Lezione 81 – Creatività: come svilupparla nel tempo
Quando si parla di fotografia, prima o poi compare una parola che sembra semplice da definire ma che, in realtà, nasconde moltissime cose: creatività.
Spesso immaginiamo che essere creativi significhi avere idee originali, vedere cose che gli altri non vedono o riuscire a realizzare fotografie particolarmente insolite.
In parte è vero.
Ma la creatività fotografica non coincide necessariamente con l’originalità a tutti i costi.
Non significa dover inventare continuamente qualcosa di nuovo.
E soprattutto non è un talento riservato a poche persone.
La creatività può essere allenata.
Può crescere.
Può cambiare nel tempo.
Può attraversare periodi di grande energia e altri in cui sembra quasi scomparire.
E proprio come accade con la tecnica, anche la creatività ha bisogno di esercizio, curiosità, esperienza e soprattutto tempo.
Per un fotografo, sviluppare la creatività significa imparare a guardare una situazione e chiedersi non soltanto “come posso fotografarla?”, ma anche:
“In quanti modi diversi posso interpretarla?”
È una domanda semplice, ma può aprire moltissime possibilità.
La creatività non è aspettare l’idea geniale
Uno degli errori più comuni è pensare alla creatività come a un momento improvviso.
L’idea arriva.
La lampadina si accende.
Abbiamo un’intuizione straordinaria.
Prendiamo la macchina fotografica e realizziamo qualcosa di completamente nuovo.
A volte succede davvero.
Ma nella maggior parte dei casi la creatività funziona in modo molto meno spettacolare.
Nasce da tante piccole osservazioni.
Da una fotografia vista mesi prima.
Da una conversazione.
Da un viaggio.
Da un errore.
Da una tecnica che abbiamo provato senza sapere bene dove ci avrebbe portato.
Da due idee apparentemente lontane che, improvvisamente, entrano in relazione.
La creatività è spesso un collegamento.
Non necessariamente qualcosa che prima non esisteva, ma qualcosa che noi riusciamo a mettere insieme in un modo nuovo.
Per questo aspettare passivamente l’ispirazione non è una strategia particolarmente efficace.
È molto più utile creare le condizioni perché le idee possano arrivare.
La creatività ha bisogno di curiosità
Un fotografo curioso è continuamente esposto a stimoli.
Guarda fotografie.
Ma anche film.
Dipinti.
Architettura.
Libri.
Persone.
Paesaggi.
Oggetti.
Luce.
Musica.
Manifesti.
Strade.
Persino situazioni apparentemente insignificanti.
La curiosità ci permette di accumulare materiale visivo e mentale.
Non sappiamo necessariamente quando ci servirà.
Potremmo vedere una particolare combinazione di colori in un dipinto e ricordarcene mesi dopo, quando saremo davanti a una scena completamente diversa.
Potremmo osservare il modo in cui un regista utilizza il buio e iniziare a pensare alla luce dei nostri ritratti.
Potremmo vedere una particolare composizione architettonica e ritrovarla, trasformata, in una fotografia di strada.
Le idee non vivono isolate.
Si contaminano.
Ed è proprio da questa contaminazione che può nascere la creatività.
Guardare fotografie senza pensare subito a fotografare
Anche osservare il lavoro di altri fotografi può diventare un esercizio creativo.
Ma possiamo farlo in due modi molto diversi.
Il primo consiste nel guardare una fotografia e pensare:
“Come posso fare anch’io una fotografia così?”
Il secondo è molto più interessante:
“Che cosa mi sta facendo pensare questa fotografia?”
La differenza è enorme.
Nel primo caso cerchiamo di replicare un risultato.
Nel secondo stiamo cercando un’idea.
Possiamo osservare una fotografia di strada e non essere interessati al soggetto, ma alla relazione tra luce e ombra.
Possiamo guardare un ritratto e non voler replicare la posa, ma riflettere sul modo in cui il fotografo ha utilizzato lo spazio intorno alla persona.
Possiamo osservare una fotografia sportiva e rimanere colpiti non dall’azione, ma dal momento di silenzio prima della gara.
La creatività cresce quando impariamo a estrarre idee, non soltanto immagini.
L’ispirazione non significa copiare
Essere influenzati dagli altri è inevitabile.
Anzi, è necessario.
Ogni fotografo porta con sé un bagaglio di immagini, esperienze e riferimenti che ha incontrato lungo il percorso.
Il problema nasce soltanto quando smettiamo di trasformare ciò che riceviamo e ci limitiamo a ripeterlo.
Possiamo partire da un’idea altrui.
Possiamo studiarla.
Possiamo persino provare a riprodurla come esercizio.
Poi però dobbiamo chiederci:
“Cosa posso farne io?”
Una luce che abbiamo visto in un’immagine può diventare il punto di partenza per un ritratto completamente diverso.
Una composizione può diventare un principio da applicare a un altro genere.
Una tecnica può essere utilizzata in un contesto completamente nuovo.
L’influenza diventa creatività quando viene trasformata.
La creatività nasce anche dai limiti
Sembra quasi un controsenso.
Se vogliamo essere creativi, dovremmo avere infinite possibilità.
In realtà spesso accade il contrario.
Quando possiamo fare qualsiasi cosa, rischiamo di non sapere da dove iniziare.
Un limite, invece, ci obbliga a cercare.
Proviamo a uscire con una sola focale.
Oppure fotografiamo soltanto un colore.
Oppure decidiamo di lavorare esclusivamente con le ombre.
Oppure utilizziamo soltanto la luce naturale.
Oppure ci imponiamo di realizzare dieci fotografie nello stesso luogo senza mai cambiare posizione.
Improvvisamente una situazione che sembrava povera di possibilità diventa interessante.
Dobbiamo trovare soluzioni.
Ed è proprio questa necessità a stimolare la creatività.
Il valore degli esercizi
Gli esercizi creativi hanno un vantaggio importante: ci permettono di fotografare senza aspettarci necessariamente una fotografia straordinaria.
Questo cambia il nostro atteggiamento.
Se usciamo pensando di dover realizzare la fotografia migliore della nostra vita, possiamo diventare molto prudenti.
Se invece usciamo per sperimentare, possiamo sbagliare.
E lo sbaglio è fondamentale.
Possiamo provare un’inquadratura assurda.
Un movimento volontario della macchina.
Una doppia esposizione.
Un tempo lentissimo.
Una prospettiva insolita.
Un controluce estremo.
Una composizione volutamente sbilanciata.
La maggior parte degli esperimenti potrebbe non funzionare.
Non importa.
Un esercizio creativo non deve necessariamente produrre un’immagine da portfolio.
Può semplicemente produrre un’esperienza da cui imparare.
Fotografare senza sapere quale sarà il risultato
La tecnica fotografica ci porta spesso verso il controllo.
Impariamo a controllare l’esposizione.
La messa a fuoco.
La profondità di campo.
Il movimento.
Il colore.
La luce.
È fondamentale.
Ma la creatività può avere bisogno, ogni tanto, di lasciare andare un po’ di controllo.
Proviamo una tecnica senza sapere esattamente come verrà.
Muoviamo la fotocamera durante lo scatto.
Utilizziamo un tempo molto lungo.
Lasciamo che una parte dell’immagine venga volutamente mossa.
Fotografiamo attraverso un vetro.
Utilizziamo riflessi.
Scattiamo attraverso qualcosa.
Cambiamo completamente punto di vista.
Non dobbiamo necessariamente sapere in anticipo quale sarà il risultato.
La sorpresa può diventare parte del processo creativo.
L’errore può diventare un’idea
Alcune delle scoperte più interessanti nascono dagli errori.
Una fotografia leggermente mossa che, invece di essere semplicemente inutilizzabile, produce una sensazione particolare.
Una sovraesposizione che trasforma una scena in qualcosa di quasi astratto.
Un riflesso che introduce un secondo livello nell’immagine.
Un elemento fuori fuoco che diventa interessante proprio perché non è nitido.
Un’inquadratura sbagliata che ci fa scoprire una composizione diversa.
Naturalmente non dobbiamo romanticizzare ogni errore.
La maggior parte degli errori rimane semplicemente un errore.
Ma alcuni meritano di essere osservati prima di essere cancellati.
Perché possono contenere una possibilità che non avevamo previsto.
La creatività ha bisogno di tempo libero
Un altro elemento spesso sottovalutato è il tempo.
Viviamo immersi in una quantità enorme di informazioni.
Notifiche.
Messaggi.
Social network.
Email.
Video.
Fotografie.
Notizie.
Stimoli continui.
La mente riceve continuamente materiale, ma raramente ha il tempo di elaborarlo.
La creatività ha invece bisogno anche di momenti vuoti.
Camminare senza uno scopo preciso.
Stare seduti a osservare.
Guardare fuori dalla finestra.
Fare una passeggiata senza fotografare.
Lasciare la macchina fotografica nello zaino.
A volte proprio quando smettiamo di cercare un’immagine iniziamo a vedere qualcosa di interessante.
Il vuoto non è necessariamente improduttivo.
Può essere uno spazio in cui le idee si formano.
Fotografare senza pubblicare
Questo è un esercizio particolarmente importante nell’epoca dei social.
Proviamo a realizzare un piccolo progetto fotografico che non pubblicheremo.
Niente Instagram.
Niente Facebook.
Niente portfolio.
Nessun like.
Nessun commento.
Nessuno deve vedere quelle fotografie.
All’inizio potrebbe sembrare strano.
Poi potremmo accorgerci di qualcosa.
Fotografiamo in modo diverso quando non dobbiamo dimostrare niente.
Possiamo essere più liberi.
Più sperimentali.
Più imperfetti.
Possiamo realizzare fotografie che forse non funzionerebbero sui social ma che per noi sono interessanti.
È un esercizio prezioso perché ci ricorda che la fotografia esiste anche prima della pubblicazione.
La creatività cresce attraverso la pratica
Non basta avere idee.
Bisogna trasformarle in fotografie.
Questa è una delle differenze fondamentali tra immaginazione e creatività.
Possiamo avere cento idee.
Ma finché non ne sviluppiamo qualcuna, rimangono soltanto possibilità.
La creatività fotografica richiede un passaggio concreto:
idea → sperimentazione → errore → modifica → risultato.
A volte il risultato sarà deludente.
Altre volte sarà migliore di quanto immaginavamo.
Ma in entrambi i casi avremo fatto qualcosa.
E il processo continua.
Non tutte le idee devono diventare fotografie
Anche questo è importante.
Potremmo avere un’idea che sulla carta sembra straordinaria e che, una volta realizzata, non funziona.
Non dobbiamo necessariamente insistere.
Possiamo archiviarla.
Scriverla.
Aspettare.
Forse tra qualche mese troveremo il modo giusto per svilupparla.
Un fotografo creativo non deve realizzare ogni idea.
Deve imparare a riconoscere quali idee meritano di essere sviluppate.
Questo richiede esperienza.
E l’esperienza nasce anche dalle idee abbandonate.
Tenere un archivio delle idee
Può essere molto utile avere un luogo in cui raccogliere le idee fotografiche.
Non necessariamente un taccuino fisico.
Può essere una nota sul telefono, una cartella, un documento o qualsiasi sistema che ci permetta di ritrovare facilmente ciò che abbiamo pensato.
Possiamo annotare:
un’immagine che vorremmo realizzare;
un luogo da fotografare;
una particolare condizione di luce;
un progetto;
una tecnica da provare;
una combinazione di colori;
un’idea vista in un film;
una fotografia che ci ha fatto riflettere.
Non dobbiamo sviluppare tutto.
L’archivio serve a non perdere le intuizioni.
A volte un’idea apparentemente insignificante, riletta mesi dopo, può diventare l’inizio di un progetto importante.
Cambiare ambiente cambia anche le idee
La creatività può essere stimolata anche cambiando contesto.
Se fotografiamo sempre nello stesso quartiere, possiamo provare a esplorare una zona completamente diversa.
Se fotografiamo sempre in città, possiamo andare in campagna.
Se lavoriamo sempre con persone, possiamo provare a fotografare oggetti.
Se realizziamo sempre immagini realistiche, possiamo sperimentare l’astrazione.
Non è necessario viaggiare lontano.
A volte basta cambiare strada.
La novità costringe il cervello a osservare.
Quando conosciamo perfettamente un luogo, tendiamo a smettere di vederlo.
Un ambiente nuovo ci restituisce attenzione.
E l’attenzione è una delle materie prime della creatività.
Il viaggio può essere creativo, ma non è indispensabile
Viaggiare offre moltissimi stimoli.
Luoghi nuovi.
Persone diverse.
Architetture.
Luci.
Colori.
Abitudini.
Ma non dobbiamo pensare che la creatività abbia bisogno di una destinazione esotica.
Anzi, fotografare sempre luoghi nuovi può diventare un modo per evitare di approfondire.
Un fotografo creativo può trovare infinite possibilità anche a pochi metri da casa.
La vera sfida è riuscire a vedere nuovamente ciò che pensavamo di conoscere.
Provare a fotografare il nostro quartiere come se fossimo appena arrivati.
Guardarlo con gli occhi di un visitatore.
Cercare dettagli che normalmente ignoriamo.
È un esercizio potentissimo.
Cambiare il modo di guardare un soggetto conosciuto
Prendiamo un soggetto che abbiamo già fotografato molte volte.
Una piazza.
Un monumento.
Una persona.
Un atleta.
Un edificio.
Un luogo familiare.
Proviamo a fotografarlo senza poter realizzare la fotografia che abbiamo già fatto.
Se abbiamo sempre fotografato il monumento frontalmente, non possiamo farlo.
Se abbiamo sempre mostrato l’intero edificio, dobbiamo lavorare sui dettagli.
Se abbiamo sempre fotografato la persona in posa, dobbiamo cercare momenti spontanei.
Stiamo costringendo il nostro cervello a uscire da una strada già percorsa.
È esattamente questo che vogliamo dalla creatività.
La creatività cresce anche osservando i propri lavori
Rivedere le fotografie non serve soltanto a scegliere quelle migliori.
Serve anche a capire come pensiamo.
Possiamo accorgerci che una certa tecnica ritorna spesso.
Oppure che continuiamo a fotografare determinati soggetti.
O ancora che alcune delle nostre immagini più interessanti sono nate proprio quando abbiamo smesso di seguire il nostro metodo abituale.
Queste osservazioni sono preziose.
Ci aiutano a capire dove siamo creativi naturalmente e dove invece siamo ancora troppo legati alle abitudini.
Uscire dalla propria zona di comfort
La zona di comfort non è necessariamente qualcosa di negativo.
È il luogo in cui sappiamo cosa fare.
Conosciamo la tecnica.
Conosciamo il soggetto.
Sappiamo più o meno quale risultato ottenere.
È utile perché ci permette di lavorare con sicurezza.
Ma se rimaniamo sempre lì, smettiamo di scoprire.
Ogni tanto dobbiamo entrare in una zona in cui non sappiamo esattamente cosa succederà.
Provare un genere che non conosciamo.
Utilizzare una focale che normalmente evitiamo.
Fotografare persone se siamo abituati ai paesaggi.
Fotografare architettura se lavoriamo sempre con i ritratti.
Provare il flash se utilizziamo esclusivamente luce naturale.
Non perché dobbiamo cambiare genere.
Ma perché possiamo scoprire qualcosa di noi che ancora non conosciamo.
La creatività non significa complicare
È facile confondere creatività e complessità.
Pensiamo che una fotografia sia creativa perché contiene molti elementi, tecniche sofisticate o effetti particolari.
Non è necessariamente così.
Una fotografia estremamente semplice può essere molto creativa.
Un’ombra su una parete.
Una persona in controluce.
Una composizione fatta soltanto di due colori.
Un dettaglio.
Una forma.
Una fotografia minimale può contenere un’idea molto più forte di un’immagine costruita con dieci effetti diversi.
La creatività non misura la quantità di elementi presenti.
Misura la qualità della relazione tra quegli elementi.
A volte la creatività significa togliere
Possiamo applicare lo stesso principio alla composizione.
Se una fotografia contiene troppi elementi, possiamo provare a eliminarne alcuni.
Avvicinarci.
Cambiare focale.
Spostarci.
Aspettare.
Utilizzare uno sfondo più semplice.
Ridurre i colori.
Lasciare più spazio vuoto.
La sottrazione è una delle forme più interessanti di creatività.
Perché ci obbliga a decidere cosa è davvero importante.
La creatività e lo stile si incontrano
Nella lezione precedente abbiamo parlato dello stile personale.
Creatività e stile sono strettamente collegati, ma non sono la stessa cosa.
La creatività ci permette di esplorare.
Lo stile ci aiuta a riconoscere le direzioni che sentiamo più nostre.
Se smettiamo di sperimentare troppo presto, il nostro stile rischia di diventare semplicemente una ripetizione.
Se sperimentiamo continuamente senza mai selezionare, rischiamo invece di non costruire mai una direzione.
Abbiamo quindi bisogno di entrambe le cose:
esplorazione e selezione.
Prima apriamo possibilità.
Poi scegliamo quelle che vogliamo sviluppare.
Il ruolo del fallimento
Una parte importante della creatività consiste nell’accettare che molte cose non funzioneranno.
Potremmo dedicare un pomeriggio a un’idea e tornare a casa senza una fotografia convincente.
Potremmo costruire una scena che sul posto sembrava interessante e che, riguardandola sul computer, non funziona.
Potremmo sperimentare una tecnica e ottenere soltanto fotografie inutilizzabili.
Non dobbiamo interpretare tutto questo come tempo perso.
Ogni tentativo ci dice qualcosa.
Forse abbiamo capito che una determinata tecnica non ci interessa.
Forse abbiamo scoperto che un certo tipo di luce non è adatto al nostro modo di lavorare.
Forse abbiamo trovato un problema che possiamo affrontare meglio la prossima volta.
La creatività ha bisogno di un ambiente in cui sia possibile fallire senza paura.
Non avere paura delle fotografie brutte
Questo può sembrare quasi provocatorio.
Ma è importante.
Se cancelliamo immediatamente ogni fotografia che non ci piace, rischiamo di perdere anche gli esperimenti.
Potremmo conservare, almeno per un certo periodo, una cartella chiamata semplicemente “Esperimenti”.
Dentro possiamo mettere fotografie strane, incomplete, tecnicamente imperfette, idee non riuscite.
Non per costruire un archivio di errori.
Ma per poterci tornare.
A volte, guardando una fotografia dopo mesi, scopriamo qualcosa che al momento dello scatto non avevamo visto.
La distanza temporale cambia il nostro modo di giudicare.
La creatività ha bisogno di continuità
Una giornata particolarmente creativa può essere entusiasmante.
Ma non costruisce da sola un percorso.
La creatività cresce attraverso la continuità.
Meglio quindici minuti di sperimentazione ogni settimana per un anno che una giornata di entusiasmo seguita da mesi di inattività.
Non serve produrre continuamente immagini.
Serve mantenere vivo il rapporto con la fotografia.
Guardare.
Pensare.
Provare.
Analizzare.
Riprovare.
La creatività, come la tecnica, ha bisogno di allenamento.
Un esercizio: una settimana, sette idee
Proviamo un esercizio molto semplice.
Per sette giorni scegliamo ogni giorno un vincolo creativo diverso.
Giorno 1: fotografare un solo colore.
Giorno 2: fotografare soltanto ombre.
Giorno 3: utilizzare una sola focale.
Giorno 4: fotografare lo stesso soggetto da cinque punti di vista.
Giorno 5: realizzare fotografie senza mostrare direttamente il soggetto.
Giorno 6: cercare una fotografia costruita soltanto attraverso forme e geometrie.
Giorno 7: fotografare qualcosa che normalmente non considereremmo interessante.
Non dobbiamo cercare fotografie perfette.
Dobbiamo cercare possibilità.
Alla fine della settimana riguardiamo tutto.
Quale esercizio ci ha messo maggiormente in difficoltà?
Quale ci ha divertito?
Quale ha prodotto immagini che non ci aspettavamo?
Potremmo scoprire che proprio l’esercizio che ci sembrava più strano ha aperto una direzione interessante.
Un altro esercizio: fotografare la stessa cosa cento volte
Scegliamo un soggetto semplice.
Una finestra.
Un albero.
Una strada.
Una persona.
Un oggetto.
E proviamo a fotografarlo in molti modi diversi.
Non dobbiamo necessariamente arrivare davvero a cento fotografie, ma possiamo usare quel numero come provocazione.
Dopo le prime dieci idee inizieremo probabilmente a esaurire le soluzioni più immediate.
È proprio allora che comincia il lavoro interessante.
Dobbiamo cercare qualcosa di diverso.
E il nostro cervello, costretto a uscire dalle soluzioni abituali, inizierà a produrre nuove possibilità.
La creatività arriva quando siamo disposti a osservare più a lungo
Spesso la prima idea è la più ovvia.
La seconda è un po’ meno ovvia.
La terza comincia a diventare interessante.
Questo vale anche nella fotografia.
Arriviamo in un luogo.
Vediamo subito una composizione.
La fotografiamo.
Poi possiamo andarcene.
Oppure possiamo rimanere.
Cambiare posizione.
Aspettare.
Osservare.
Chiederci cos’altro può esserci.
Molte fotografie interessanti nascono dopo che abbiamo superato la prima soluzione.
Per questo la creatività ha bisogno di tempo.
La creatività non è una gara
Non dobbiamo essere più originali degli altri.
Non dobbiamo produrre immagini mai viste nella storia della fotografia.
È praticamente impossibile.
Ogni fotografia nasce dentro una storia molto lunga di immagini, idee e influenze.
L’obiettivo non è essere completamente nuovi.
È essere sinceri nel modo in cui interpretiamo ciò che vediamo.
Una fotografia può utilizzare un’idea già conosciuta e avere comunque qualcosa di personale.
La creatività non consiste sempre nell’inventare.
A volte consiste nel dire qualcosa di conosciuto in un modo che appartiene a noi.
La creatività cresce con l’esperienza
Più fotografiamo, più aumentano le possibilità che abbiamo a disposizione.
Conosciamo meglio la luce.
La nostra macchina.
Gli obiettivi.
La post-produzione.
I limiti tecnici.
Le possibilità compositive.
Questo significa che, paradossalmente, la tecnica può liberare la creatività.
Quando non dobbiamo più pensare continuamente a quale pulsante premere, possiamo concentrarci maggiormente sull’immagine.
La tecnica non è quindi nemica della creatività.
È il suo strumento.
Ma deve essere abbastanza conosciuta da diventare quasi invisibile durante il processo creativo.
Imparare a cambiare idea
Forse questa è una delle capacità più importanti.
Possiamo iniziare una sessione pensando di voler realizzare un certo tipo di fotografie.
Poi qualcosa cambia.
La luce.
Il luogo.
Le persone.
Il nostro umore.
Una situazione imprevista.
Un’idea nuova.
Se siamo troppo legati al piano iniziale, rischiamo di non vedere ciò che sta succedendo.
La creatività richiede flessibilità.
Dobbiamo poter dire:
“Questa non è la fotografia che ero venuto a cercare. Ma forse è quella che vale la pena fare.”
Conclusione
La creatività non è un talento misterioso che alcuni fotografi possiedono e altri no.
È una capacità che può essere coltivata.
Cresce quando osserviamo.
Quando studiamo.
Quando sperimentiamo.
Quando cambiamo ambiente.
Quando ci imponiamo dei limiti.
Quando accettiamo gli errori.
Quando fotografiamo senza pensare ai risultati.
Quando lasciamo spazio alle idee.
E soprattutto quando continuiamo a essere curiosi.
Non dobbiamo aspettare di sentirci creativi per fotografare.
Dobbiamo fotografare per diventare più creativi.
Con il tempo, alcune idee torneranno.
Alcune tecniche diventeranno naturali.
Alcuni soggetti continueranno ad attirare il nostro sguardo.
Alcuni esperimenti diventeranno parte del nostro linguaggio.
Ed è proprio lì che creatività e stile inizieranno a incontrarsi.
La cosa più importante, però, è non smettere di cercare.
Perché la creatività non è una destinazione alla quale arriviamo una volta per tutte.
È un modo di continuare a guardare.
E finché continuiamo a guardare con curiosità, abbiamo ancora qualcosa da fotografare.



