“Racconti Fotografici” Numero 78: intervista a Marco Pinco

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 78° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Marco Pinco, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Sono del ’69, ho una passione sfrenata per l’ alta fedeltà e mi incuriosisce tutto ciò che è meccanico ed elettronico utile per riprodurla, sopratutto se vintage. Appassionato di musica e cinema, mi sono addentrato nel mondo della fotografia dall’ avvento del digitale che grazie alla postproduzione mi ha dato modo di esprimermi con molta flessibilità e facilità.

 

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Poter guidare le Aquile di Spazio 1999

 

La prima foto che hai scattato?

A Venezia in gita con la scuola elementare. Due mie compagni di classe in piazza San Marco.

 

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè¨ ?

In realtà nessuno. Mi ispiro, se così possiamo dire, al cinema. Son sempre stato attirato dalla capacità che alcuni registi hanno di trasmettere qualcosa con le luci e le inquadrature. Certi film si potrebbero guardare anche senza audio e riusciresti comunque a provare emozioni.

 

Cosa non è¨ per te la fotografia ?

Scattare seguendo delle regole.

 

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Guardare le foto e provare le stesse cose che provo nel guardare il soggetto nella realtà; paesaggio, persona o situazione che sia.

 

Che cos’ è la curiosità?

Un modo di imparare indiretto ma molto efficiente.

 

Chi o cosa ti piace fotografare?

Tutto ciò che mi piace. Può essere un paesaggio ma anche una persona. Catturare al meglio quello che su il momento mi ispira o riesco a trovare interessante.

 

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Islanda per i miei 50 anni.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Da vero geek, ho cominciato cercando la qualità “tecnica” dello scatto: nitidezza, fedeltà della cromia, resa ad alti iso…poi nel cercare l’ esposizione perfetta con il bracketing, notavo che certe foto attiravano più l’ attenzione di altre benchè il soggetto ripreso e l’ inquadratura fossero circa uguali. Quel circa mi fece notare che bastava poco per cambiare aspetto alla foto: un orizzonte storto, il soggetto non perfettamente al centro o a fuoco, un espressione o una posizione leggermente diversi della persona ritratta … la voglia di ottenere di più mi ha spinto a sperimentare tantissimo, inquadravo dritto, storto, sfocando, sovraesponendo e sottoesponendo, ero sempre con la macchina in mano, di giorno, di notte di sera. Mi resi conto che pure la luce faceva una differenza abissale per ottenere gli scatti che volevo. Tanta roba pensai… Ora stò ancora crescendo. Soffro ancora nelle inquadrature, non sempre riesco a percepire quello che si può tirar fuori da ciò che sento quando vedo un paesaggio o uno sguardo.

 

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Le foto in condizioni estreme ti fanno notare il limite dell’ attrezzatura. Fotografare la via Lattea o Valentino Rossi che svernicia Lorenzo e molto difficoltoso con una Aps-C da 700 euro.

 

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

La prima lente luminosa di qualità mi ha fatto capire quanto sia importante l’ ottica in una reflex. Ne ho provate diverse ma non ho ancora trovato la mia lente, quella che non ti fa mai venire la voglia di smontarla dal corpo. Mi sa che forse dovrò cambiare corpo…

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Dormire con la reflex sotto il cuscino!

 

 

Cosa ha influenzato il tuo stile?

I vecchi film di Ridley Scott.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

Molto probabilmente la mancanza di esperienza.

 

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Tempo fa feci 400 km ad andare e 400 a tornare per scattare foto alla via lattea, sulle alpi francesi. Al mio ritorno mi accorsi che avevo scattato in jpg, qualità normale e risoluzione dimezzata… perfetto!
Ciao.

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