“Racconti Fotografici” Numero 144: intervista a Mauro De Vita

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 144° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Mauro De Vita, buona lettura.

1) Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Mauro De Vita, ho 46 anni e vivo in provincia di Monza. Sin da bambino mi ha sempre affascinato la fotografia e la possibilità di fermare il tempo per un istante; solo negli ultimi anni, con la nascita di mia figlia, ho avuto modo di iniziare a sperimentare. Ho riscoperto l’interesse per i paesaggi, sia urbani che marini. In particolare mi piacciono le linee e le geometrie che trovo nei paesaggi urbani.

 

2) Da piccolo cosa sognavi di fare?

Da piccolo sognavo di fare il calciatore o il programmatore di computer e alla fine non ci sono andato molto lontano perché mi occupo di informatica.

 

3) La prima foto che hai scattato?

Non ho una foto in particolare da citare ma ricordo che fin da ragazzino fotografavo tutti quei momenti che secondo me meritavano di essere ricordati.

 

4)  Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Trovo ispirazione da qualsiasi immagine io veda, chiunque l’abbia scattata. In ogni foto che mi colpisce cerco di capire e assimilare il motivo per cui mi sono fermato a guardarla.

 

5)  Cosa non è per te la fotografia ?

La fotografia non è un obbligo, è il momento in cui riesco ad isolarmi dal resto del mondo e pensare solo a quello che sto osservando e all’istante che sto per immortalare e a come voglio trasmetterlo nella foto finale. Questo ha un effetto disintossicante dallo stress della quotidianità.

 

6)  Qual e` la sfida di ogni scatto?

Quella di riuscire a trasmettere almeno in parte quello che mi ha emozionato.

 

7)  Che cos’e` la curiosita`?

E’ sintomo di intelligenza, è l’elemento che ci mantiene vivi, sempre alla ricerca di qualcosa e mai soddisfatti, sempre alla ricerca di miglioramenti.

 

8)  Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

La lista è lunga, mi piacerebbe vivere e fotografare lo spettacolo dell’aurora boreale in Islanda o in Lapponia, i grattacieli degli Stati Uniti o fantastici paesaggi asiatici, ma solo per citarne alcuni.

 

9)  Qual e` il tuo prossimo progetto?

Sto collaborando con alcuni amici ad un progetto di un laboratorio fotografico che favorisce l’aggregazione e l’iterazione tra gli appassionati della zona di Milano. Nel frattempo proseguo gli studi anche sulla ritrattistica.

 

10) Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

La strada è ancora lunga ma per arrivare fino a qui le tappe sono state lo studio degli strumenti, dalla reflex ai software necessari all’archiviazione e sviluppo delle foto, ma soprattutto lo studio della luce e della composizione.

 

11) Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Sono abituato a lavorare con numeri e regole che con l’arte non hanno molto a che fare quindi la difficoltà più grande è rappresentata dallo sforzo che faccio per cercare di tirare fuori la mia  parte artistica.

 

12)  Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Sicuramente l’influenza di mio padre che mi ha trasmesso l’interesse per la fotografia e la tecnologia. In tempi più recenti la conoscenza di professionisti e appassionati che hanno saputo stimolarmi oltre che consigliarmi.

 

13)  Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Spirito di osservazione, pazienza, esperienza e un po’ di fortuna non guasta mai.

 

14) Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Che sia un paesaggio o una persona, secondo me bisogna entrare in sintonia con il soggetto. Di solito per una foto di paesaggio cerco di essere sul posto almeno un’ora prima di quando mi aspetto di avere la luce migliore, questo mi permette di studiare il posto e prendere confidenza con l’ambiente.

 

15) Cosa ha influenzato il tuo stile?

Sicuramente il mio lavoro e la predisposizione a ragionare in modo schematico.

 

16) Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

Nessun particolare problema, se non quello di avere la sensazione di non avere mai tempo sufficiente da dedicargli.

 

17) Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Una volta mi capitò di andare in riva al lago per cercare un bel tramonto. Mentre aspettavo la luce migliore ho visto passare un ragazzo con un cellulare. Dopo qualche tempo, scatto qualche foto ma non era arrivata la luce che mi aspettavo. Ad un certo punto vedo tornare il ragazzo di prima che mi fa vedere un bellissimo tramonto scattato a qualche centinaio di metri di distanza da me. Praticamente avevo scelto male il posto e mi ero perso lo spettacolo.

 

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