“Racconti Fotografici” Numero 84: intervista a Nico Ruffato

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 84° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Nico Ruffato, buona lettura.

 

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Nico, ho 53 anni e vivo in provincia di Padova, di mestiere faccio il musicista e l’insegnante, la fotografia è la mia grande passione, prediligo da sempre la foto di paesaggio e il ritratto.

 

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Da piccolo volevo fare l’architetto, il disegno e lo studio delle forme mi ha sempre attirato.. poi la musica ha avuto il sopravvento J

 

La prima foto che hai scattato?

Non ricordo esattamente quale sia stata la prima foto, ma ricordo la prima macchina analogica, una Ricoh, con la quale ho fatto una foto davvero importante della mia vita e da cui è partita la mia grande passione: ho fotografato la nascita della mia prima figlia.

 

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè?

Per me il più grande di tutti e padre della fotografia moderna è Ansel Adams.

Ha aperto nuove frontiere in tutti i sensi, ma seguo anche i contemporanei come Stefan Forster, Sean Bagshaw, Joe Cornish e tantissimi altri..
Nel ritratto sempre i grandi, come: Peter Lindbergh, Annie Leibovitz, Steve McCurry, Robert Frank, Pete Souza.. e infine tutto di S. Salgado.

Sono fortemente convinto che i libri dei grandi autori, almeno i più importanti, dovrebbero far parte della nostra biblioteca, da poter essere sfogliati anche ”a caso” e poter imparare da loro ogni giorno.

 

Cosa non è per te la fotografia?

Forse preferisco dire cos’è la fotografia per me..
La fotografia è sicuramente un linguaggio e come tale dovrebbe venir usata.

Una foto che non racconta nulla e fine a sé stessa a cosa serve?

Può essere solo un esercizio tecnico? Mah..
Questa non è fotografia a mio parere..

Inoltre, la “fotografia” intesa come arte, dovrebbe essere la ricerca dell’ equilibrio e della perfezione, come hanno fatto i grandi artisti pittori e scultori del passato.

Tutto quello che non è ciò che ho appena elencato per me non fa parte del mondo della fotografia.

 

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Eh, la sfida è quella di superarsi ogni volta, di superare i propri limiti, di cercare nuove prospettive e “visioni”, anche su cose stra-fotografate, ma soprattutto cercare di avere uno stile personale e riconoscibile.

 

Che cose` la curiosita`?

La curiosità dovrebbe essere il motore di chiunque è interessato alla fotografia o a qualsiasi altra espressione artistica.

Se non sei curioso, non viaggi, non scopri cose nuove e non cerchi nuovi stimoli, non fai ricerca, quindi non progredisci.

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?

Ci sono un sacco di posti strepitosi nel nostro pianeta che vorrei davvero toccare con mano e fotografare, incontrare persone con culture e usi diversi dal mio, la “fotografia antropologica” mi sta interessando molto in questo ultimo periodo.

 

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Da tento tempo vorrei fare un viaggio negli Stati Uniti, ma anche in Nuova Zelanda, le Lofoten, le isole Faroe, il Kashmir, il Marocco, la Patagonia.. Ok mi fermo J

E poi unire la fotografia e la mia musica.

 

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

A dire il vero non ho mai frequentato corsi veri e propri.. ho cercato di “imitare” i Maestri, ho studiato su libri, manuali e tanti video tutorial, cercando di mettere tutto insieme.. ritengo però fondamentale il confronto diretto con altri fotografi che ti dicono veramente ciò che pensano e sul come migliorare.

 

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Se si vuole diventare davvero bravi bisogna investire molte tempo ed energia, purtroppo questo a volte è un problema.. non guardo la televisione da anni (e questo non mi manca!), bisogna, come in tutte le cose saper fare molti sacrifici.

 

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

L’avere incontrato dei bravi fotografi dai quali ho imparato molto anche solo guardando il metodo di lavoro.

Il web inoltre, mi ha dato la possibilità di conosce e seguire fotografi portentosi.

Infine la passione per la post produzione credo mi abbia aiutato molto a sviluppare la “pre-visualizzazione” (A. Adams docet).

 

Che cosa è necessario per poter cogliere lattimo giusto?

Credo che la fortuna giochi una buona parte, ma la fortuna arriva quando la cerchi, nel senso che se non sei predisposto a cogliere l’attimo questo non lo potrai mai afferrare.

 

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Quando sono di fronte ad un paesaggio naturale cerco di carpirne l’essenza e di entrare in empatia con ciò che mi circonda, arrivo sul posto molto tempo prima.
Quando fotografo persone, nel limite del possibile cerco di instaurare un minimo di rapporto e creare un clima di fiducia, chiacchero, racconto storie.. nel frattempo studio il soggetto per carpirne le caratteristiche.

 

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Sinceramente non so se ho uno stile.. probabilmente c’è un mix in me di tante cose e questo può determinare uno stile che, come ho già scritto, rappresenta costantemente una delle mie sfide.

 

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?

Forse il problema maggiore oggi sta nel fotografare le persone, la gente non si fida, non vuole farsi fotografare, ha (in parte giustamente) paura di essere sfruttata.. ai concorsi servono liberatorie anche per ritratti scattati in luoghi sperduti a persone dove la comunicazione verbale è una barriera..
Come farebbe Steve McCurry a diventare famoso oggi?

Ci ha messo 17 anni a ritrovare la famosa ragazza afgana che nel frattempo lo aveva già reso celebre, ricercato e acclamato..

Purtroppo da questo punto di vista al giorno d’oggi ci sono oggettive difficoltà.

 

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Sinceramente ne ho diversi.. racconto l’ultimo in ordine di tempo:

l’estate scorsa ero in India (Gujarat) per un viaggio fotografico e come spesso accade (quasi sempre) in questi luoghi, mi son trovato a dover interrompere gli spostamenti a causa di problemi intestinali..

Passata la giornata a letto, alla sera il problema si ripresenta in maniera “pesante”.

Chiedo di poter vedere un dottore locale, vengo chiamato nella hall dell’albergo dall’inserviente e scendo in pantaloncini, senza telefono o altro, ma il medico non c’è, vengo caricato in una motocicletta e portato in un villaggio a circa 15/20 minuti, aggrappato al ragazzo, al buio, evitando ogni genere di animale e persona che si sa in india vaga a tutte le ore..

Il dottore con la barba e la pelle scurissima non parla assolutamente l’inglese, ma mi visita sotto lo sguardo attento di quattro ospiti che nel frattempo non si sono minimamente mossi e rimangono lì a osservare la visita come si trattasse di un film.

Il medico mi prescrive delle pillole arancioni sfuse, di cui non so nulla (!!) e non mi chiede niente in cambio né per la visita né per i farmaci.

Ritornato in camera dopo un viaggio di ritorno identico all’andata (aggrappato in motocicletta, zig zag fra la gente, carretti, animali..) e decido di prendere i farmaci..

Non ho la minima idea di cosa ho ingerito, fatto sta che il giorno dopo ero nel deserto del Kuch a fotografare le straordinarie donne della tribù dei Jad Dahneta.

Anche questo fa parte del mondo della fotografia!

 

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