“Racconti Fotografici” Numero 35: intervista a Guido Collard

Cari Lettori, eccoci alla 35° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Guido Collard, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

foto-personaleTi puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?

Mi chiamo Guido, classe 1974. Vivo e lavoro in provincia di Bergamo. Innanzitutto, ringrazio il Domiad Photo Network per avermi voluto intervistare! Sono un appassionato di fotografia, e considero questa “intervista” come un’opportunità di farmi conoscere e di condividere con gli altri appassionati una passione in comune. La fotografia, quindi, non è la mia professione… Sono il responsabile finanza e controllo di una media azienda nella bergamasca. La mia passione per lo scatto nacque tanti anni fa, quando ero ancora adolescente e mio padre mi regalò la mia prima reflex, una Praktica a cui mi affezionai moltissimo. Spero che questa simpatica intervista possa dare una mano a chi si sta avvicinando alla fotografia, così come spero possa essere un’opportunità di crescita anche e soprattutto per me!

 

Da piccolo cosa sognavi di fare?

I miei sogni di bambino erano molteplici. Ho sempre sognato il mondo dei motori, mondo che ancora oggi mi affascina e mi piacerebbe imparare a fotografare. Allo stesso modo, nei miei sogni c’era anche il volo e lo spazio (quanti film di fantascienza nella mia infanzia!). Quando ero piccolo sognavo di fare il pilota, sia di automobili che di aerei e pure di astronavi! Tra i miei sogni c’era anche quello di fare lo sceriffo e il cowboy, forse influenzato dai film dei miei idoli Bud Spencer e Terence Hill, coppia con cui sono cresciuto e che sempre rimarrà nel mio cuore.

La prima foto che hai scattato?

Non ricordo la mia prima foto scattata, ma mi ricordo gli insegnamenti di mio padre quando mi spiegava l’esposizione, il diaframma, i tempi… Mi ricordo molto bene una foto che scattai tanti anni fa in montagna, durante un giro in moto con mio padre e la sua Moto Guzzi. In quella foto, sia lui che la moto erano perfettamente a fuoco, mentre le montagne sullo sfondo erano gradevolmente sfocate. Tutta l’attenzione dello sguardo andava naturalmente sul soggetto e tutto il resto era un piacevole sfondo. Forse è stato quello il momento che fece scattare l’amore per la fotografia. E quella, quindi, posso considerarla come la mia prima foto frutto di una passione che sarebbe cresciuta nel tempo.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché?

Ammetto di essere ancora piuttosto impreparato in questo campo. Conosco alcuni grandi nomi, ma li considero così “mostruosamente” più bravi di me che il solo pensiero di ispirarmi a loro mi fa sorridere… Ci sono tantissimi bravi, anzi bravissimi fotografi nei gruppi del Domiad Photo Network dalle cui fotografie cerco di trarre il massimo insegnamento ed ispirazione, osservandone l’inquadratura e cercando di capire il messaggio o l’emozione che il fotografo ha voluto raccontare. Cerco di ispirarmi a loro e alle loro fotografie più belle.

Cosa non è per te la fotografia?

Cerco di rispondere partendo al contrario. La fotografia è tantissime cose. E’ realtà, ma è anche interpretazione. E’ ricordo, ma anche creatività. E’ gioco, ma anche una cosa molto seria. E’ arte, ma anche razionalità. E’ pianificazione, ma anche improvvisazione. Secondo me la fotografia non dovrebbe essere banale. Dovrebbe avere sempre un significato, dal semplice ricordo personale fino ad una forma d’arte, ma mai dovrebbe essere banale.

Qual è la sfida di ogni scatto?

La vera sfida, per me che ancora devo migliorare parecchio, è quella di riuscire a comporre al meglio lo scatto. Insomma, ho appena scritto che la fotografia non deve essere banale e il primo passo perché questo sia vero sta in una buona composizione. Questa è, tra le tante, la mia sfida maggiore di ogni scatto.

Che cos’è la curiosità?

La curiosità è quella spinta a non sentirsi mai soddisfatti al 100%. Quell’impulso a voler provare e scoprire nuove cose. E’ una fonte di energia interna che ci permette di migliorare, di sperimentare, di esplorare. Non solo nella fotografia, ma in tutti i campi della vita. E’ un elemento importante della nostra esistenza e io per primo vorrei essere più curioso di quanto lo sia oggi.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?

Mi piacerebbe provare a fotografare a bordo pista una gara automobilistica o motociclistica, come sognavo da piccolo. Mi piacerebbe andare in luoghi stupendi e catturarne al meglio la bellezza con degli scatti panoramici mozzafiato. Mi piacerebbe fotografare le persone che incontro sulla mia strada e coglierne le emozioni e le loro storie. Mi piacerebbe fotografare luoghi particolari e riuscire a trasmetterne l’atmosfera.

Qual è il tuo prossimo progetto?

Purtroppo non ho un vero e proprio progetto. Ho alcuni desideri, tutti legati a possibili viaggi nei quali vorrei portare con me la mia reflex.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Ho già accennato alla mia prima reflex. Erano gli anni ’80. Allora si scattava in manuale, gli zoom non sapevo quasi cosa fossero e nemmeno l’autofocus. Mi stavo appassionando a questo meraviglioso mondo. Ad un certo punto, verso la metà degli anni ’90, la mia amata Praktica si ruppe. La delusione fu forte e, per diversi motivi, dovetti ripiegare su fotocamere compatte. Persi un po’ alla volta il piacere di fermarmi a pensare e a comporre l’inquadratura. In poco tempo mi dimenticai della mia “vecchia” passione per le foto, fino a quando, qualche anno fa, decisi di comprarmi una nuova reflex digitale. La scintilla era fortunatamente ancora accesa e la fiamma della passione non fece attendere il suo risveglio! Sono solo 3 anni che ho ricominciato a scattare con una reflex. Ho dovuto ripartire praticamente dalle basi, però devo ammettere che vedere i progressi che ho fatto mi ha dato quella dose di soddisfazione e di forza, tali da non abbattermi troppo alla vista di certi capolavori. Oggi, quando vedo una bella foto, ricevo sempre uno stimolo per cercare di migliorare. E i margini di miglioramento sono ancora molto, ma molto, ampi!

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Le difficoltà credo siano le stesse di qualsiasi altro foto amatore. Le principali sono dovute, purtroppo, anche al mio carattere. La difficoltà di trovare il tempo libero da dedicare alla fotografia è sicuramente la difficoltà maggiore, ma spesso mi rendo conto che con un po’ meno pigrizia avrei potuto trovare molto più tempo. E qui arriva la seconda difficoltà. Ho molti amici, ma pochi che condividano la mia passione. Questo, unito alla mia appena citata pigrizia, a volte mi ha creato qualche problema di frustrazione.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

La prima cosa che mi viene naturalmente in mente per rispondere a questa domanda è: tanta fortuna. Ma a ben pensarci, in realtà credo che la fortuna sia meno determinante di quanto si possa pensare, altrimenti non mi spiegherei come faccio ad essere così sfortunato! Scherzi a parte, per cogliere l’attimo giusto sono convinto che serva soprattutto tanta esperienza ed “allenamento”. Credo che col tempo si impari a cogliere in anticipo l’arrivo dell’attimo giusto. Bisogna allenare il proprio spirito di osservazione. Alla fine, quindi, penso che la vera cosa che aiuti a cogliere l’attimo sia soprattutto l’esperienza. Certo, la fortuna rimane importante, ma non sufficiente.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Faccio un po’ fatica a parlare di un mio stile. Sicuramente cerco di dare un’impronta personale alle mie foto, ma, davvero, non so che cosa sia stato ad influenzare il mio modo di fotografare. Sicuramente cerco sempre di osservare molto le foto di altri fotografi, quelle che più mi colpiscono, per capire il loro punto di vista e la loro tecnica. Sì, l’osservazione degli scatti altrui sicuramente influenza costantemente il mio stile.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Ho già accennato al fatto che verso la metà degli anni ’90 smisi di fotografare con la reflex. Da allora, fino a 3 anni fa, ho usato solo macchine compatte ed economiche e, purtroppo, solo per avere un ricordo di qualche momento, come le vacanze o qualche occasione speciale. La mia svogliatezza nell’utilizzo di queste macchine fotografiche era tale che molte foto uscivano storte. Proprio così, non curavo l’inquadratura e praticavo alla lettera il “punta e scatta”! Tanto che tra gli amici ero “famoso” per fare le foto quasi sempre storte. Da quando ho ripreso la reflex, la prima cosa che ho iniziato a correggere è stata proprio questa, tanto che un mio caro amico, quando vide le mie foto scattate con la nuova macchina mi chiese candidamente se questa aveva la funzione di “raddrizzatura automatica”! Beh, fu difficile spiegare che non era merito del mezzo, ma semplicemente una maggiore attenzione in fase di scatto. Per i miei amici, tutt’oggi faccio foto più belle che in passato perché ho una macchina più bella… Chi ama la fotografia sa quanto sia radicato questo modo di pensare da parte di chi non è appassionato!

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