“Racconti Fotografici” Numero 118: intervista a Lorenzo Zanini

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 118° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Lorenzo Zanini, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Sono Lorenzo Zanini, ho 29 anni, vivo a Isola Vicentina in provincia di Vicenza. Nella vita sono farmacista con diverse passioni: per il calcio, la musica e ovviamente la fotografia.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Da piccolo ho sempre sognato di fare il calciatore, grazie alla mia forte passione calcistica. Realisticamente invece ho sempre sognato di seguire le orme di mio padre in campo lavorativo. Cinque anni fa ho raggiunto questo importante traguardo diventando farmacista di terza generazione familiare.

La prima foto che hai scattato?

Le prime foto risalgono alla mia infanzia dove durante le vacanze estive in famiglia avevo il ruolo di “fotoreporter”. Qui si percepiva già la mia predisposizione allo stile paesaggista.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè?

I Fotografi a cui mi ispiro sono prevalentemente paesaggisti come Elia Locardi, Ansel Adams, Sebastiano Salgado, Peter Eastway da cui cerco di carpire e comprendere le tecniche compositive e la loro capacità di rendere un paesaggio un soggetto dinamico che trasmetta emozioni.

Cosa non è per te la fotografia ?

La fotografia non è solo fortuna o istinto, è pianificazione, studio del paesaggio e ricerca del miglior spot, che in condizioni di luce ottimale, possa farti ottenere il miglior scatto possibile.

Qual’e la sfida di ogni scatto?

La sfida è creare ogni volta uno scatto originale, diverso e soprattutto cercare di renderlo migliore di quello precedente. Nella fotografia paesaggistica, location e fotografi sono sempre più frequenti, è per questo che è sempre più difficile riuscire a distinguersi dalla folta concorrenza.

Che cos’e` la curiosità?

La curiosità per me è la capacità di trovare composizioni e inquadrature inedite. Il voler cercare nuovi punti di ripresa a volte mi porta in posti angusti della natura,con i piedi all’interno del letto di un torrente o in equilibrio su scivolosi scogli. È un aspetto emozionale che mi spinge a ricercare la novità.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Molte sono le location in cui mi piacerebbe scattare come ad esempio l’Islanda, le Isole Lofoten, la Patagonia. Sono tutte mete che un giorno vorrei poter visitare. Se dovessi scegliere un posto veramente unico e poco inflazionato fotograficamente forse sceglierei la Georgia del Sud.

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Mi piacerebbe visitare i borghi più belli del nostro paese per ritrarli ed esaltarli con tecniche fotografiche particolari come la lunga esposizione.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

I corsi fotografici sono stati tappe molto importanti per la mia crescita in ambito fotografico. Dal mio punto di vista, studio e tenacia sono fondamentali per la ricerca di nuove tecniche da utilizzare sul campo e anche in post produzione. Non bisogna mai essere sazi di imparare o credere di essere “arrivati”, perché come diceva Michelangelo Buonarroti all’età di ottantasette anni: ”Sto ancora imparando”.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Le difficoltà maggiori le ho incontrate negli ultimi anni, dove riuscire a ricavare il tempo necessario per scattare non è stato poi così facile. A volte mi è stato difficile conciliare lavoro con il calcio e la fotografia. Nonostante questo però ho portato a casa lo stesso degli scatti soddisfacenti.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Dal mio punto di vista, esperienze importanti sono il confronto con altri fotografi per condividere i propri scatti e crescere con critiche costruttive. A livello personale gli insegnamenti del Professor Leo Maria Scordo sono stati molto importanti per la mia crescita in ambito fotografico.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Costanza, pazienza e determinazione. Sembrano aggettivi banali, ma se durante un’uscita fotografica non ne abbiamo nemmeno uno, il risultato sarà quasi sicuramente scadente. Il saper aspettare il momento perfetto, la luce giusta alle volte ti permette di osservare il paesaggio nel suo complesso. Si possono cogliere cambiamenti nel paesaggio stesso, che se visto per un momento soltanto non si sarebbero potuti vedere.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

La scoperta dei filtri fotografici a lastra ha influenzato non poco la mia fotografia. La possibilità di ottenere effetti dinamici all’interno di una foto di paesaggio, in cui sembrerebbe tutto congelato e statico, mi affascina ogni volta che scatto con questa tecnica.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?

Trovare spot inediti e originali. Al giorno d’oggi con un click su Google si possono trovare location che una volta costavano ricerche molto più lunghe e a volte inefficaci. Distinguersi dalla massa è sempre più difficile.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Nel mio ultimo viaggio in Scozia (viaggio di nozze) alle cascate Fairy pools sull’isola di Skye. Su un’isola così selvaggia ci si aspetta di essere una delle poche presenze umane e invece il turismo aveva già sovraffollato questi luoghi. Tale affollamento era destabilizzante tanto che non riuscivo a trovare nessuna composizione che mi convincesse. Riposi la macchina fotografica nello zaino e camminai risalendo il torrente cercando l’ispirazione. Mi ritrovai solo con mia moglie (assistente fotografica immancabile) visto che il sentiero era diventato più impervio per i turisti meno attrezzati. Solo allora, avendo trovato il silenzio e la giusta sintonia con il paesaggio riuscii a comporre e a scattare come volevo. A volte grandi spot possono essere completamente stravolti e snaturati dall’uomo e mai come quella volta capii l’importanza dell’entrare in empatia con il paesaggio per ottenere scatti di qualità.
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