di scatto. Se vuoi, aggiungo anche una breve riflessione su come la presenza o meno della ghiera incide sulla scelta delle ottiche da tenere in kit.
— Andrea Villa | Redazione Nikon Club Italia
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Interventi dalla discussione
Citazione (Lucignolo @ Jul 25 2009, 12:47 PM) · Vai al messaggio originale #124849La "G" indica che l'obiettivo NON ha la ghiera dei diaframmi. Per il resto sono due obiettivi identici in termini di luminosità, hanno lo stesso sistema di Vibration Reduction (appunto il II) e lo stesso trattamento delle lenti anti-riflesso (ED).
a cosa serve la ghiera dei diaframmi e cos'è????scusami per l'ignoranza….
Citazione (michele81 @ Jul 25 2009, 03:02 PM) · Vai al messaggio originale #124854a cosa serve la ghiera dei diaframmi e cos'è????scusami per l'ignoranza….
Uhm… La ghiera dei diaframmi ti permette di scegliere l'apertura a cui lavorare, quanta luce far passare (f/2.8, 4, 5.6, ecc…). Può appunto essere comandata manualmente (visivamente è proprio una ghiera che gira alla base dell'obiettivo, vicina alla baionetta di attacco) oppure può essere regolata da una delle due rotelline che sono sul corpo macchina in alto a destra. Se hai un corpo digitale non ti devi porre il problema se la ghiera c'è oppure no (obiettivi con la nomenclatura "G"), perché comunque l'apertura la regoli da una delle due succitate rotelline.
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