“Racconti Fotografici” Numero 157: intervista a Mario Lauriano

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 157° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Mario Lauriano, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?

Ciao a tutti, mi chiamo Mario Lauriano, ho 20 anni e frequento il secondo anno del Corso di Laurea in Fisica. Sono appassionato di fotografia, astronomia ed astronautica e da qualche anno ormai sono riuscito a coniugare parte di queste passioni nell’astrofotografia: l’arte di fotografare il cielo.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Come tutti i bambini, penso, immaginavo di diventare astronauta un giorno e, anche se con qualche cambio d’idea intermedio, l’obiettivo non si è ancora discostato dall’ambito scientifico: studio per diventare astrofisico.

La prima foto che hai scattato?

La mia prima fotografia in assoluto l’ho scattata ai miei genitori, seduti su una panchina nel lungomare di Palermo. Avevo soltanto 3 anni e con la mitica Canon AE-1 analogica di mio padre riuscii inaspettatamente a creare una bella inquadratura ed a non far venire mossa la foto che è ancora oggi appesa in casa.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché?

La metodologia di lavoro a cui mi ispiro è quello adottata da Steve McCurry: ne sono rimasto affascinato dopo avere visitato la Sua mostra “Icons” a Palermo ed avere letto il libro ‘’Il mondo di Steve McCurry’’, in cui il fotografo si racconta al giornalista Gianni Riotta. E’ affascinante immaginare come la fotografia possa fungere da strumento per migliorare la vita altrui: denunciando guerre o pessime condizioni sociali, oppure, “semplicemente” regalando un’emozione a chi le osserva.

Cosa non è per te la fotografia?

Non è una perdita di tempo, se vale come risposta, poiché dipende dal singolo fotografo trarne ed esaltare un aspetto particolare di qualcosa per mezzo del suo strumento: la macchina fotografica. La fotografia può essere sia strumento di passatempo che di studio, come nel caso dell’astrofotografia, quindi se ne possono in ogni caso trarre dei vantaggi.

Qual è la sfida di ogni scatto?

Riuscire sempre a fare qualcosa di diverso rispetto a ciò che hanno già fatto altri e regalare un’emozione a chi poi vedrà le fotografie che ho scattato. Fare qualcosa di originale non significa necessariamente variare l’ambiente o il soggetto: anche nel caso dell’astrofotografia, per esempio, per quanto originale e poco inflazionato possa essere questo campo, è impossibile trovare qualcosa che non sia già stata fotografata. Ciò che fa veramente la differenza è il come si fa la foto: lunghezza d’onda dello spettro elettromagnetico cui si sceglie di riprendere, inquadratura, prediligere un dettaglio piuttosto che un altro. Questa ricerca è spesso apprezzata dalla gente cui faccio vedere le mie foto e certi loro sguardi, per qualche oggetto celeste che magari non avevano mai visto in vita loro, mi fa capire quanto il mio lavoro non sia stato vanificato.

Che cos’è la curiosità?

Riuscire ad affascinarsi ogni qualvolta si vede qualcosa di nuovo…di inaspettato, senza accontentarsi mai

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Sono andato avanti per gradi seguendo anche i tempi di sviluppo delle nuove tecniche: dalla pellicola fino al digitale (compatte, mirrorless e reflex). Ho sempre preferito la fotografia naturalistica ai ritratti ed, infatti, credo che l’astrofotografia sia interpretabile come un’estensione naturale del paesaggio, in una veste a cui non siamo molto abituati.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Indubbiamente le difficoltà sono state diverse, seppur piccole e distribuite nel tempo: innanzitutto imparare alternando qualche libro di ottica all’esperienza sul campo (assolutamente prediletta). In particolare, nell’astrofotografia le difficoltà crescono sensibilmente, poiché i singoli tempi di posa si allungano da qualche frazione di secondo a qualche minuto e non ci si può permettere di sbagliare nulla, altrimenti si rischia di vanificare il lavoro di una notte. In questo campo la difficoltà più grande è trovare il giusto compromesso tra i parametri di scatto per ottenere un buon rapporto segnale/rumore: se si allunga troppo il tempo di scatto il sensore tende a surriscaldarsi ed il rumore di fondo potrebbe superare il segnale acquisito dal sensore.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico e quali riconoscimenti hai già ricevuto?

Avere avuto la fortuna di incontrare gente sempre in grado di stimolare il mio interesse per la fotografia. Non ho mai seguito alcun corso didattico di fotografia, ma ciò che so fare lo devo soltanto a me stesso ed a tante persone che mi hanno insegnato, prima fra tutte mio padre Gaetano, il quale mi ha trasmesso la passione e più di chiunque altro mi ha stimolato ed invogliare a fare ciò che mi piaceva. I primi piccoli risultati sono stati recenti, dal momento che La Repubblica e PalermoToday hanno scelto di pubblicare in alcune occasioni delle mie fotografie. Mentre, in ambito astrofotografico una mia fotografia (ritraente la Nebulosa Pellicano) era stata selezionata come AAPOD: Amateur Astronomy Picture Of the Day in Europe.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Nel caso dell’astrofotografia è necessaria tanta, tanta, tanta…attrezzatura: dal telescopio ai filtri contro l’inquinamento luminoso necessari per potere esporre l’otturatore per diversi minuti in zone suburbane. Ovviamente bisogna anche evitare di improvvisare arrivando al tramonto già con le idee chiare sul cosa e come fotografare la notte.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Comprendi che sia abbastanza difficile instaurare un rapporto con le Nebulose e le Galassie…ma certamente l’esperienza di ritrarle nella loro magnificenza fa comprendere quanto grande sia l’universo e quanto affascinante possa essere tentare di “mostrare l’invisibile” soltanto armati di un telescopio ed una macchina fotografica.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Come detto prima certamente la passione per l’astronomia, ma credo che sia avvenuto anche in modo naturale il risveglio di quella parte di coscienza che spinge l’essere umano a cercare di toccare l’infinito ed affrontare sfide (fotografiche e tecniche) molto difficili.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Beh, immaginate di volere fare una foto con gli amici a conclusione di una sessione astrofotografica, quindi di notte e sotto la Via Lattea a -2°C con tanta umidità…di stare immobili per circa 30s e poi scoprire di doverla rifare perché qualcuno si è mosso!
Oppure, peggio, con un tuo amico non riuscire a capire per quale arcano motivo non si veda la Luna in modalità LiewView nella fotocamera nonostante sia tutto perfetto e poi scoprire che si era lasciato messo il tappo del telescopio!

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