“Racconti Fotografici” Numero 50: intervista a Antonio Gregori

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 50° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Antonio Gregori, buona lettura.

 

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Antonio Gregori, da piccolo ricordo sognavo di fare l’astronauta. La prima foto che ho scattato, fu a mio padre avevo dieci anni ed era una bencini comet

 

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè?

Ci sono molti fotografi che ammiro, Peter lindebergh e Eduard Gordevv si avvicinano molto al mio modo di interpretare la fotografia.

 

Qual e` la sfida di ogni scatto?

La fotografia è ispirazione,ricerca, intimità con ciò che fotografi,il resto per me non è fotografia ma solo scattare una foto.

 

Che cos’e` la curiosita`?

Personalmente cerco sempre di non cadere nel banale questa è la mia sfida. La curiosità è la molla ,la scintilla, che ti fa conoscere ,apprendere , erudirti, senza si rimane quello che si è.

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Amo molto i ritratti è un mondo che mi attrae, vorrei farne una mia prerogativa, ma è ovvio che dovrei prima imparare,questo genere ritengo sia di una difficoltà unica. E questo potrebbe essere un mio progetto futuro, magari chiedo aiuto a Peter lindebergh.

 

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Non si finisce mai di imparare sarà anche una frase fatta ma ho bene in mente i miei limiti e continuo ad apprendere con tutorial corsi libri riviste ecc.

 

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

La difficoltà maggiore è riuscire a conoscere i segreti delle macchine fotografiche di oggi che sono delle vere diavolerie, oltre alla sempre maggior conoscenza per la post produzione. Esperienze oggi nessuna ,ma qualche annetto fa ai campionati del mondo del 1987 di atletica a roma fui accreditato fotografo per la croce rossa italiana. Ed un altra bella cosa fu quando La RAI con Mike Bongiorno ad un quiz iniziarono una serie di concorsi fotografici abbinati alla trasmissione che si chiamava fotoflash,ad uno, arrivai tra i primi dieci vincendo una borsa da fotografo di quelle rigide nere e rettangolari di una volta era il 1978. La conservo caramente.

 

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

L’attimo giusto? é di avere in quel momento la macchina fotografica appesa al collo, ma è anche chiaro che il momento si pensa ,si avverte ,si cerca, l’ intuito è fondamentale.

 

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Per fare una fotografia ho bisogno come dicevo prima di stabilire una interazione, che sia un fiore un paesaggio,una modella o altro, se provo distacco non riuscirei neanche a fare uno scatto commissionato.

 

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Il mio stile è una continua ricerca, proprio perché sono un fotoamatore non ho la maturità , ne la presunzione di sentirmi indipendente da influenze esterne…poi uno stile semmai, credo, che non sia per sempre, si cambia sempre penso, come le fasi della vita. Obbiettivamente oggi è più facile realizzare fotografie che una volta, si hanno mezzi . Un aneddoto, fu quando iniziai a scattare, avevo 21 anni e non sapevo le regole legali della fotografia . Così un giorno mentre scattavo fuori i cancelli del carcere di Rebibbia fui visto dalle guardie che mi portano all’interno del carcere e mi sequestrarono il rullino.

 

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